Larry ha sempre ragione: l’inattesa stagione degli Indiana Pacers

Larry ha sempre ragione: l’inattesa stagione degli Indiana Pacers

Dopo le cessioni dell’anno scorso, i Pacers erano una squadra dalla fisionomia indefinita. Questo suo carattere alternativo ha in realtà portato dividendi e Indiana è in piena corsa playoff.

Commenta per primo!

Dall’alto del suo ufficetto nella sede degli Indiana Pacers, Larry Bird ha come sempre analizzato il gioco e capito prima di altri dove sarebbe andato. All’inizio di quest’anno, la perdita di David West e Roy Hibbert, sembrava condannare i Pacers a un ruolo di retroguardia. Lo status di Paul George era incerto dopo il devastante infortunio dell’anno scorso, nonostante la buona preseason e l’insieme non faceva presagire un granché.

Ma Larry non è tipo da indulgere in tanking o in pratiche sadomaso, come perseguire il miglioramento di giocatori impossibili. L’anno scorso si era liberato di uno Stephenson al suo valore massimo, e quest’anno, fiutando l’aria di un’NBA sempre più basata sugli esterni, ha mandato via due giocatori che sembravano indispensabili, ma lunghi e con un limitato range di tiro. Larry ha il fiuto di altri grandi come Jerry West. Il suo cervello cestistico è in grado di vedere i bosoni di Higgs del gioco, di capire quali particelle che nessuno vede costituiscono il valore aggiunto per la sua squadra, e, pur con un budget forzatamente più limitato di altri, riesce sempre a tenerla a livello di playoff.

I Pacers possiedono il triangolo magico scrivania-panchina-campo, che è il segreto delle squadre di successo, anche di quelle che non arrivano al titolo. Larry dietro le quinte, Vogel a guidare la squadra e Paul George a fare la voce del padrone in campo, gambe e mente del grande vecchio dei Celtics. La ripartizione dei ruoli è chiara, la gerarchia pure, questo giova alla concentrazione dei giocatori, che non devono preoccuparsi di tradurre complicate trame societarie in risultati sul campo. Sanno da chi andare, chi ascoltare, e questo vale per chiunque arrivi a Indiana.

Ora sono quinti a est, dietro a Cleveland, Toronto, Miami e Boston, davanti a Atlanta. La Eastern è una conference di classi operaie che si affacciano in paradiso. Toronto Boston e Atlanta non hanno vere stelle, ma giocatori utili che tramutano in numeri vincenti le loro attitudini sul campo. Questo si è convertito in numeri buoni sulla RS ma ha avuto impatti limitati nei playoff, in cui la stella è in grado di portare a casa le partite con i tiri vincenti. Le squadre “operaie” soffrono una certa qual mancanza di un punto focale, in grado di accendere la scintilla nei momenti decisivi e in genere non hanno fortuna quando conta. È parte della loro natura, in fondo.

L’est ha riscoperto un suo spirito combattivo: tanta difesa, talento limitato o ben concentrato, gerarchie. Di fronte al talento abbondante di certe squadre dell’ovest, quelle dell’est sembrano accolite di disperati che devono tirare fuori il 100% dalle rape. Il risultato è quel che è. All’ovest si dibatte sul gioco di Spurs e Warriors, all’est anche i Cavs che tirano le fila non esprimono una sola idea cestistica forte, al di fuori di LeBron. In questa piscina limitata, Indiana è più che mai in casa sua e può sfruttare al meglio le sue armi.

In attacco le statistiche non sono pazzesche. Uno dei passi più alti nella lega ma una pessima percentuale da tre punti e uno dei numeri più bassi, nella lega, di tiri da lontano tentati. La squadra va’ veloce ma non per questo cerca il tiro in assoluta velocità. Non ha grandi tiratori e si affida a Paul George per l’attacco. Tutto cambia però in difesa. Una squadra non altissima, ma agile, tiene gli avversari a una percentuale pessima da tre, la quinta della lega, e li costringe a giocare in un modo diverso da come vorrebbero.

Il che, lapalissianamente, è il segreto di una buona difesa.

Paul George è la stella e il punto di riferimento. Larry gli ha affidato le chiavi della squadra ma non gli ha mai fatto prevaricare la figura di Vogel. Grande attaccante e buon difensore, braccia lunghissime, atleticità e tiro, il cocktail perfetto del giocatore di oggi. Intorno a lui una squadra di gente che sa il suo ruolo e accetta di essere la tessera di un puzzle.

635796643446151901-USATSI-8841339
www.indystar.com

Ian Mahinmi, journeyman di grande esperienza, sostituisce David West e fa’ del suo meglio. La mano non è mai stata un granchè ma prende rimbalzi e difende senza fare grossi danni in attacco. Myles Turner è un rookie che ha già numeri da 10 punti e 5 rimbalzi, saliti a 15+7 nelle ultime uscite. Si sta dimostrando il rim defender che la squadra cercava e promette ottimi miglioramenti in futuro. Sotto canestro Lavoy Allen aggiunge esperienza e mestiere e nell’insieme i numeri dei lunghi sono paragonabili, se non migliori, a quelli di West e Hibbert insieme.

Per gli esterni, CJ Miles ha trovato un suo ruolo in coabitazione con George. Di solito sono nello starting five, Miles e George, e si dividono il ruolo di ali in un modo molto moderno: costringono le ali forti avversarie a marcare un 3 agile e con range di tiro, in modo da mettere in difficoltà in difesa un avversario meno agile. Quello che guadagnano da un lato in parte lo perdono dall’altro, ma il bilanciamento è nel complesso positivo. La morale è simile a quella dei Warriors: uso un giocatore tecnico nel ruolo di 4, in modo da allargare il campo e costringere la difesa a seguirmi. Non un Green, chiaro, ma di Green non ce ne sono tanti nemmeno in NBA, quindi ci arrangiamo con quello che abbiamo.

Da questo discendono una serie di conseguenze. L’area si apre per le incursioni di Monta Ellis, che con George Hill forma una delle coppie di guardie più complete della loro conference, e per il rimbalzo d’attacco di Turner e/o Mahinmi. In estate l’assetto dei Pacers ha provocato molti interrogativi, ma i risultati sono evidenti e il maggior raggio d’azione di George, che non ha più West a occupare stabilmente il post basso, gli ha permesso di esplorare parti del gioco che aveva finora trascurato.

In una prospettiva temporale, questa è una squadra che sta ribaltando i propri concetti di gioco. Nel 2013 hanno raggiunto le finali all’ovest perdendo in sette durissime partite contro Miami, nel 2014 stesso livello ma sconfitta in 6. Era un impianto di squadra che funzionava molto bene, ma cercare di ripeterlo non avrebbe portato lo stesso successo. Hibbert non ha mantenuto la sua centralità come pivot in grado di difendere l’anello. West accumula anni. L’NBA è invasa da giocatori che stanno lontani dall’area e o tirano o provano entrate in aree sguarnite di gente. In questo ambiente, i Pacers solo due anni fa’ alle finali di conference non hanno una possibilità di tornare a quei livelli.

Gli avversari ti costringono a cambiare. I Cavs hanno un numero di tiratori notevole in campo: Love, Smith, Irving, lo stesso LeBron. Atlanta gioca una sua versione del “basket piccolo”. Washington con Wall e Beal ti costringe a stare sempre ben sveglio. Il gioco è sempre stato veloce, ma l’accelerazione impressa dagli eventi, leggasi Golden State Warriors, negli ultimi due anni ha fatto saltare il tappo alla velocità in campo, che deve essere combinata con il fatto che i giocatori coprono un’area molto più vasta, i cui confini si sono espansi dal metro intorno all’area dei tre secondi alla linea del tiro da tre.

Larry Bird, Frank Vogel
nbadestiny.com

 

I Pacers sono partiti da un quintetto con Stephenson, West e Hibbert, due anni fa’, giocatori interni e non tiratori, per arrivare a Ellis, Miles e Turner, con i primi due nettamente più tiratori. Tolta la stagione scorsa, in cui l’infortunio di George ha pesato enormemente, questo cambiamento ha funzionato bene ovviando alla mancanza di giocatori interni con una maggior propensione al tiro da tre e non penalizzando la difesa, che rimane una delle migliori. L’apparente “violenza” alla natura di una squadra, cosa che aveva tutto per fallire, grazie all’intelligenza di gioco, all’umiltà dei giocatori in campo e alla visione del futuro ripulita da stereotipi e pregiudizi, ha portato una squadra in quota playoffs superando le aspettative e le perplessità.

I Pacers giocano e bene. Non saranno i Warriors, ma sono una squadra completa e profonda, costruita come si dovrebbe costruire una squadra di basket. Lo diciamo adesso, dopo che in estate la visione di un George vicino a canestro aveva portato a speculazioni di ogni tipo. Ma non tutti sanno leggere i fondi del caffè del futuro del basket. Non tutti hanno una mente cestistica in cui sarebbe bello entrare, solo per capire cosa vede in campo, cosa è per lui possibile, che noi arriviamo a vedere solo dopo che è successo. E Larry Bird questa mente ce l’ha. Chiaro che si può avere a Indiana, dove uno come lui può fare quel che vuole, mentre a NY o a LA lo stresserebbero con la necessità di avere stelle in campo e simili. Ma se lo lasciate fare, Larry Bird, su un campo da basket, costruirà sempre qualcosa di buono. Perché, a Indiana lo hanno capito, Larry ha sempre ragione.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy