Le nuove disposizioni impartite agli arbitri NBA non bastano per accontentare Curry

Le nuove disposizioni impartite agli arbitri NBA non bastano per accontentare Curry

Il raduno prestagionale degli arbitri NBA ha fissato delle nuove direttive. Ma Curry spera che col tempo vengano sostituiti…

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Il raduno prestagionale degli arbitri NBA si è focalizzato su due temi principali: i passi e i colpi “bassi”.

Per il primo punto, molto discusso dagli amanti del basket FIBA, ci si è concentrati maggiormente sulle uscite dai blocchi, quando l’attaccante, seguito dal difensore, usa spesso uno o due passi in più per trovare l’equilibrio o per batterlo in una partenza a ricciolo – movimento che dà un vantaggio troppo netto all’attaccante.

Per i colpi bassi è stato ovviamente analizzato per bene il video tanto criticato del gesto di Draymond Green a LeBron James in gara-4 delle scorse Finals, il quale ha portato ad un flagrant e alla conseguente squalifica del giocatore degli Warriors, situazione che a posteriori si può dire che abbia cambiato l’inerzia della serie. Joe Borgia, NBA senior vice president of replay and referee operations, ha detto che situazioni così verranno punite immediatamente, in modo tale da eliminarle progressivamente, anche perché colpi di quel tipo nulla c’entrano con la pallacanestro e lo sport in generale. “Ormai i giocatori non muovono solo le mani nel tentativo di conquistare un fallo su tiro”, ha spiegato, “anzi muovono anche le gambe”. E’ compito degli arbitri capire quando il contatto è provocato dalla difesa o dall’attacco, ma di sicuro con dei fischi mirati qualsiasi movimento strano verrà individuato ed eventualmente sanzionato in base al regolamento.

Non ultimo, la tecnologia. Ha aiutato molte volte gli arbitri, che dai campi NBA si collegano direttamente con il centro replay in New Jersey per avere risposta: ora avranno la risposta su ogni problema analizzato al replay, ad eccezione di flagrant foul e risse che verranno gestite unicamente dalla terna sul campo in quel momento.

A proposito di tecnologia si inseriscono a pennello le dichiarazioni di Stephen Curry alla sessione di domande e risposte al TechCrunch Disrupt, durante il quale ha affermato che, se s’intensificasse la tecnologia in NBA, farebbe principalmente due cose: per primo sfrutterebbe qualcosa che lo faccia saltare di più e, in secondo luogo, sostituirebbe gli arbitri con dei robot. Tuttavia poi il #30 di Golden State ritratta parzialmente, scherzandoci su: “Sarebbe stupendo, ma poi dovrei lanciare il mio paradenti a questi nuovi soggetti”…

 

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