La prima partita della stagione NBA e la teoria del caos

La prima partita della stagione NBA e la teoria del caos

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I primi due giorni di partite della stagione NBA 2015-16 hanno come sempre aperto una serie di interrogativi. New York ha segnato 122 punti e infilato una prestazione monstre, con Carmelo che sembrava quasi un giocatore di squadra. Harden ha fatto un 2/12 da tre che sembra segnalare una regressione all’età puberale nella sua abilità di tiro, mentre Ricky Rubio è diventato improvvisamente un cecchino, stimolando nei tanti che lo amano la speranza che il suo tiro, che ne ha minato a lungo le prestazioni, si sia all’improvviso materializzato dal nulla. Le squadre che puntano ad andare lontano entrano con un po’ di pigrizia nella stagione. Quelle che vogliono rimbalzare da anni difficili, invece, si affacciano alle prime partite con una voglia enorme di fare bene. Questa differenza di atteggiamento è ben visibile nel confronto tra Thunders e Spurs, con la squadra di San Antonio che punta a conservare i suoi veterani (ma già dalla prima gara?), mentre Durant e Westbrook hanno intenzione di imporsi come i nuovi maschi alfa.
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Rischia di essere intrigante il campionato newyorkese. I Nets hanno iniziato con una sconfitta contro i Bulls caldi di questo periodo, mentre i Knicks hanno giocato la partita dei sogni contro dei Bucks senza Antetokounmpo e Jabari Parker, che rientrerà in un paio di settimane. Carmelo ha avuto i suoi soliti 16 tiri d’ordinanza che ormai il team gli lascia prendere, ma è difficile capire come una squadra con Calderon e Vujacic come guardie possa fare qualcosa in zona playoff. I loro scontri diretti vedranno di fronte due fratelli, i Lopez, Robin a NY e Brook a NJ, e il confronto tra Bargnani e Porzingis, uno la prima scelta di un po’ di anni fa e l’altro un suo epigono ideale, su cui riposano molte delle speranze del futuro dei bluarancio. La chiave per il successo di New York sarà nel modo in cui Fisher saprà temperare la triple post con un attacco fluido in cui usare tutte le sue frecce e, soprattutto, se da qualche parte, mercato o chi sa cosa, i Knicks potranno ottenere qualche point guard in grado di reggere il campionato. Per i Nets invece è la fissazione di Hollins per i due lunghi tradizionali, che già ha regalato soddisfazioni a Memphis, con un attacco più tradizionale e un Bargnani che con la sua capacità di stare lontano dal canestro può allargare il campo. I Wolves hanno battuto di uno i Lakers, mettendo in mostra un Rubio che ha approfittato dell’estate forse per lavorare su quegli aspetti del suo gioco che lo penalizzavano. Se lui diventa più pericoloso al tiro, se costringe il suo difensore a marcarlo, allora i Lupi hanno un’arma in più importante, con la motivazione di Garnett a tirare le fila morali e sportive della squadra. Lo stesso per i Lakers.
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I Rockets forse non hanno capito che è iniziato il campionato, hanno giocato contro Denver in un modo inguardabile e il tiro di Harden finito sulla struttura del tabellone è francamente imbarazzante. Interessante Denver che, con Gallinari, Faried e Lauvergne, minaccia di avere una squadra velocissima con tiro, rimbalzi, velocità di pensiero che pochi vantano. Quello che si nota, all’inizio di questo campionato, è che l’infermeria, facendo i dovuti scongiuri, si è un po’ svuotata. Sarà l’aria delle Olimpiadi che ha un effetto salutare sui giocatori che si vogliono candidare all’unica competizione che conti in ambito FIBA, sarà un’estate tranquilla (i molti infortunati dell’anno scorso sono rientrati e guardano i Warriors in modo minaccioso) … Ci vorrà tempo per Irving, il che deve interrogarci sull’opportunità di peggiorare gli infortuni giocandoci sopra, ma alla fine ci sarà anche lui. Quindi? Quindi non bisogna farsi impressionare. Prima che il colpo d’ala diventi una tempesta, occorre arrivare a una quarantina di partite. Le squadre che vanno bene dopo una stagione difficile cercano di iniziare forte, le squadre che vogliono arrivare in fondo sanno che l’acceleratore si pigia nelle ultime 30.
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Il pensiero va ai rookie. Stasera Porzingis giocherà contro Atlanta e dovrà cominciare a sentire sui suoi muscoli che il back-to-back è la regola, non l’eccezione. Poi inizierà le prime trasferte e come sempre non ci sarà il ritmo europeo, comunque di attesa, di andare in giro in gruppo. Si arriva alle tre di notte in hotel a cinque stelle, ma il corpo non lo sa, non gli importa. Dopo una ventina di partite inizi a sentire l’aria che manca, è come la prima arrampicata. La prima partita è facile, la seconda pure, quando arrivi alla decima, alla ventesima, alla trentesima, è come essere in mezzo al deserto e aver ancora tutta la strada da fare. In questo è il caos. Un caos ordinato di una schedule pazzesca, in cui non si capisce mai davvero dove comincia la tempesta e comunque non inizia mai da dove pensiamo che succeda. Ma la storia è così, ha passaggi astuti, vanità, guida la gente con bassi desideri (T. S. Eliot, che non capiva un c. di basket ma ne sapeva di poesia), e noi siamo gli spettatori di un qualcosa che, mentre avviene, ci travolge. Ed è questa meravigliosa sensazione che ci mancava, nel pieno dell’estate, quando placavamo la sete con l’Europeo o con immagini sfocate di tornei estivi, giovanili, oratoriali. Quando tiravamo fuori dalla storia foto ingiallite per passare il tempo, in attesa che tutto ricominciasse e si svolgesse sotto i nostri occhi con un senso di meraviglia infantile, mentre la birra riposava in frigo e le patatine scrocchiavano senza soddisfazione nella carta. Ora si ricomincia… Finalmente.

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