L’evoluzione della specie

L’evoluzione della specie

Nelle stagione NBA dei record LeBron James ha dimostrato di potersi sedere allo stesso tavolo dei più grandi di sempre. Il prescelto ha studiato il gioco assiduamente rubando i segreti delle leggende e alzando l’asticella ad un livello altissimo.

Commenta per primo!

Lenti e continui cambiamenti. Piccole modificazioni spontanee del DNA che si manifestano in un arco di tempo sufficientemente ampio, con significativi cambiamenti strutturali e funzionali dell’organismo. Parole e musica di Sir Charles Darwin, che nel 1959 pubblicò “La teoria dell’evoluzione della specie” anticipando di oltre 150 anni ogni commento sulla stagione NBA appena alle spalle.

www.pinterest.com

Il significato etimologico della parola “evoluzione” recita: cambiamento da una forma ad un’altra, generalmente più completa e perfetta. È per questo che Usain Bolt su una pista di atletica svernicerebbe “Il figlio del vento” (Carl Lewis, 9 ori olimpici nella velocità e nel salto in lungo), ed è per questo che un giorno qualcuno batterà il record di 18 ori di Michael Phelps, che ha però la possibilità di aggiornare l’argenteria di casa alle prossime Olimpiadi di Rio.

Il record è l’elemento che determina il superamento di un limite fisico, mentale e intellettuale. Un viaggio alla continua ricerca della perfezione che nel corso della stagione NBA 2016 ha segnato più volte il percorso. Russell Westbrook per esempio ha battuto il record di triple doppie stabilito da Magic Johnson nel 1987. Diciassette per la leggenda in giallo-viola, 18 per il numero 0 di Oklahoma City, che a differenza di Magic è alto solo 1 metro e 90 ma ha l’esplosività di Vince Carter, la potenza al ferro di Dominique Wilkins e la ferocia agonistica di Kobe Bryant.

Due anni fa invece si celebrava il ritiro di Ray Allen, osannato come il più grande tiratore da tre di tutti i tempi. In due anni però, Steph Curry e Klay Thompson hanno ridefinito del tutto il concetto di tiratore. La guardia da Washington State il 23 gennaio 2015 ha realizzato 37 punti nel solo terzo quarto di una partita contro i Sacramento Kings, facendo registrare il record di tiri da tre realizzati (9) ed eguagliando il record di 13/13 dal campo in un’unica frazione di David Thompson. Pochi mesi fa invece in Finale di Conference contro Oklahoma City ha stabilito il record di triple realizzate in una gara di post-season con 11 bombe.

Curry è semplicemente un marziano. Palleggia come Pete Maravich, passa la palla come Jason “White Chocolate” Williams e segna da ogni posizione del campo, compresi gli spogliatoi, con una facilità ed una velocità disarmanti. Sono 402 le triple messe a segno da Steph nella scorsa stagione: aggiornato il record dell’anno precedente che già gli apparteneva e frantumato quello dello stesso Ray Allen fermo, si fa per dire, a 269.

www.readingeagle.com

Il leader dei Warriors nel 2016 ha anche stabilito il record di partite consecutive con almeno una tripla messa a segno (152) e quello di punti segnati in un overtime (17 nelle Semifinali di Conference contro Portland). Insieme a Klay Thompson, Draymond Green e tutti i Warriors ha infine battuto il record di partite vinte in singola stagione che apparteneva ai mitici Bulls di Michael Jordan del 1996 (73 contro 72).

Poi però c’è quello che ha battuto quelli che hanno battuto tutti i record: Mr LeBron Raymond James. Il prescelto ha finalmente portato l’anello a Cleveland sconfiggendo proprio i Warriors in una serie da fantascienza. Nelle Finals James è stato il primo giocatore della storia NBA a guardare tutti dall’alto in ogni singola voce statistica chiudendo con 29.7 punti per allacciata di scarpa, 11.2 rimbalzi, 8.8 assist, 2.5 palle rubate e 2.2 stoppate.

A 31 anni suonati LeBron conserva l’atletismo di un ventenne (citofonare casa Igoudala per la stoppata che ha deciso gara 7) e in 13 anni di NBA non ha mai subito infortuni gravi che lo abbiano portato lontano dai campi per più di venti giorni. Un avido studente del gioco, diventato ormai professore. Un giocatore in continuo perfezionamento che aggiunge nuove armi al proprio arsenale rubando il sapere alle leggende che lo hanno preceduto. James, grosso quanto Malone ma veloce come Iverson, vola al ferro come Dr J, si muove in post meglio di Olajuwon e passa la palla in transizione alla Jason Kidd. Inoltre domina fisicamente su qualsiasi tipo di avversario come Shaquille O’neal, legge il gioco come Duncan ed è il migliore sui due lati del campo come Michael Jordan.

È un essere mutante assemblato con il DNA dei più grandi per raggiungere l’ulteriore step nell’evoluzione della specie.

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy