Milos-Ken nell’isola dove tutto è iniziato

Milos-Ken nell’isola dove tutto è iniziato

MIlos Teodosic in NBA richiama molte suggestioni. Un viaggio alle radici fallito da molti, che sembravano avere anche più doti. Ma chissà perchè, il sogno di Milos è un po’ quello di tutti noi, cresciuti alla scuola di Okuto…

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“Va Kenshiro, va… e inaugura una nuova era.”

Toki

La prima serie di Kenshiro si concludeva con la sconfitta e la morte di Raul. Ken, dopo centinaia di combattimenti, assurgeva al ruolo di imbattibile, e poteva finalmente andarsene con la sua Julia. La scuola di Okuto e quella di Nanto (esteticamente molto bella ma, da un punto di vista di pura efficacia combattiva una vera fetecchia, visto che le 5 forze di Nanto le prendevano di santa ragione dagli Okuto), si arrendevano a lui.

Tuttavia, pochi anni dopo, Ken deve ricomparire per battere un nuovo impero e, soprattutto, una lontana derivazione di Okuto, la Okuto Gemmy, da cui tutte le scuole di Okuto derivano, che si trova in una terra lontana, oltre il mare. Kenshiro vi approda e affronta guerrieri incredibili. Subisce sconfitte che lo lasciano quasi morto, ma alla fine, dopo un lungo cammino, batte Hyo, il combattente che non sapeva essere suo fratello, e Caio, l’enorme, potentissimo re di quella lontana isola.

Che Buron Suo e Tetsuo Hara scrivessero in realtà la storia di Milos Teodosic?

La firma che Milos appone sul ricco contratto offertogli dai Clippers riecheggia soprattutto al di qua del mare, dove il viaggio che il Nostro intraprende per andare dai maestri a certificare il suo sconfinato talento, affascina quanto nessun altro. È infatti dai tempi di Drazen e di Arvydas, e forse Toni Kukoc, che un giocatore così forte in Europa, non va in NBA.

Si potranno obbiettare vari nomi. Detlef Schrempf, ad esempio, o Dirk Nowitzki. Peja Stojakovic, Shasha Danilovic o Jasikievicius. Ma se i primi due sono da mettere da parte, in quanto non giocarono realmente in Europa, Peja e Shasha, pur grandissimi, andarono in USA in un momento preciso della carriera. Peja come giocatore che ancora, in parte, doveva sbocciare, e Shasha come grande vincente, ma con una corda invisibile stesa tra le due sponde, il cui estremo europeo finiva a Bologna.

da hoopshype.com
da hoopshype.com

Jasikievicius vi giunse come MVP di Eurolega, ma i suoi due anni a Indiana furono deludenti.
I Gasol stessi hanno passato la loro carriera adulta in NBA, giocando molto poco in Europa.

Milos, invece, è uno di noi. È uno di quegli emigranti che va a trovare i cugini di cui abbiamo sentito parlare, e i cui volti vediamo soltanto in foto sfocate. Ed è uno che si reca in America con dei messaggi nella bisaccia, messaggi che dicono qualcosa, o cercano di dire qualcosa, a un basket molto diverso, che dall’Europa cerca di copiare la cura dei fondamentali, ma che per certi versi è astrale, basato su coordinate spaziali tridimensionali, a cui il basket europeo risponde con un maggior attaccamento alla terra, alla semplicità, e alla voglia di vincere, in un luogo in cui l’anima è ancora importante.

Che il basket americano sia senz’anima, comunque, è una nostra supposizione. È americano, quindi irriducibile a qualsiasi categoria europea. Più grande, più costoso, più colorato, ma al tempo stesso anche, intrinsecamente, misteriosamente, legato a dei luoghi e dei momenti. Ha un’anima, ma americana. Se gli americani ce l’hanno, un’anima.

Milos arriva in America con addosso gli occhi di un’intera cultura cestistica, che ha imparato ad amarlo al di là della sua squadra, per le altezze e gli abissi che è capace di raggiungere e infliggersi: i suoi passaggi imprevedibili, le sue alzate d’ingegno, seguite dai tiri da tre decisivi sbagliati, ma che avresti solo voluto vedere uscire dalle sue mani.

Certe cose del suo carattere dovranno smussarsi. Il play americano di solito prende possesso della sua squadra, comportandosi come il cane alfa nel branco. Il play europeo si aspetta che la squadra gli sia servita su un piatto d’argento, ha un carattere un po’ hidalghesco, indolente, non si preoccupa della concorrenza.

Milos dovrà partire dal giorno uno. Non avrà scuse, niente giustificazioni.  Farà fatica, come fece Kenshiro, ma se avrà pazienza e voglia, riuscirà a imporre il suo talento come ha fatto qui in Europa. Giocare col Gallo qualche aiuto potrebbe portargli, così come avere un centro come DeAndre.

Certo è strano, a trent’anni, ritrovarsi a ricominciare, essere un signor nessuno. Non potrà dire “lei non sa chi sono io”. Non che l’abbia mai detto, ma ora sarà una frase ancora di più off limits. Chiunque abbia davanti penserà di essere migliore di lui, e lui dovrà essere meglio del suo miglior se stesso, per riuscire ad avere successo.

Di suo, Milos non ha conti aperti in Europa. Ha vinto tutto ripetutamente e non ha un posto in cui tornare, la sua missione è laggiù.

da nba.com
da nba.com

Ogni vittoria è prima di tutto contro se stessi. Il compimento di un viaggio che avviene tra due lati dell’anima. Per vincere, Ken dovette tornare alle radici dell’Okuto, e Milos dovrà fare un lungo viaggio cestistico per certificare la sua presenza laggiù. In qualche modo si vedrà rispecchiato in gente come Curry, o Booker, e noi staremo lì a guardare, sperando che anche gli americani lo amino come noi. Il brutto è che dovrà anche difendere, impegnarsi come non mai nella cosa che odia di più.

L’epilogo di Drazen, anche 25 anni dopo, brucia. C’è qualcosa di incompiuto nel suo viaggio, una torcia lasciata lì per qualcuno, che abbia il coraggio di raccoglierla.

Milos non ci penserà nemmeno, qualcosa in lui di molto slavo lo porta ad andare avanti senza pensare ad altro che al basket, quello di oggi, in campo, tra un allenamento e un altro, non quello di ieri che riempie i nostri sogni, a quello pensiamo noi. E pensiamo che lui abbia quel qualcosa che solo noi conosciamo, quell’ingrediente da guardia slava che da Kicanovic e Delibasic, giù giù per Drazen e Djordjevic, è arrivato fino a lui.

Quel qualcosa che è un fuoco dentro di basket, ma europeo, unico, che ora potrà provare ad illuminare anche l’NBA.

“Ken, sei tu, fantastico guerriero
sceso come un fulmine dal cielo”*…

 

*Sigla italiana di Kenshiro

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