Michael Beasley, il risorto

Michael Beasley, il risorto

Il buon ritorno in NBA di Michael Beasley

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La stagione 2015/16 degli Houston Rockets è stata una delle peggiori dal punto di vista sportivo: esonero dell’allenatore (Kevin McHale) dopo sole 11 partite, le bizze di Howard quasi ceduto alla trade deadline di Febbraio, la lotta disperata per un posto ai Playoffs conquistati all’ultimo respiro, la conseguente eliminazione e le continue voci riguardanti uno spogliatoio completamente spaccato.

Tuttavia hanno dato una chance, pienamente sfruttata a dovere, ad uno dei più controversi talenti degli ultimi anni: Michael Beasley.

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B-Easy, scelto alla numero 2 (dopo il solo Derrick Rose e prima di Westbrook, Love e Gallinari per dirne alcuni) nel draft del 2008 dai Miami Heat, dopo essersi chiuso tutte le porte possibili nelle sue sette stagioni precedenti ed essere stato scaricato dalla Lega, in estate ha optato per la Lega Cinese, firmando per i Shandong Golden Stars. Cosa sia successo da allora è un mistero: apparentemente messi da parte i problemi di droga, depressione e rabbia che hanno caratterizzato tutta la sua carriera, l’ex Kansas State ha ritrovato la pace interiore e ha ripetutamente fatto ciò che sa fare meglio: fare canestro. Dopo aver vinto il titolo di MVP straniero a mani basse (ok, in Cina, ma sono comunque 32 punti di media, con 14 rimbalzi, 4 assist, due rubate e più di una stoppata a partita) e digerita rapidamente l’eliminazione al primo turno dei playoffs orientali, arriva la chiamata di Daryl Morey: dopo Heat (per due volte), Timberwolves e Suns, l’NBA gli ha offerto un’altra chance, un simbolico ultimo giro di giostra.

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A Beasley è stato chiesto fin da subito di dare un contributo uscendo dalla panchina biancorossa, e già alla terza partita, nella vittoria sui Celtics al Boston Garden dell’11 Marzo, ne mette 18 in 15 minuti, con 8 rimbalzi e tirando 9 su 19 dal campo. La timidezza offensiva non gli è mai mancata, ma la precisione è notevole: nelle venti partite di regular season in cui scende in campo, di cui 10 vinte dai Rockets, va 13 volte in doppia cifra, tirando quasi col 48% dal campo, col picco dei 30 punti nella sconfitta con gli Hawks. Nei Playoffs, a dispetto di una Gara 1 giocata pochissimo, nelle restanti quattro va sempre in doppia cifra, uscendo con grinta e determinazione dalla panchina.

L’intelligenza cestistica è quel che è, una volta entrato in possesso del pallone difficilmente se ne disfa se non per tirare, ma in quanto a scorer puri, ideali per uscire dalla panchina, il mancino del Maryland ha dimostrato di essere uno dei primi della pista.

I Rockets hanno una Team Option su di lui di poco meno di un milione e mezzo di dollari per confermarne la presenza in squadra anche la prossima stagione , ed è molto probabile che venga esercitata.

Welcome back, B-Easy!

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