Memphis: via Hollins, inizia l’era Joerger

Memphis: via Hollins, inizia l’era Joerger

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Photo: articles.latimes.com
Aria di cambiamenti in casa Memphis Grizzlies dopo la straordinaria stagione scorsa, che ha visto la franchigia del Tennessee accedere ai playoff con il record di vittorie (56), ed arrivare fino alle finali di conference dove si è dovuta arrendere al ciclone Spurs di Duncan e compagni. Il nuovo proprietario Robert Pera ha continuato il suo programma di abbattimento dei costi avvalendosi della collaborazione dell’ex analyst di ESPN John Hollinger e della sua politica di analisi delle statistiche dei giocatori, resa famosa dal film “Money Ball”, prendendo delle decisioni che non hanno accontentato l’intera comunità dei tifosi dei Grizzlies. Infatti dopo la trade della scorsa stagione che ha visto la partenza di Rudy Gay e l’arrivo del veterano Tayshaun Prince, a fare le valigie questa volta è stato l’allenatore più vincente della storia dei Grizzlies, Lionel Hollins. Dopo un Lungo tira e molla durato diverse settimane, condite da varie incontri tra le due parti, la dirigenza ha deciso di non proporre il rinnovo del contratto al tecnico (199 -156 il suo record da head coach di Memphis) e di lasciarlo libero sul mercato. La panchina è stata affidata al suo ex assistente, con un importante carriera in D-League, David Joerger. La mossa ha lasciato più di qualche perplessità nei tifosi dei Grizzlies che non avrebbero voluto separarsi dal coach capace di regalare grandi soddisfazioni alla città, ma la nuova politica della dirigenza prevede un ridimensionamento dei costi dovuto al fatto che Memphis nel panorama Nba rappresenta uno “small market” e quindi non essendo in grado di reperire grandi risorse economiche da sponsor, botteghino e diritti televisivi, è costretta a mantenere costi bassi e sostenibili. Va ricordato comunque che Joerger lavorava con i Grizzlies da diversi anni occupandosi della fase difensiva della squadra, e questo garantisce ai giocatori una certa continuità ed una conoscenza di base dei metodi dl nuovo coach che permetterà di iniziare a lavorare su una base già solida.
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La off-season di Memphis non ha portato cambiamenti solo nello staff tecnico, ma anche nel roster. Nel draft di Giugno i Grizzlies hanno selezionato con la chiamata numero 41 la guardia Jamaal Franklin, prodotto uscito da San Diego State dove ha realizzato 16.6 pts, 9.4 rebs e 3,3 asts in 33.2 minuti, e con la numero 60 il lettone Janis Timma, che a differenza di Franklin non dovrebbe rimanere a far parte del roster di Memphis in pianta stabile. Durante la notte del draft il GM Chris Wallace ha poi messo in piedi una trade con i Denver Nuggets che ha visto passare in Colorado Darrell Arthur e approdare in maglia Grizzlies il centro Kosta Koufos, una mossa fatta per trovare finalmente un centro di riserva per Marc Gasol e al tempo stesso per lasciare spazio alle spalle di Zach Randolph a Ed Davis e permettergli così di avere un minutaggio più ampio per crescere e mettere in mostra le sue qualità, rimaste inespresse nel suo ultimo scorcio di stagione trascorsa a Memphis dopo la trade di Rudy Gay. Per quanto riguarda i free agent, Keyon Dooling e Austin Daye hanno lasciato la squadra mentre Jerryd Bayless ha esercito l’opzione a suo favore presente nel contratto decidendo così di restare un’altra stagione nel Tennessee. Le priorità sul taccuino del GM Wallace durante il periodo di free agency erano però quelle di riconfermare nel roster Tony Allen e di aggiungere alla squadra un tiratore dal perimetro, e cosi è stato. Infatti Tony Allen, nonostante la corte spietata di altre squadre per quello che si può considerare uno dei migliori difensori dell’ intera lega, ha firmato un rinnovo quadriennale a 20 milioni di dollari con i Grizzlies, ed in seguito è stato firmato anche il fresco campione Nba con i Miami Heat, Mike Miller.
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Per lui si tratta di un ritorno a Memphis in quanto ha già vestito la canotta dei Grizzlies dal 2003 al 2008 ed è tuttora titolare di diversi record di franchigia nei libri di statistiche della società. L’aggiunta di Miller va a colmare una lacuna nel tiro da fuori che è costata parecchio a Memphis nella finale di conference persa contro gli Spurs, che in assenza di minacce costanti dall’arco, hanno potuto concentrare la loro attenzione nella difesa del pitturato rendendo complicato il gioco in area ad una delle migliori coppie di lunghi della lega, Gasol e Randolph, riuscendo cosi ad imbrigliare l’attacco di Memphis. Tra le operazioni minori va segnalato anche lo scambio con i Boston Celtics che ha portato Donte Green ai “verdi” e il centro Fab Melo sulle sponde del fiume Mississipi. Memphis ha sistemato le lacune che aveva nel suo roster e sulla carta la squadra sembra assortita in maniera migliore rispetto allo scorso anno anche se bisognerà vedere come la squadra risponderà al cambio di allenatore e come quest’ultimo approccerà alla sua prima vera esperienza da head coach su una panchina Nba, considerato anche il fatto che succedere in panchina ad Hollins dopo una stagione come quella dell’anno scorso non è per niente semplice, ma senza dubbio i Memphis Grizzlies saranno anche l’anno prossimo una serie pretendente nella serrata corsa ai playoff nella difficilissima Western Conference.

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