Leon Wood, arbitro NBA per Amore del Gioco

Leon Wood, arbitro NBA per Amore del Gioco

La storia di Leon Wood, ex giocatore ora fischietto nel massimo campionato professinistico del mondo.

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Le sue mani erano sudate, come lo erano sempre state prima di una partita. Guardando verso il campo da gioco Leon Wood vide Michael Jordan e i suoi Chicago Bulls entrarvici. Quando i loro sguardi si incrociarono, Jordan gli fece un cenno e sorrise, quasi volesse dirgli: “Leon? In divisa da arbitro?” Scelto al famoso draft del 1984 come decima scelta assoluta da parte di Philadelphia, Wood giocò in NBA per sei stagioni, girò qualche lega straniera e infine passò ad indossare la maglia grigia. Jordan conosceva bene Leon Wood: vinsero insieme la medaglia d’oro alle Olimpiadi del 1984 a Los Angeles. Negli sport professionistici, è assai inusuale – ed è proprio per questo che vogliamo raccontarvi questa strana scelta – vedere un giocatore che passa a far l’arbitro. È stato divertente il fatto che Wood a volte abbia avuto la possibilità, ovviamente, di fischiare ai danni di gente contro cui ha giocato. “Spesso chiamo dei falli o delle violazioni che i giocatori tentavano di mascherare con qualche trucco. I giocatori mi dicono ‘Ma tu sei abituato’, e io ovviamente rispondo loro che è proprio per quello che glieli fischio. Ed anche grazie a queste ulteriori attenzioni che pongo sulle minime cose, i ragazzi hanno iniziato a rispettarmi a dovere”. I tifosi gli ricordano spesso di essere un ex-giocatore, facendoglielo a volte anche pesare. Loro spesso gli dicono: “Dovresti saperlo meglio di altri! Una volta anche tu hai giocato in questa Lega. Lasciali giocare, Leon”. Wood, ora 53enne, spiega quanto sia faticoso fare l’arbitro in NBA. Durante la stagione regolare, è in giro per gli States dai 20 ai 22 giorni in un mese. nba.com “È solo per l’amore del Gioco”, spiega Wood. Per alcuni, queste parole potrebbero sembrare un vecchio cliché. Un altro alunno di Cal State Fullerton, Kevin Costner (laureatosi nel ’78 in business administration-marketing, mentre Wood scelse Scienze Motorie), fece un film intitolato proprio così. Quand’era un teenager, Wood era una leggenda a West Los Angeles, così bravo che gli scout NBA vennero ad osservarlo nelle gare contro UCLA. Ma se gli chiedete gli highlights della sua carriera, lui parte sempre dalla squadra, non ama la fama individuale. Ha menzionato il titolo statale vinto a Santa Monica’s Crossroads HS, ma nulla ha detto riguardo il fatto che ha guidato ogni singola statistica in quella stagione. Inoltre, ama ricordare le vittoria dei suoi Titans in NCAA contro University of Nevada at Las Vegas, numero uno del ranking, e contro Fresno State, un’altra squadra molto forte. Ma non ha nominato mai le sue stats (guida i Titans per medie punti, 24, e assist, 11). Le Olimpiadi erano un’ovvia incoronazione. E quando sbarcò ai Philadelphia 76ers si ritrovò in squadra con Julius Erving e, poi, anche Charles Barkley.
In primo piano nell’All American Team, in buona compagnia || pinterst.com
Tuttavia la fama non toccò la vita di Wood. Qualcuno diceva che non era abbastanza veloce in difesa, ma essendo in una squadra da run and gun i suoi problemi difensivi venivano mascherati dalla produzione offensiva. La quale gli valse 6 anni in NBA e altri in CBA, una lega minore, e addirittura nelle Filippine e infine, nel 1994, anche Caserta. Dopo quel periodo nell’arcipelago asiatico e in Italia, decise che era ora di appendere le scarpe al chiodo. Non aveva mai pensato all’arbitraggio, fino a quando un suo amico che arbitrava le High School non lo avvicinò al fantastico mondo dei fischietti. “Sono stato catapultato in quel mondo”, disse Wood, che iniziò ad arbitrare in Florida solo dopo ore e ore di palestra – è un tipo che cura ogni minimo dettaglio, fin da quando era giocatore – prima di passare alla CBA e, quindi, alla NBA. Arbitrare è un’arte, anche se non è apprezzata come dovrebbe. La Pallacanestro è piena di chiamate che a volte possono indirizzare le gare, la NBA è piena di giocatori, allenatori e tifosi emotivi che al primo errore s’inferociscono. Ma essendo umani anche gli arbitri, i fischi sbagliati ci sono quasi in ogni partita. Ma solo quando la gara è in equilibrio allora ci si ricorda della presenza degli uomini in grigio. L’arbitro deve farsi rispettare per garantire che il gioco continui senza intoppi. “Quando la gara è ben arbitrata, nessuno si ricorda di te”, disse Wood. “I giocatori vogliono andare in TV con la giocata o con la prestazione della serata. Per gli arbitri, andare in TV è un incubo: quasi sempre significa che è successo qualcosa di problematico”.
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La personalità di Wood sembra calzare a pennello per questo “nuovo” ruolo. Sua madre instillò in lui il senso della sportività e il rispetto per l’autorità. “Non ho mai preso un fallo tecnico. Mai!”, disse orgoglioso il diretto interessato. All’epoca di Cal State Fullerton era l’atleta più famoso e più forte del campus, tanto che a volte lo chiamavano anche nella squadra di pallavolo, quando serviva. Nel 1998 venne inserito nella Hall of Fame dei Titans ed eletto “uomo dell’anno” per quell’ateneo. “Non ho mai ben capito i motivi di questi onori, ma sono sempre stato molto orgoglioso di rappresentare la mia università”, disse Leon Wood. I motivi? Mantiene tuttora i record in punti (1876) e assist (744). Inoltre ha il record di punti segnati (719), di assist (319) e media punti (24.0) in una stagione a CS Fullerton. Nel tempo libero, si occupa di crescere altri arbitri. Ma non ha ancora provato a reclutare direttamente in NBA, come invece ha provato a fare Haywood Workman, altro arbitro NBA ex giocatore nella stessa lega per 8 stagioni, con Luke Ridnour – crede che abbia l’attitudine e l’atteggiamento giusti per il ruolo – e altri cestisti, ma ha sempre ricevuto “picche”.

Wood a sinistra, Workman a destra: i due arbitri ex giocatori || pinterest.com

Eric Musselman, che allenò Wood ai Rapid City Thrillers in CBA, ammise che “era un ottimo leader, oltre che un ottimo comunicatore. Metteva sempre gli obiettivi di squadra davanti ai propri, cosa che nelle Minor League difficilmente vedi. Dal modo in cui parlava e in cui si rapportava con gli altri si capiva che sarebbe stato un bravo arbitro”.

Wood con il n°5 vicino a Jordan alle olimpiadi ’84 ||www.complex.com
In ogni luogo Wood si sposti, non c’è una persona che non lo conosca da “vite precedenti”. Una volta era stato designato per una partita a Sacramento, quando i Kings nell’intervallo onorarono Mitch Richmond. Chris Mullin, suo ex compagno, andò ovviamente a salutare Mitch, ma strizzò l’occhio anche a Wood, suo ex compagno a Los Angeles 1984. “Senza dire una parola”, disse Mullin, “iniziammo a ridere come matti per una cosa successa trent’anni fa. I ricordi”, continua Mullin, “non riguardano la vittoria della medaglia. Riguardano l’essere una coppia di impareggiabili ‘topi da palestra’. Riguardano il cameratismo e l’amicizia e il modo con cui coach Bobby Knight era solito mettere paura. Eravamo davvero una squadra”, insiste Mullin. “Non era un team pieno di All-Star. Ci allenammo per mesi, mangiavamo tutti insieme. Avevi modo di conoscerti l’uno con l’altro. Vedere Leon Wood ora, mi fa sentire bene”. Quelli sono i rari ricordi generati dal puro amore per il gioco. E quell’amore aiuta ad esprimere il motivo per cui Wood vorrebbe arbitrare per un altro decennio almeno, casomai arrivando anche alle finali NBA. Quella notte, i Kings vinsero sui Knicks in una partita praticamente priva di polemiche. C’è stata una spinta, che poteva far scattare la rissa. Ma l’altro arbitro, non Wood, si è frapposto tra gli antagonisti annullando il tutto. Poi Leon chiamò un fallo tecnico all’autore della reazione. Gli animi si calmarono immediatamente e alla fine, nelle rubriche sportive in TV, ci sono andati solo i giocatori.

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