L’ultimo salto di Shawn “The Matrix” Marion

L’ultimo salto di Shawn “The Matrix” Marion

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E’ il 12 giugno del 2011, all’AmericanAirlines Arena di Miami si scontrano i Dallas Mavericks di Dirk Nowitzki ed i Miami Heat di LeBron James in gara 6 delle Finals. Quattro dei primi sei punti dei Mavs portano la firma di Shawn Dwayne Marion. Non sarà lui a decidere le sorti di quella partita, perchè il tedesco che gioca con la sua squadra sfodera l’ennesima prestazione monstre e Jason Terry si rivelerà a dir poco infuocato. Ma Shawn è lì, a fare la differenza nelle piccole cose, che sono imprescindibili se si vuole vincere: 12 punti, 8 rimbalzi con +18 di +/-. Dallas vincerà il suo primo anello della storia, Dirk sarà inevitabilmente l’MVP delle Finals, Marion è campione del mondo. Ma prima di quella soddisfazione “The Matrix” ha dovuto lottare, soffrire e perdere, voi provate a chiedere a Steve Nash, vedrete cosa vi risponderà. Nei primi cinque anni a Phoenix, i Suns non andranno mai oltre le semifinali di Conference, poi per due stagioni di fila (2004-2005 e 2005-2006) raggiungeranno le finali ad Ovest perdendo però rispettivamente con Spurs e Mavericks (gira e rigira, si finisce sempre lì). In quel periodo la NBA ammirava le gesta del grande Steve, di Amar’e Stoudemire e proprio di Shawn, un terzetto che faceva divertire i ragazzini per le doti differenti ma complementari che mettevano in campo.
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Nell’estate del 2009 Marion decide di partire, raggiunge Dallas ed i Playoffs non andranno meglio: 4-2 contro gli Spurs al primo turno e di nuovo estate anticipata. Ma dopo otto sconfitte nei Playoffs arriva la stagione del titolo, e quel 12 giugno del 2011 è il gettone di scambio di tante sconfitte. Non capita a tutti di finire una carriera con un anello al dito dopo tante delusioni, provate a chiedere a Stockton, a Malone, a Nash per dirne alcuni. Dopo 5 anni con la canotta dei Mavs, approda a Cleveland giocando quella che si rivelerà la sua ultima stagione NBA. Il 4-2 dei Warriors è storia recentissima, e molti tifosi hanno criticato la scelta di coach Blatt di relegare in panchina Marion durante i Playoffs, dove forse un po’ di esperienza avrebbe aiutato LeBron e compagni. E’ arrivata l’ora di appendere gli scarpini al chiodo per Shawn, uno di quei professionisti di cui ogni squadra avrebbe bisogno, di quelli che sbagliano una scelta davvero ma davvero raramente. Ah, si ritira anche quel giocatore che ha fatto divertire tutti per il suo modo di tirare, tra i più buffi della storia del gioco ma che gli è valso in carriera un buon 33% dal perimetro e l’81% dalla linea della carità. Thanks for all Matrix!
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