La “solita sfortuna” targata Los Angeles Clippers

La “solita sfortuna” targata Los Angeles Clippers

Ennesima sconfitta, squadra in disfacimento, infortuni e coperta corta, senza un preciso progetto di crescita e con tanti punti interrogativi per il futuro

di Nico Landolfo

Se nel Trono di Spade avevamo avuto, nella precedente stagione, “The battle of Bastards” quella andata in scena stanotte tra Clippers e Hornets può essere semplicemente ascritto come la “War of Damned”. Certe volte nel corso di una stagione le strisce negative possono arrivare, magari per assenze o infortuni, ma per squadre che hanno ambizione spesso è difficile rialzarsi.

Non tutti hanno la goliardia dei social specialyst di Kings, Suns o Dallas, che magari anche da una sconfitta riesce a tirar fuori qualcosa che, quantomeno, fa bene al morale e alla visibilità, Charlotte e la sponda losangelina sfortunata vivono sempre e comunque all’ombra di due totem della pallacanestro come Michael Jordan e Doc Rivers.

Alla fine, in una gara dove probabilmente si ha più paura di perdere che non di vincere, è Kemba Walker a indicare la giusta strada ai suoi, dimostrando dopo i 47 punti a referto di venerdì che può stare allo stesso tavolo delle prime stelle della lega. La doppia doppia di un Dwight Howard è la testimonianza forse più evidente che qualcosa non funziona nella squadra californiana, perché se il settore migliore dei Clippers permette ad un giocatore nella fase calante della sua carriera di dominare in vernice, allora ci sono dei problemi seri.

Si è parlato di assenze, si è parlato di stanchezza, la verità è che il progetto della franchigia rossoblu al momento è un mistero nebuloso. Mantenuta la coppia di lunghi Griffin – Jordan, che ha i suoi pregi e mantiene intatti i suoi difetti, anno dopo anno, il resto è un nuovo modo di scoprirsi. La trade che ha portato una dote di “onesti” giocatori da Houston, non ha ancora portato benefici. Beverly, il migliore del gruppo, è stato fuori in questa serie negative di sconfitte, la sua leadership, ancor prima che il suo talento sono venuti meno nel momento in cui si doveva costruire qualcosa. I rumors dall’ambiente – specie da Woj – vogliono un suo ritorno già da lunedì notte, ma quando Austin Rivers a fine gara parlava di squadra stanca, magari stava già mettendo le mani avanti per un graduale ritorno di forze.

Gli altri sono nel tritacarne. Lou Williams ha limiti ben precisi, specie in termini di scelte, nonostante alla fine allo stato attuale delle cose sia l’attacco losangelino fatto a persona e forse rappresenta l’erede di quel Jamal Crawford estemporaneo e capace di tutto ed il contrario di tutto. Se poi si pensa che i due acquisti dell’estate Milos Teodosic e Danilo Gallinari sono ai box per infortunio, allora la coperta è corta e davvero queste sconfitte in serie sono “spiegabili”.

Per una squadra che doveva puntare decisa ai playoff, trovarsi nei bassifondi insieme ai “cugini” in gialloviola in piena ricostruzione, è uno smacco non da poco. Sembra manchi ancora molto, specie in termini di carisma e feeling, per costruire un progetto vincente, ma se le sconfitte dovessero accumularsi, anche ritornare alla rotazione ipotizzata prima della regular season potrebbe essere infruttuoso. Che sia la solita maledizione dei Clippers, destinati a perdere anche quando possono essere favoriti? Al momento i risultati parlano in tal senso…

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