Le Semifinali di Conference guidate da veri playmaker

Le Semifinali di Conference guidate da veri playmaker

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Una volta detto che il play puro non esiste più, dobbiamo ammettere che alcuni di queste Semifinali non avrebbero sfigurato negli annali storici. In questo ruolo resiste il giocatore nero americano, che ha un modo di impossessarsi della squadra da maschio alfa. I grandi play europei, che hanno sostanzialmente fallito, escluso Parker (anche se molto in ombra quest’anno…), aspettano che la loro regalità venga loro riconosciuta dalla squadra come atto di sottomissione mentre i play americani si prendono il dominio sui compagni nel modo paradossale in cui lo esercitano i play, migliorandoli. Cleveland Cavaliers – Chicago Bulls

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Cleveland Cavs, Kyrie Irving. Kyrie è molto simile per certi aspetti a Rose. Entrambi grandi penetratori, entrambi play che amano esplorare le possibilità individuali per spaventare la difesa e poi coinvolgere la squadra. Non sono play puri, non lo è Irving, ma non conta. La sua visione di gioco, il dominio del ruolo quest’anno, lo hanno confermato come una vera stella. Minaccia di andare lontano, ma l’infortunio di Love gli ha tolto la bocca da fuoco forse decisiva nel ricevere i passaggi in uscita e non è detto che lui riesca a produrre così tanto da riempire, con Lebron, l’assenza della stella. Chicago Bulls, Derrick Rose. Dopo l’ennesimo spottone sul ritorno, speriamo che Rose possa stare tra noi in campo e regalarci altri squarci da MVP come in questi primo turno e un pezzo. Con meno dinamicità sta esaltando altri aspetti del suo gioco, dimostrando una intelligenza cestistica che il predominio fisico offuscava. Ben guidato da coach Thib, Rose ha dato forma a un tipo di gioco diverso da quello degli inizi. Non importa se non sarà più quello di prima del primo infortunio, il giocatore di adesso ha molto da donare al mondo… Atlanta Hawks – Washington Wizards
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Atlanta Hawks, Jeff Teague. Teague è uno di quei giocatori che non sa la sua forza. Budenholzer quest’anno l’ha elevato nel gioco lasciando che, nel sistema Hawks, potesse scatenare la sua creatività. Ne è uscito un giocatore multidimensionale, in una squadra che esalta gli amanti del basket senza stelle, tutto sistema, che riesce a esaltare le capacità del singolo. Teague forse deve diventare più assertivo, capire che appartiene a quel livello e pretendere quello che le stelle pretendono: la centralità. Washington Wizards, John Wall. Wall ha una pericolosità offensiva che da sola allerta una difesa. Quando si mette a palleggiare sulla linea da tre punti, istintivamente la difesa si mette in guardia, come il branco di antilopi che cambia forma a seconda di dove sente arrivare l’odore del leone. Palleggia e tira benissimo, ha l’andatura della stella, quell’atteggiamento vagamente mafiosello che Pierce si è preso il compito di raddrizzare facendo sapere che, per vincere, “bisogna cambiare qualcosa nel modo di vivere”. E lui, forse, quell’avvertimento l’ha sentito nel modo giusto. Houston Rockets – Los Angeles Clippers
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Houston Rockets, James Harden. “Play chi? Guardia chi? Ala chi? Qui faso tuto mi. Sì ci sarebbe Beverley, sì c’è Terry, ma non scherziamo, la palla la date a me e io decido cosa fare. Coach Kevin lo sa e questo lo vuole anche lui. Poi difendo, passo, vado avanti e indietro, state tranquilli, ma fate come dico io: la palla a me.” Los Angeles Clippers, Chris Paul. Quasi quasi non ne parlerei. Chris è Chris, non si discute. Ora con Doc ha anche trovato il coach che ne tiene a bada la spesso eccessiva voglia di finirla lui. È uno di quegli artisti che sai cosa ti darà sempre. Non fosse stato per quelle fasce muscolari pazzesche delle cosce! Ma questa volta non si darà per vinto. Giocherà con le stampelle, se necessario, per andare avanti… Golden State Warriors – Memphis Grizzlies
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Golden State Warriors, Stephen Curry. No comment, ne abbiamo già parlato troppo… Memphis Grizzlies, Mike Conley. Uno dei playmaker inside. Un duro in campo, non bellissimo da vedere ma, ragazzi, che grinta! Difesa da vendere e attacco in ogni maniera. La squadra dipende da lui come l’orchestra dal metronomo. È un play che se ne sono visti tanti in chi ha vinto il titolo, ricorda un Maurice Cheecks dei 76ers. Solidità, intelligenza, voglia di non farsi battere mai. Se regge la faccia…

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