L’insostenibile leggerezza del basket novembrino

L’insostenibile leggerezza del basket novembrino

A novembre il basket è un oggetto informe da riempire con tutti i sogni che si vogliono. Godetevelo fin che si può.

di Massimo Tosatto

“Per lungo tempo si ricorderanno
con gioia
dei fuochi accesi in novembre
al limitare del campo.”
Attilio Bertolucci, “Fuochi in novembre”

Ah il basket di novembre, così effimero, così fragile, come una foglia d’autunno che brilla di un colore accecante appena prima di cadere. Un basket di illusioni, di riflessi, di campioni quando non ancora non si compete e di scarsoni in letargo prima che conti davvero.

A novembre le squadre peggiori cercano di vincere più partite possibili, perché sanno che dopo la pausa dell’All Stars Game le vere squadre cominceranno a giocare. Giocatori improbabili, habitué dei decadali e dei contratti precari, dei veri interinali del basket professionistico, a novembre sparano tutte le loro cartucce, in cerca del contratto della vita.

Spesso non si considera che il novero dei giocatori che guadagna grosse cifre a lungo è ristretto. Si parla di qualche centinaio di persone, un’élite, la panna di un movimento di milioni in cui meno dell’un percento dell’uno percento dell’uno per cento arriva ai livelli più alti. E per starci deve combattere, perché ogni sera un signor nessuno giocherà la partita della vita per mettere il suo nome in un quarto d’ora di notorietà, e tu dovrai essere comunque Steph, o LeBron, o diranno che non lo sei abbastanza, o che non lo sei mai stato davvero.

E la pazienza già scarseggia, a novembre. Un rookie è il tonfo dell’anno dopo dieci partite, l’infortunato non si è completamente rimesso, il coach si è bevuto il cervello. Niente è dolce come un esonero a novembre, con la pioggia che scende leggera in un pomeriggio della California, con gli incendi appena spenti che lasciano nell’aria un profumo di legno bruciato.

E niente è doloroso come un taglio dopo delle buone partite, per referenze chiedere a Mike James, lo scorso anno a Phoenix, quando ti fanno capire che come te ne hanno tanti, a questo livello, e forse non è nemmeno vero, ma ormai ti hanno marchiato così e non puoi più fare nulla.

eurohoops.net
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Capita che a novembre i Celtics rinforzatisi con gli infortunati dell’anno scorso, Hayward e Irving, facciano peggio dei Celtics senza Hayward e Irving, per quella strana legge per cui, se metti troppo di un ingrediente, la torta diventa immangiabile. E magari non è nemmeno sbagliato, l’ingrediente, ma ce ne vorrebbe di meno, o altri che fanno parte dell’impasto sono lievitati, cresciuti, e ora chiedono spazio, e quello che devi dare a Gordon e Irving altera degli equilibri che, l’anno scorso, funzionavano benissimo.

E a novembre Kemba e Damian stagionano nei boschi della Carolina e dell’Oregon, mentre dovrebbero stare nei mercati davvero grandi. Ma i GM continuano a inseguire lunghi dai nomi improbabili e si ostinano a non capire che il basket passa per l’esterno, non per l’interno. E intanto Phila ha bruciato Markelle Fultz, e non fa specie, perché, di tutte le prime scelte che hanno avuto, Okafor e Noels sono in fondo a panchine desolate come lande aliene, e hanno mandato via tiratori per prendere una stella capricciosa che non si è mai sentita a casa da nessuna parte.

In nessun luogo il basket novembrino è effimero come a New York. Lì, l’autunno prende colori ancora più accesi, le luci sulla quinta strada brillano nella pioggia e i Knicks si avviano a un’altra stagione perdente, in un tanking infinito di cui i tifosi della grande mela si dolgono inutilmente, dato che il Madison è sempre pieno e Dolan fa utili nonostante un dubbio QI cestistico.

Mentre dall’altro lato del mondo LeBron ai Lakers cerca di ricostruire qualcosa, ma lì non è mai novembre, al massimo è aprile, si gira in infradito, e ci voleva qualcuno come LBJ per scuotere il basket lacustre e portarlo di nuovo ai massimi livelli.

Ad aprile penseremo ai Grizzlies a 11-5 e ai Celtics a 10-10, e all’improvviso ci ricorderemo che il basket è un’onda lunga, che una stagione NBA è un misto di fachirismo e autoflagellazione, con giocatori che a malapena sanno dove si trovano e perforano retine con la leggerezza con cui una bolla di sapone incontra il dito di un bambino.

Ma il basket di novembre è pura inconsistenza, pura bellezza estetica. Puoi sederti e guardare partite che non decidono ancora nulla con il piacere di cercare di capire, con la domanda inespressa di un nuovo vagito, con la consapevolezza che la primavera è lontana e Natale deve ancora venire. A novembre tutto è possibile, i fallimenti sembrano impossibili e i sogni sono lì, a portata di mano. Ma a novembre la disperazione si impadronisce anche troppo presto di chi non sa aspettare e dà le proprie stelle per niente, pensando che tutto stia per affondare.

Ecco il basket di novembre è ancora nulla. Etereo, con le stelle campioni che per noia si mettono a litigare, perché fare cento e più partite ogni anno stanca e quando ne fai trecento con la tensione a mille su ogni possesso, capita che ti insulti e sbraghi. Ma le squadre educate non hanno mai vinto un cazzo, gli spogliatoi vincenti sono sempre dei vulcani in eruzione, in cui i più forti si mandano a quel paese perché loro sono più forti, a loro importa e non accettano di fare un passo indietro.

Feb 4, 2017; Sacramento, CA, USA; Golden State Warriors forward Kevin Durant (35) argues with forward Draymond Green (23) during the third quarter against the Sacramento Kings at Golden 1 Center. The Kings won 109-106 in OT. Mandatory Credit: Sergio Estrada-USA TODAY Sports
USA TODAY Sports

Provate a buttare un pallone in uno spogliatoio di una squadra vincente, e vedrete tornare brandelli. Buttate un pallone in uno spogliatoio perdente, e non lo troverete nemmeno sfiorato. Chi è abituato a vincere si arrabbia, si graffia, non vuole perdere, e quando succede che qualcuno che a maggio vedranno nello specchietto retrovisore, a novembre li batta perché giocano a mille, loro si arrabbiano.

Ma a marzo rimetteranno tutti in riga. A marzo fioriranno di nuovo, metteranno i muscoli in mostra, sentiranno odore di playoff e tutta questa polvere che il novembre umido e grigio mette sulla pelle verrà scossa.

Quindi godetevi il basket di novembre, perché quando le luci si accenderanno comincerà la vera vita, tutto verrà bruciato in fretta e la stagione finirà prima che ve ne accorgiate, facendo sembrare tutto troppo breve ed effimero, quando all’inizio sembrava insostenibile e eterno.

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