Marco Belinelli, una stagione da incorniciare!

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Gli dicevano che forse non era il caso continuare a fasciarsi la testa con sogni impossibili. Comunque gli veniva dato atto di averci provato, anche se non era esattamente il tipo di basket tagliato per lui. Lui magari un po’ lento, troppo impacciato difensivamente per tenere i suoi pari ruolo in questa lega. Gli dicevano di essere troppo monodimensionale per trovare spazio in quintetto. Ma lui, Marco Belinelli, nella lega che noi tutti abbiamo sognati sin da bambini, nell’NBA, voleva starci eccome.

Sarebbe stato facile ad un certopunto tornare in Europa in una squadra di vertice magari come una stella assoluta. Sia chiaro non sarebbe il primo: l’hanno gia fatto gli spagnoli Navarro e Rudy Fernandez e per qualche tempo anche il russo Kirilenko.

Ma Marco al contrario di questi e’ italiano, e tutti i lettori sanno cosa questo possa significare in termini di orgoglio. Ovvero quando cominci a credere che tu in questa lega ci stai di diritto. Sono lontani i tempi con Don Nelson ai Warriors senza alcun criterio, con tante stelline che cercavano di brillare piu per un rendiconto personale che per vincere come squadra. Quell’estate, quella del suo Draft, Marco veniva da un’ottima stagione alla Fortitudo condita dall’ottima impressione che aveva fatto con l’Italia ai mondiali. Si ricorda di lui quella schiacciata in contropiede contro gli stati uniti, e quello schiacciatone sulla testa di Turkoglu (allora nel bel mezzo di una splendente carriera NBA) contro la Turchia a difesa schierata. Certo tutti sapevano che l’impatto nella lega piu ambita al mondo tutto sarebbe stato meno che soft, vista soprattutto la concorrenza che c’e’ per il ruolo di guardia; parliamo pur sempre degli atleti piu esplosivi del pianeta.

Ma patriotticamente molti di noi avevano creduto che I Warriors potessero anche credere in lui, provandolo in quintetto, anche per il fatto che quella squadra era un vero e proprio cantiere aperto. Ad ogni modo Marco riesce a farsi notare con qualche buona giocata e purtroppo qualche infortunio di troppo: I ritmi sono molto diversi e piu frenetici rispetto l’Europa, e soprattutto il fisico ha bisogno di qualche chilo in piu per reggere a questi livelli. Cosi passano due stagioni, una stagione disgraziata in una franchigia col record perdente come Toronto dove prima fa la riserva, poi addirittura esce fuori dale rotazioni. Molti gli consigliano di chiuderla li, e’ stato bello finche e’ durato. Poi un playmakerino poco sopra gli 1,80, al secolo Chris Paul, non cela il suo interesse per Marco, che gode comunque di buona fama da tiratore sugli scarichi. E Paul non ci pensa un attimo a chiedere fortemente il nostro Beli, che come tipo di gioco combacia perfettamente con la sua idea di guardia giudiziosa, non troppo ingombrante, uno a cui poter scaricare la palla quando tutta la difesa avversaria collassa su di lui. E cosi Marco gioca due stagioni agli Hornets, in una arriva anche ai playoffs, vede il campo con continuita e si afferma sopra la doppia cifradi media in stagione.

Certo il suo compito e’ uno solo: tirare e farsi trovare pronto ogni qualvolta che ve ne sia necessita. Ed e’ con questo curriculum vitae che arriva ai Chicago Bulls quest’anno: in una squadra collaudata che punta in alto, serve un tiratore. Tante le incognite a inizio stagione, legate soprattutto al destino di Derrick Rose, di cui ancora non si conoscono I tempi di recupero dal grave infortunio che gli sta condizionando la carriera. Di certo Beli non parte in quintetto in una squadra ambiziosa come Chicago, ma potrebbe riuscire a ritagliarsi uno spazio. Il titolare e’ il veterano Rip Hamilton, ma poi questi si infortuna, e Beli vede crescere il proprio minutaggio partendo in quintetto. Le azioni di Marco salgono vertiginosamente: per lui parecchie partite sopra I 20 a cavallo tra dicembre e gennaio, spesso primo realizzatore dei bulls, molte volte prima scelta offensiva, di una squadra che gioca con un’intensita agonistica pazzesca espressione del carattere forte del loro coach: Tom Thibodeau, un altro destinato ad essere tra I piu grandi nel suo ruolo.

Stupisce accorgersi che Marco non e’ poi cosi scarso difensivamente ma non solo, oltre ad essere un cecchino sugli scarichi e’ un giocatore piu complete di quanto si potesse pensare: ha un’ottima visione di gioco, sa passare, penetrare e gioca un gran pick n’ roll. Arrivano prestazioni esaltanti contro Nets, Celtics, Lakers, Jazz con Beli che segna spesso I canestri decisive in clutch time in partite tiratissime punto a punto. Tutti si chiedono dove possano arrivare questi Bulls, che, anche senza la loro stella (Rose), stanno comunque ai piani alti della classifica.

Finisce la stagione e Marco ha comunque dimostrato non solo di essere un vero giocatore NBA ma anche di poter ricoprire tranquillamente il ruolo di guardia titolare in molte franchigie, o comunque di poter giocare un ruolo chiave in squadre con grandi ambizioni. Ci riferiamo genericamente perche’ ad oggi non si conosce con certezza il destino di Marco, in scadenza con I Bulls. La sua riconferma non e’ del tutto scontata, anche perche’ Belinelli puo’ sicuramente pretendere un salario piu alto rispetto a quello che percepisce adesso, e poi la franchigia di Chicago ha da valutare molte situazioni soprattutto tecniche.

Alla fine il duro lavoro paga sempre, il Beli e’ di certo quello fisicamente meno dotato dei tre italiani in NBA, perche’ Gallinari e Bargnani sono comunque dei lunghi, anche molto forti tecnicamente, e per loro un posto in quintetto anche se non scontato, puo essere trovato molto piu facilmente rispetto al settore guardie che compete Marco.

Ma la storia di Marco e della sua strepitosa stagione non finisce certo cosi’ anche se, come tutti sapete, si e’ conclusa la corsa dei suoi Bulls ai Playoffs, fermati da una squadra pressoché imbattibile come gli Heat. Quel che rimarrà  di certo agli occhi degli addetti ai lavori e non, sono le prestazioni del Beli in gara 6 e 7 del primo turno contro I Nets, quando accantonato ai margini delle rotazioni, per l’infortunio di Deng e’ stato mandato in campo dal primo minuto riuscendo a segnare 24 punti nell’apoteosi della vittoria a gara-7 a Brooklyn. Chapeau!

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Mauro Lobby

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