L’Nba riparte. Sale l’attesa!

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Fonte web partner: www.ciuff.it  –  Autore: Mauro Max Lobby

Manca poco, pochissimo all’inizio della regular season. Che aspettarsi? Una rivincita Spurs-Heat magari a fine anno? No. Ogni hanno è diverso rispetto al precedente e la storia non si ripete mai allo stesso modo.

O forse è più legittimo aspettarsi un Lebron mvp caliber season di nuovo, e chiusura dei giochi con un magnifico e jordanesco three-peat? No, Sarebbe troppo facile. Pero sarebbe quello che un po’ tutti si aspettano: Lebron che entra nella storia con una tripletta e torna a Cleveland da figliol prodigo per vincere ancora.

Sembra tutto troppo facile per gli Heat, perché per quanto loro possano avere dei difetti, e ne sono pieni, per vincere c’è bisogno di una squadra che abbia più pregi di loro. E nessuna squadra ha Lebron. Nobody has Lebron, soprattutto quando fa collassare la difesa su di lui e mette in ritmo i tiratori. Gli Heat dell’anno scorso erano a mio avviso infinitamente più forti degli Heat di due anni orsono per la presenza di Ray Allen, che in questo contesto non solo ti fa male, malissimo, ma sarà presente in ogni incubo dei suoi. Chiedere a Coach Popovich. E poi mai sottovalutare the heart of a champion:D-Wade.

I Pacers sono più maturi e hanno completato un team fantastico, aggiungendo solidità e profondità on the bench. Forse ci potrebbe stare una rivincita della scorsa Eastern Conference, con Roy Hibbert che evidenzia tutto cio’ che è missing nella difesa degli Heat, ovvero height & weight, centimetri e peso, e apre gli spazi per un Paul George a guidare la corazzata di Indiana magari insieme con un redivivo Danny Granger a fargli da spalla. No. Anche questo non accadrà. Perché sarebbe sarebbe tutto troppo semplice. Perché nothing is going to be the same.

Ma allora chi sarà la novità, la sorpresa , quale sarà quell’evento che una volta realizzato, tutti e dico tutti, col senno di poi diranno:”Bhe, me l’aspettavo!”. Chi saranno quelle incognite, quelle variabili impazzite, che l’anno scorso hanno portato Paul George e la sua Indiana da Mr. Nobody all’olimpo dei grandi, e Steph Curry da undersized guard a top 5 tra coloro i quali possono cambiare le sorti della loro squadra e di questo gioco.

Una cosa è certa: sarà la stagione dei grandi comebacks: Rose e le sue ginocchia che hanno ripreso a funzionare alla grande, poi Rondo che si troverà al timone del grande popolo verde da solo, forse in attesa di essere scambiato, forse come pilastro unico su cui far rinascere lo spirito celtico mai domo. E poi ancora Russell, a cui forse sarà servito proprio il suo infortunio in un’ottica di lungo periodo per far capire a lui e Durant cosa manca ai Thunder per andare oltre i limiti e per essere per la prima volta i campioni.

Poi ci sono le squadre di New York, infinite expectations, anche  se i più ignorano che nella Big Apple sono le trovate di marketing ed il merchandising a produrre i biglietti verdi, lì considerati più importanti degli anelli al dito. New York è questa: BIG EXPEXTATIONS, far credere di poter vincere e poi farlo ricredere l’anno dopo, l’importante per loro è non perdere mai la speranza. La sperenza che Melo possa essere MVP della lega, che JR possa essere decisivo, che Andrea possa essere il nuovo Nowitzki e che Felton possa essere un playmaker.

Curioso sull’altra sponda l’esperimento NETS: uno tra i coach più giovani con a disposizione uno tra i roster più anziani. Poi ci sarà Dwight a Houston: basteranno gli assist di James Harden a fargli dimenticare gli incubi di Lakersland?  E poi i Warriors, non è più solo una voce isolata a pronosticarli dritti in finali di Conference; d’altronde quando ad una squadra perfetta aggiungi un perfetto elemento di squadra come Iggy il gioco è fatto. Poi c’è Danilo che al rientro si sentirà catapultato in un’altra dimensione rispetto a ciò che erano i Nuggets l’anno scorso, ma lui è un campione e ci metterà poco tempo a ri-ambientarsi.

L’ultima parola è per gli Spurs, perché loro non sono mai una sorpresa, loro sono una costante, perché non sbagliano, toccherà agli altri dimostrare di essere simply better.

 

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