Lakers, perdere o non perdere? Questo è il dilemma

Lakers, perdere o non perdere? Questo è il dilemma

theolivebranchblog.com

Una città ammutolita da un tweet. Ormai funziona così, non c’è niente di nuovo ad annunciare decisioni, avvenimenti, eventi dal proprio social network.
La città ammutolita (o forse scatenata, viste le risposte non proprio pacate) è quella di Los Angeles, più precisamente quella di fede gialloviola.

La decisione era nell’aria, più che probabile, ma accettarla non sembra comunque facile. Howard snobba la metà Lakers di Los Angeles (scelta quasi unica nella storia) per andare in Texas, ai Houston Rockets di James Harden. I motivi della rottura sono tanti e diversi, ma non è questo il luogo in cui si discuteranno.
L’interrogativo che ci poniamo qui è invece: “Cosa sono/saranno i Lakers senza DH12?”.

Sicuramente non sono migliori; anche in una delle sue peggiori stagioni, Howard aveva dato il suo importante contributo (specie nel finale di stagione) ed era uno (forse l’unico) punto fermo dei Lakers a medio-lungo termine (i Lakers avranno solo un contratto a libro paga nel ’14-’15, quello di Nash) e inoltre mina notevolmente le speranze di successo a breve dei Lacustri.

Nonostante abbiano perso il suo “contrattone” che sarebbe stato da 20 milioni di Dollari, i Lakers hanno comunque il salary cap intasato (nonostante anche l’amnesty di Metta) e in Luxury Tax, quindi il loro mercato si limita a eccezioni (Chris Kaman) e minimi salariali (Nick Young, Wes Johnson). Sotto il discorso tecnico, quindi, l’addio di Howard è un disastro.

I Lakers perdono una star senza avere chances di sostituirla in maniera adeguata. I problemi fisici di Kobe (ancora non si sa quando tornerà), Gasol e Nash rendono un roster già abbastanza “vissuto” ancora più traballante, e la tavola sembrerebbe apparecchiata in maniera giusta per “Tankare”.

Cosa significa tankare? Tentare di perdere più partite possibili per assicurarsi una delle prime scelte del Draft. Un Draft, quello del 2014, che appare piuttosto interessante, con diversi ragazzi che, secondo gli addetti ai lavori, saranno degli uomini franchigia (il canadese Andrew Wiggins e Jabari Parker su tutti). Anche qui, però, i problemi sono svariati: anche se infortunato, in squadra c’è un certo Kobe Bryant, che è probabilmente il giocatore più ossessionato di vincere di tutta la lega; come si può convincerlo ad accettare una stagione “di transizione” a 35 anni? La faccenda non è semplice. E anche convincendolo, perdendo più partite possibile non si è certi di ricevere una scelta abbastanza alta, in un anno in cui paradossalmente ci sono molte squadre che si sono “attrezzate” per un tipo di stagione simile con un draft così appetibile.

La situazione non è sicuramente tra le migliori, e l’opinione generale è che i Lakers, anche se sceglieranno di non tankare, potranno arrivare ai Playoff, non oltre un primo turno, probabilmente. Ha senso, per una franchigia che nel 2014 sarà di fronte ad un bivio quasi epocale, giocare per i Playoffs?

La metà “Purp and Yellow” di LA non ha una scelta in Lottery dal 2005 (Andrew Bynum), ed avere una pick importante e di impatto sicuramente aiuterebbe i Lakers a trovarsi in una posizione migliore nell’estate 2014; Kobe sarà Free Agent (potrebbe rifirmare a un salario più contenuto) così come Pau Gasol, e i gialloviola avrebbero a libro paga solo i 9 milioni di $ di Steve Nash.

Nel 2014, tra gli altri, potrebbero uscire dal proprio contratto Carmelo Anthony (buon amico del Black Mamba), LeBron James e (meno probabile in quanto è restricted free agent) Paul George. Il piano della dirigenza sembra quindi quello (come solito dei “big markets NBA”) di puntare a rinforzare la squadra attraverso la Free Agency e sfruttando la propria tradizione e appetibilità (c’è una squadra più desiderabile dei Lakers?) e in questo senso avere un Wiggins o un Parker dal Draft potrebbe essere di grande aiuto.

La situazione è molto intricata, e la dirigenza gialloviola (altro nodo da sciogliere, dopo la dipartita di Jerry Buss, Jim Buss è all’altezza di dirigere una simile franchigia?) con Mitch Kupchak ha più volte ribadito il fatto che i Lakers non tankeranno, ma anzi potranno essere meglio di quello che molti pensano. La realtà è però che si stanno firmando molti giocatori al minimo salariale (come d’obbligo) e con contratti di un anno (Kaman, Young, Johnson, Farmar), e si intravede una rifondazione all’orizzonte; sono stati presi ex che hanno il gialloviola nel cuore (Farmar, forse Odom) e giocatori con talento ancora inespresso (Young, Johnson) proprio per questo; vedere quanto di buono si può tenere per il futuro da una stagione “di transizione” come questa. I pezzi per il tanking non mancano affatto, il nodo più intricato sembra quello di convincere Kobe, che difficilmente avallerà una simile politica.

Il Black Mamba, principalmente, ha due obiettivi: raggiungere i sei anelli di Jordan, e superare il record per punti segnati di Abdul-Jabbar. Il board dovrebbe convincere Kobe a “soprassedere” per un anno alle sconfitte che inevitabilmente arriverebbero se si cercasse un Draft di rilievo, magari invitandolo a inseguire piuttosto il traguardo Jabbar, per poi, nel 2014, cercare di essere nuovamente competitivi. È forse questo l’unico valido compromesso per prendere una decisione si dolorosa, ma che per molti appare inevitabile e sicuramente giustificabile a livello tecnico (percorso intrapreso da un’altra franchigia gloriosa come i Celtics in maniera un po’meno ortodossa). “Perdere” un anno per pensare al futuro. Per chiunque è un sacrificio giustificabile, accettabile, condivisibile; ma il Mamba non è chiunque.

Come andrà a finire nessuno lo sa, fatto sta che, come sempre, nel bene o nel male, i riflettori saranno puntati sulla parte gialloviola della città degli angeli; nel bene o nel male, come ha detto anche Bryant “Questa franchigia riesce sempre e comunque a lasciare un impatto nella lega”.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy