Le Semifinali di Conference viste dalla panchina

Le Semifinali di Conference viste dalla panchina

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Gli allenatori delle otto squadre arrivate alle Semifinali di Conference sono uno strano gruppo di professionisti del basket, a cui forse manca il guizzo dominante di un Popovich, di un Jackson o di un Riley. Solo Rivers ha vinto un titolo dalla panchina, mentre gli altri sono quasi tutti agli esordi a questo livello. Cleveland Cavaliers – Chicago Bulls

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Cleveland Cavaliers: David Blatt il cosmopolita. Blatt è di solito considerato il primo allenatore di estrazione europea a guidare una squadra NBA. In realtà la sua ascendenza ebrea e la nascita a Philadelphia lo collegano alle radici nobili degli allenatori NBA, come Gottlieb e Auerbach, anche loro ebrei. Tuttavia Blatt è stato scelto per le sue vittorie e la sua mentalità e prendere il fischietto la prima volta sotto lo sguardo di LeBron deve avergli, almeno un po’, fatto tremare le gambe. Se l’è cavata bene, dando un gioco a una squadra asimmetrica e conquistandosi la fiducia della sua stella. L’infortunio di Love gli toglie molte speranze, ma non si deve mai a priori considerare Lebron battuto. Chicago Bulls: Tom Thibodeau il sergente. L’aspetto di Thibo non deve trarre in inganno: dietro l’aria da duro, da americano birra e salsiccia, si nasconde un intelletto cestistico di primo livello. E un carattere altrettanto complicato. Thibo è un classico mastino da palestra, uno che fa fare alla sua squadra sei difese diverse e pretende dai suoi giocatori applicazione totale. Chiedere a Rose che ci ha lasciato un paio di menischi. Come sia andato d’accordo con Pau è una cosa che dà speranza nei conflitti mondiali di ogni tipo. La sua squadra si è come ispessita andando avanti, ha profondità e forza e contro questi Cavs depleti, come dicono gli americani, ha buonissime speranze. Atlanta Hawks – Washington Wizards
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Atlanta Hawks: Mike Budenholzer l’amministrativo. Coach Bud arriva da un lungo apprendistato alla corte di Pop. Ha analizzato video di ogni tipo e sviluppato tattiche per anni vincendo diversi titoli. Di solito questi personaggi faticano ad adattarsi alla vita vera, ma Bud sembra aver una marcia in più. Ha saputo rendere coeso un gruppo di marine che non hanno delle super stelle, ma sono pronti a tutto per vincere. Bud, di suo, legge bene le partite e ne sa di basket, la sua squadra ha voglia di vincere e per una volta potrebbe farcela qualcuno che non è nel novero delle stelle attuali o in fieri. Washington Wizards: Randy Wittman, quello di spalle. Coach Wittman, mi spiace, ma ha una faccia che nessuno si ricorda. Dopo una carriera più che dimenticabile in NBA, si è costruito una carriera da allenatore senza squilli ma solida, dimostrando di saper applicare la sua conoscenza empirica del basket a far crescere giocatori giovani che hanno bisogno di una guida tecnica e umana, con Pierce, nel mondo del basket di alto livello. Se Wall riuscirà a rimettersi i suoi Wizards hanno tutte le carte in regola per passare il turno. Houston Rockets – Los Angeles Clippers
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Houston Rockets: Kevin McHale il duro. Nessuno, quando giocava, avrebbe pronosticato a Kevin una carriera da allenatore. Dopo inizi non grandissimi a Minnesota ha trovato a Houston una dirigenza disposta ad assecondarlo e, da buon “empirico”, ha messo insieme una squadra che è più un gruppo di giocatori che l’espressione di un vero e proprio ideale di gioco. Ma tant’è, col Barba non si può fare molto, lui è il play e la guardia, l’alfa e l’omega e, come con tutti i grandi, se l’allenatore non si conforma al suo tipo di basket, non è la stella a soffrirne, non sono in molti ad andare al palazzetto per guardare Kevin, con tutto il bene che gli vogliamo. Los Angeles Clippers: Doc Rivers, il play fuori dal campo. Doc è stato un giocatore per buongustai. Lo vedevi già in campo che lui era un allenatore, che guardava alle cose come le guarda un allenatore, forse per questo è il migliore, tra gli ex giocatori di livello, in panchina: perché riesce a prescindere dal suo gioco personale e le sue squadre hanno anche un pensiero cestistico, che lui riesce a fondere con la capacità di guidare i giocatori. Cosa anche più difficile ai Clippers, dove il Paul play puro si deve fondere con l’estroso Jordan e con Griffin. Ma lui ci riesce, e dopo la vittoria ai Celtics, questo è un altro capolavoro: addestrare un gruppo così variopinto e fargli fare quello che vuole lui. Qui ci vuole finezza e forza, usate nel giusto modo, e si vede che i giocatori sentono di essere “suoi” e a lui si affidano completamente. Cosa da non dare per scontata, in quel dei Clippers. Golden State Warriors – Memphis Grizzlies
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Golden State Warriors: Steve Kerr il filosofo empirico. Quando Kerr è arrivato sulla panca dei Warriors in molti hanno storto il naso. Dopo anni fuori dal campo dietro la scrivania e a commentare, sembrava non avesse molto da dire come allenatore. Invece ha saputo fondere le sue esperienze per creare un brand di basket molto personale, forse l’unico che si possa giocare nei Warriors di oggi, terribilmente efficacie. Bisogna ammetterlo: i suoi Warriors giocano un basket meraviglioso, la quintessenza del gioco. Resta da vedere cosa faranno la prima volta che qualcuno riuscirà a incrinare quel gioco, sarà un vero banco di prova. Ma Kerr ha un modo suo di vedere il basket, affascinante, mutuato dalla capacità di unire concetti diversi del suo maestro Phil Jackson e di creare una filosofia, appunto vincente. Chiaro che arrivi al momento in cui devi usare il cuore, la voglia, la testa, ma quelli, a Kerr, non sono mai mancati. Memphis Grizzlies: Dave Joerger, l’uomo venuto dal nulla. Joerger, quando prese le redini dei Grizzlies, non era molto considerato. A malapena quarantenne, nullo come giocatore, cursus honorum, come Budenholzer, di assistente e di allenatore vincente in leghe minori, Joerger si è guadagnato la stima di tutti i suoi giocatori e ha saputo mantenere i Grizzlies al livello a cui li ha trovati. Nella serie con i Warriors dovrà tirare fuori il meglio dalle limitate rotazioni, ma la grinta dei suoi giocatori non è in discussione. Né la sua conoscenza del gioco…

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