LeBron James e le NBA Finals, questione di supporting cast

LeBron James e le NBA Finals, questione di supporting cast

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A 12 ore di distanza dalla palla a due di gara 3 di queste NBA Finals, ripercorriamo per un attimo le gare 1 e 2 che LeBron James ha giocato per il titolo nei vari anni. Il dato che certamente balza all’occhio prepotentemente è il fatto che la sua squadra, tranne nel 2011, ha sempre perso gara 1. In particolare poi, nel 2012 e 2013, nonostante la “falsa partenza” è riuscito ad agguantare il titolo al termine della serie. Come ben sappiamo, le Finals sono un momento a parte, in cui pronosticare è difficile, viste le numerose variabili che vanno a determinare fattori intraducibili in termini statistici. Quasi come se fosse tradizione, però, possiamo vedere che a fronte di 5 sconfitte in gara 1, ha conseguito la vittoria in gara 2 ben 4 volte. I motivi sono molteplici, ma nel suo insieme, uno dei fattori determinanti è sicuramente stato l’apporto dei compagni di squadra di LeBron più adeguato nella seconda partita rispetto alla prima.     Prendiamo, per esempio, gara 1 del 2013, quando LeBron James non riesce a guidare i Miami Heat al successo nonostante una tripla doppia da 18-18-10, magari non eclatante a livello di punti realizzati, ma andando a guardare invece gara 2, si nota addirittura un abbassamento di tutte e 3 le statistiche. E’ precisamente quello che è riportato sopra, in termini prettamente statistici, il LeBron di gara 1 ha fatto meglio, ma è in gara 2 che ha vinto. In quell’occasione furono determinanti i 13 punti di Ray Allen e i 19 di Mario Chalmers, senza contare un Chris Andersen che andò in lunetta 2 volte e piazzò un 33 dal campo in 14 minuti e Mike Miller che in 15 manda per aria 3 triple e le mette tutte. La chiave è “Maggiore è il coinvolgimento della squadra, maggiore è la probabilità di successo”. Scoperta dell’acqua calda, ma fattore che si coglie spulciando il box score delle gare. Torniamo al 2015, LeBron ne mette 44 e arriva a un soffio dal vincere gara 1, eppure, privati improvvisamente di Irving che fino a quel momento aveva giocato magistralmente e Mozgov uomo chiave inaspettato, ai Cavs è sfuggita di mano la situazione e i punti dei Warriors ai supplementari hanno ammazzato la partita. Ma è stato di Irving l’intervento difensivo fondamentale e Cleveland è stata sopra anche di 10. Gara 2, emblematico esempio di come a far la differenza sia stata fatta ancora una volta da un impegno più approfondito a livello di squadra. Grande partita di LeBron, ma l’uomo chiave è Matt Dellavedova, non tanto per i 9 punti, peraltro conditi da un brutto 1/6 da 3, quanto per i 5 rimbalzi e i 3 recuperi, oltre alla difesa che ha messo tremendamente in crisi gli avversari diretti tra cui l’ MVP… ancora più importante stavolta Timofey Mozgov, che in 30 minuti scarsi va in doppia-doppia con 17 e 11 rimbalzi. Il punto, per concludere, è che LeBron può giocare gare da 40 ed è quello che certamente si augurano tifosi, compagni e David Blatt, se però il supporting cast non è nelle condizioni di aiutare il leader che quindi si trova costretto a fare pentole e coperchi, la squadra vince meno (a volte non vince affatto).

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