La teoria di Ewing

La teoria di Ewing

Nel basket molte volte si può vincere anche senza una superstar, e questa interessante teoria elaborata da un amico di Bill Simmons lo dimostra con dei fatti realmente accaduti.

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“Una stella riceve una quantità spropositata di attenzione dai media e dai fan, e nonostante ciò la sua squadra non vince sostanzialmente niente con lui (oltre forse a qualche uscita precoce durante i playoffs). Lo stesso atleta, lascia la squadra (per infortuni, trade, motivi scolastici, ritiro etc.) e immediatamente i media e i fan considerano il team fuori dai giochi per la stagione corrente”.

Quando questi elementi coincidono, possiamo parlare della cosiddetta “The Ewing Theory”. In sostanza, si tratta di una teoria lanciata dall’ex scrittore di ESPN.com Bill Simmons – anche se lui sostiene sempre di non esserne l’artefice principale – e dal suo amico Dave Cirilli. La teoria sarebbe stata ideata e spiegata proprio da quest’ultimo a Simmons, che ha avuto il merito di riuscire a divulgarla ad un vasto pubblico grazie anche al portale ESPN. Cirilli si era reso conto che negli anni 90′, le squadre di Patrick Ewing – sia Georgetown che New York – giocavano inspiegabilmente meglio quando Ewing era fuori per infortunio o per problemi di falli durante il corso della partita.

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L’esempio più lampante a favore di questa teoria è stato senza ombra di dubbio il grande upset dei New York Knicks contro gli Indiana Pacers nelle Eastern Conference Finals del 1999. I Knicks, grazie alla serie vinta in 6 gare, sono stati la prima squadra posizionatasi all’ottavo seed in una Conference a raggiungere le NBA Finals. Da chi è attribuire al merito? Alla stella della squadra Patrick Ewing? Assolutamente no. Durante gara 2 della serie playoffs contro i Pacers, l’11 volte All-Star aveva rimediato un infortunio al tendine d’achille, che lo avrebbe costretto a saltare il resto della postseason. Con l’infortunio del loro franchise player, i Knicks sembravano destinati ad uscire miseramente contro la squadra allenata all’epoca da Larry Bird, che poteva vantare giocatori del calibro di Reggie Miller e Rik Smits – che secondo i media doveva fare ‘il bello e il cattivo tempo’ grazie all’assenza di Ewing. Nessuno credeva nella squadra allenata da Jeff Van Gundy, eccetto un uomo, che è anche il protagonista di tutta questa storia: Dave Cirilli. Rispondendo ad una e-mail del suo amico Bill Simmons, il buon Dave, sbilanciandosi senza mezzi termini, sosteneva che “l’infortunio di Ewing era la cosa migliore che potesse capitare ai New York Knicks, e che ora avrebbero sicuramente raggiunto le Finals.”

Cosa successe dopo gara 2?

I Knicks vinsero tre delle successive quattro gare e ottennero l’accesso alle NBA Finals per la seconda volta in 26 anni. Tutto merito della teoria di Ewing – e anche di quella “4-point play” realizzata da Larry Johnson in Gara 3 – che secondo Cirilli, però, non avrebbe funzionato anche nell’ultimo atto della postseason, visto che i San Antonio Spurs di Tim Duncan e David Robinson, erano uno scoglio troppo grande da superare, teoria di Ewing o meno.

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La squadra allenata da coach Popovich vinse come previsto il primo titolo della sua storia in una finale completamente a senso unico, chiusa dopo sole 5 partite. Ai New York Knicks, però, rimase la grande impresa di aver eliminato una squadra ben più quotata come gli Indiana Pacers nonostante l’assenza importantissima del suo centro titolare.

Ancora oggi, ci sono squadre in NBA che rendono meglio quando la propria stella è out come Ewing? In parte sì, e in questa stagione la teoria ideata da Cirilli potrebbe essere ricondotta in particolare a tre franchigie.

Record aggiornati al 5 marzo 2016.

1) Los Angeles Clippers [25-9 senza Griffin]

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L’ultima partita giocata da Blake Griffin con la squadra losangelina risale al derby vinto contro i Lakers nella Christmas Night per 94-84. L’ex prodotto di Oklahoma chideva la partita con 13 punti, 12 rimbalzi e 7 assist in 36 minuti di gioco, portando i Clippers ad un record di 16-14. In quel momento della stagione, la squadra di Doc Rivers faticava parecchio a trovare un equilibrio che le permettesse di inanellare una serie di vittorie consecutive, sia per i nuovi innesti nel roster sia per un attacco che non riusciva esprimersi sui livelli ai quali si erano ormai abituati tutti. Questo fantomatico equilibrio sono riusciti a trovarlo proprio durante l’assenza di Griffin, che ha trasformato i Clippers di nuovo in una contender, capace di giocare ad altissimi livelli. Il passaggio allo small ball ha contribuito in positivo alla crescita di questa squadra, che giocando con uno stretch 4 come Paul Pierce o Jeff Green sembra trovarsi decisamente meglio. Chris Paul ha alzato il suo livello di gioco in maniera esponenziale, e la sua abilità sensazionale di mettere in ritmo i compagni di squadra è stata sicuramente fondamentale per la crescita di questo gruppo, che ora lotta per il terzo posto nella Western Conference con gli Oklahoma City Thunder.

2) Memphis Grizzlies [8-4 senza Gasol]

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Dopo essersi infortunato al piede durante il primo quarto nella sfida contro i Portland Trail Blazers l’8 Febbraio, Marc Gasol è stato operato per la frattura dell’osso navicolare del piede destro. Il rientro previsto per lo spagnolo è datato ottobre 2016, che equivale a un cordiale ‘arrivederci’ alla prossima stagione NBA. Una bruttissima tegola per i Memphis Grizzlies, che nell’ultima sfida contro i Boston Celtics hanno detto addio pure a Mario Chalmers, infortunatosi al tendine d’achille e tagliato di conseguenza per liberare uno spazio nel roster. Nonostante l’assenza del centro spagnolo, la squadra allenata da David Joerger è riuscita a vincere 8 delle ultime 12 partite: quella che spicca più di tutte è datata 7 marzo, e la vittima è niente poco di meno che i Cleveland Cavaliers, in una Quicken Loans Arena teatro di una grandissima prestazione da parte di Tony Allen, autore di 26 punti – First Team All Defense non segnava più di 20 punti da 275 partite, la 14° striscia più lunga in NBA. In generale, i Grizzlies non sembrano aver risentito più di troppo dell’assenza del fratello minore di Pau Gasol, anche se il campione di partite non è ancora sufficiente. Con Randolph spostato nello spot di 5, sta trovando molto più spazio JaMychal Green, che sta viaggiando ora a 9.9 punti e 5.4 rimbalzi di media in 23 minuti di utilizzo sul parquet di gioco. Molte volte si è potuto intravedere un passaggio allo small ball, e addirittura nella sfida contro i Cavaliers i minuti finali sono stati affrontati con un quintetto super piccolo composto da Allen, Chalmers, Carter, Stephenson e Hairston.

3) Miami Heat [8-3 senza Bosh]

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Non è ancora chiaro quale possa essere il futuro di Chris Bosh, che sembrava poter aver terminato con largo anticipo anche questa stagione, per via dei soliti problemi di salute che lo tormentano dallo scorso anno. Nelle ultime ore viene predicato ottimismo per un suo ritorno in vista dei playoffs, ma al momento è un tutto un grande “forse”. Incertezze e dubbi che  attualmente non sono affari di competenza della squadra di coach Spoelstra, che sul campo sembra aver sopperito molto bene l’assenza della sua superstar, grazie anche al ritorno di Hassan Whiteside e all’acquisto dal mercato dei free agent di Joe Johnson, svincolatosi dai Brooklyn Nets tramite buyout. Gli Heat si stanno trovando a proprio agio giocando con 4 fuori e 1 dentro, sensazione che ci era apparsa evidente anche in molte partite della regular season, dove gli Heat avevano tirate fuori prestazioni notevoli schierando questo genere di quintetto. Chi ha beneficiato più di tutti dell’assenza di Bosh è senza ombra di dubbio Goran Dragic, che nelle ultime 5 partite sta viaggiando a 18 punti di media, e sembra essere molto più coinvolto in attacco, un po’ come successo a Chris Paul con Blake Griffin – anche se CP3 stava giocando in tutt’altra maniera rispetto a Goran.

La teoria di Ewing è davvero molto intrigante, ed è anche applicabile in altri ambiti come possono essere i romanzi o i film. È anche alla base del modello matematico di Bob Voulgaris, considerato uno dei più grandi scommettitori al mondo riguardo l’NBA.

Infine, molti addetti ai lavori hanno dimostrato che questa teoria non si possa spingere oltre brevi periodi. Nonostante ciò, “The Ewing Theory” rimane una delle più affascinanti e controverse curiosità sportive, che solamente due menti geniali come Cirilli e Simmons potevano partorire.

 

 

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