Mike D’Antoni e lo small ball

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Jake Fischer di SI.com ha raggiunto coach Mike D’Antoni per una lunga intervista riguardo il suo passato, il presente, il futuro e la sua visione della pallacanestro. Eccone alcuni stralci:

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SI.com: Come hanno influito gli anni da giocatore in Europa sulla tua filosofia da allenatore? D’Antoni: La linea del tiro da 3 era più vicina, questo mi ha fatto capire quanto pericoloso fosse il tiro da fuori, una vera arma. Inoltre i giocatori in Europa erano più esperti e ciò mi ha dato modo di sperimentare situazioni che in NBA, dove magari non si riesce a pensare fuori dagli schemi e si tende a comportarsi seguendo il branco per paura di essere licenziati, non avrei potuto vivere. SI.com: Nel tuo primo anno a Phoenix hai avuto un successo straordinario, come è successo a Steve Kerr nella passata stagione. I suoi successi ti ricordano i tuoi? D’Antoni: Sì, e giocano in maniera molto simile a come facevamo noi. Loro hanno Steph Curry che può tirare come, e forse anche meglio, di Steve Nash, e tanti altri giocatori dello stesso genere. Draymond Green difende su piccoli e lunghi un po’ come faceva Shawn Marion. Ognono ha i suoi pregi e difetti e le sue caratteristiche, ma adottano uno stile di gioco molto simile a quello che abbiamo provato ad adottare a Phoenix. SI.com: Quando Steve stava buttando giù schemi e strategie per la stagione, ti ha chiesto consigli? D’Antoni: No, gli ho parlato un po’ solo all’inizio dei playoff, ma lui è un grande coach e ha vicino Alvin Gentry, che era lì tutto il tempo della mia esperienza a Phoenix. Sapevano cosa e come la pensavo, non avrebbero avuto bisogno di chiedermi nulla. SI.com: I tuoi Suns sono sempre stati criticati per la scarsa difesa. Questo rende l’impresa dei Warriors ancora più grande, essendo stati capaci di spingere al massimo in attacco pur riuscendo a difendere molto bene? D’Antoni: Assolutamente sì. E il merito va ai singoli giocatori, hanno dei gran bei difensori. Credo che noi ci siamo fatti una brutta reputazione a Phoenix, difendevamo molto meglio di quanto si credesse. Siamo arrivati a un paio di passi dal titolo, per questo va dato credito a Golden State: sono stati capaci di salire di un altro gradino. Vincere 67 gare in una stagione è incredibile, hanno retto per tutto l’anno.
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SI.com: A questo proposito, Alvin Gentry dopo gara 6 ha dichiarato: “Dite a Mike D’Antoni che è stato vendicato.” Come ti ha fatto sentire? D’Antoni: (ride) Beh, Alvin mi fa sempre stare bene. Ovviamente mi ha fatto piacere sentirglielo dire, ma non mi sono comunque sentito vendicato. Solo felice per lui e per un bel gruppo di ragazzi. SI.com: Molti nella lega cominciano a pensare che questa rivoluzione della small ball porterà a un basket senza posizioni definite. Le tue squadre e Golden State hanno giocato small ball, ma comunque ogni giocatore aveva il suo ruolo ben definito, offensivamente e difensivamente. Cosa pensi di questa possibile pallacanestro senza ruoli? D’Antoni: Penso che si avranno sempre dei ruoli definiti, alcuni giocatori dovranno sempre fare certe cose. Ma i ruoli cambieranno: il 5 dovrà essere in grado di giocare sul perimetro, arriveremo al punto in cui tutti i centri impareranno a tirare da 3. Si arriverà al punto in cui molti giocatori saranno in grado di guidare il contropiede. Alcuni ruoli si fonderanno l’uno con l’altro, altri cambieranno, ma credo che, almeno per ora, i giocatori avranno ruoli definiti per continuare a fare quello che sanno fare meglio dei loro compagni.
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SI.com: Molta gente ritiene che il loro gioco sia simile, ma secondo te quali aspetti del gioco di Steve Nash devono essere ancora sviluppati da Steph Curry? D’Antoni: Lo vedremo. Non ho frequentato così tanto Steph, ma chiaramente il pick ‘n roll e l’idea di attaccare in maniera più consistente potrebbe essere qualcosa che lui dovrebbe migliorare. Ma di nuovo, Steph Curry è uno dei migliori giocatori in circolazione e lo sarà fino a quando tutto sarà stato detto e fatto. Ci saranno delle piccole sfumature che lui imparerà a migliorare da Steve e dall’esperienza. È un giocatore molto sveglio e intelligente, migliorerà col passare del tempo e ciò fa paura. SI.com: Vivi ancora in California? D’Antoni: No, ora sto in West Virginia, diciamo che ho staccato la spina per un po’. Gioco molto a golf e mio pare ha 101 anni, ci stiamo prendendo cura di lui e ci preoccupiamo che tutto vada per il meglio. SI.com: Hai avuto contatti con i Nuggets quest’estate, ma hai piani a breve professionalmente parlando? D’Antoni: Vedremo. Sono assolutamente aperto a ogni possibilità e ci sono molte cose che mi piacerebbe fare. Mio fratello è capo allenatore a Marshall, che è a un paio d’ore da dove sto io. Per ora voglio rimanere in grado di poterlo andare a vedere allenare quella squadra, vedremo cosa ci riserva il futuro. SI.com: Ma la voglia di tornare a bordocampo c’è ancora? D’Antoni: Certo, amo il basket e quando cresci facendo qualcosa, quella cosa non se ne va mai via da te. Valuterò ogni possibilità, resterò per sempre nel mondo del basket ma non si sa mai. L’NBA è una grande lega, ma anche strana. È stata buona con me, e ogni opportunità che si presenterà verrà tenuta in considerazione.

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