La strana serie di Belinelli

La strana serie di Belinelli

“Derrick?” “Ci ho parlato, non è ancora pronto”. “Per Deng che mi dici?” “Non sta bene, non può proprio giocare””Per Hinrich almeno hai buone notizie?” “Purtroppo i problemi al polpaccio persistono, niente da fare”… “Marco! Stasera è il tuo turno, parti titolare”.

Molto probabilmente sarà andata più o meno così la conversazione tra coach Thibodeau e lo staff medico dei Bulls prima che coach Tom comunicasse a Beli che, dopo cinque partite dove il suo utilizzo era stato incostante, si sarebbe ritrovato a pestare il parquet fin dall’inizio.

Un discorso, una quasi definibile prassi che non si sarà recitata solo in gara 6 ma che avrà ritrovato quasi uguali parole nel pre gara 7, dove però coach Tom aveva sicuramente più fiducia nel duo Beli-Butler insieme sul parquet.

Poche ore dopo aver ricevuto l’investitura anche per la fondamentale gara 7, Beli si è ritrovato in campo, segnando subito 10 punti nel quarto di apertura. Poco meno di cinque minuti alla fine, con il punteggio in favore dei Bulls, ma non tale da avere un minimo di tranquillità, quel pallone pesante finisce nelle mani del Beli che si trova automaticamente in sospensione da oltre l’arco. Quando il braccio oramai è sceso, i tre punti che allungano un vantaggio importantissimo sono già stati annotati dal segnapunti. Il gesto di esultanza non cela la vera natura di quello che intende dire, sottolineando in maniera esplicita come lui nei momenti di fuoco è di aiuto.

2 minuti dalla fine e, con un leggero margine già a favore dei Bulls, altri due punti in più per aumentare il gap sarebbero un’ulteriore zavorra per i padroni di casa dei Nets. I Bulls lo sanno e ovviamente lo sa anche Belinelli che, in penetrazione di sinistro, lascia andare il pallone in appoggio che ricade nella retina. Niente gesto di esultanza, bisogna rialzarsi dalla caduta sulla prima fila di spettatori per tornare a difendere e non dilapidare il canestro appena portato a casa…
Il rumore dei 4 “ciof” finali poi (arrivati ai tiri liberi), lo consacrano a primo italiano di sempre a superare un primo turno di playoff NBA e regalano ai Bulls la prima gara 7 vinta in trasferta nella loro storia. Neanche ai tempi magici di MJ, Pippen e Rodman si era annoverato questo dato statistico, quindi a prescindere di come andranno le cose, la gente da quelle parti in un futuro racconto di quella gara un posticino nel resoconto lo troverà sicuramente per quell’italiano, capace di aiutare la squadra a vincere.

Che sia stato Noah il mattatore principe della gara 7 e in generale della serie (per continuità), è fuori discussione, ma quella storia interna nella serie, quei 24 punti (da sommare ai 22 della gara precedente), hanno disegnato anche un altro protagonista magari neanche tanto inatteso, che si è eretto a primo scorer (nel totale) nelle due ultime apparizioni dei Bulls.

Beli in fin dei conti fa parte della forza più nascosta di Chicago, quel principio primo che vuole che anche un giocatore che in gara 5 è stato a sventolare l’asciugamano per qualche ora al fine di tifare i compagni, avendo assaggiato il campo per soli circa 4 minuti, venga mandato in campo per essere tra i decisivi della serata più importante.

Indubbiamente ora che si viaggerà in direzione Miami, sarà molto difficile per i Bulls sognare un’altra gara 7, anzi, ma la speranza è che Thibodeau nelle sue classiche scelte di formazione adattate agli accoppiamenti difensivi, non lasci Belinelli in canotta da gioco per soli 4 minuti ma gli dia la fiducia che ha saputo ripagare quando è stato chiamato in causa. Una storia che racconta i suoi playoff, una storia che racconta la sua Regular Season, una storia che forse finora (con le dovute eccezioni) racconta la sua carriera in NBA, sperando che quando firmerà il nuovo contratto in estate lo farà perché qualcuno gli darà fiducia costante.

FONTE: ARIA DI NBA

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