Muore Kenny Sailors, l’inventore del jump shot

Muore Kenny Sailors, l’inventore del jump shot

la vita di Kenny Sailors, l’inventore del tiro in sospensione

Commenta per primo!

è morto a 95 anni Kenny Sailor, leggenda vivente dello sport e uno dei più acclarati pretendenti al titolo di “inventori del tiro in sospensione”

il basket è figlio della strada, come e più di altri sport. Gli allenatori si sforzano in tutti i modi di insegnare un’ortodossia del gioco e di trasmettere movimenti, fondamentali, stili, fino a quando, dalla strada, arriva un nuovo movimento che cambia il gioco stesso e costringe a riscrivere i testi fondamentali.

ksailorsjumpshotda Kennysailorsjumpshot.com

Succede oggi con Steph Curry e il suo modo di tirare e palleggiare, e successe negli anni ’40 grazie a una foto di “life”, la rivista americana, che riprendeva lo strano stile di tiro di un ragazzo che era stato una star a Wyoming.

Kenny Sailors, quel gennaio del ’46, era un ragazzo di 25 anni cresciuto in fretta. Aveva combattuto due anni nel Pacifico nella seconda guerra mondiale, e al suo ritorno aveva sfruttato il suo ultimo anno di eleggibilità per portare Wyoming a un altro record vincente. Si era sposato nel 1943 con una cheerleader dell’università e il basket divenne forzatamente, per lui, un modo per sbarcare il lunario.

Nel 1946 non c’era internet, nemmeno la televisione, le cose venivano spiegate alla radio da voci che inventavano gran parte di quel che vedevano. Quella foto, che ragazzini appassionati sfogliavano nei negozi di barbieri, nel retro delle edicole e nelle drogherie con cui impacchettavano le verdure, ebbe l’effetto di una scossa, simile a quello di una serie di tiri da tre di Curry, una schiacciata di Jordan o un passaggio di Magic. Le scuole, gli allenatori, fino ad allora insegnavano il canonico tiro a due mani dal petto, con i piedi ben piantati a terra.

In quell’immagine, che Erich Schaas aveva scattato a caso in un’azione di contropiede, si vedeva Kenny Sailors che saltava e, con la palla su una mano sola, si apprestava a tirare. Un gesto istintivo che aveva sviluppato da solo e aveva fatto la sua fortuna a Wyoming.

Il tiro in sospensione aleggiava nel gioco. Hank Luisetti lo aveva mostrato negli anni ’30, ma non aveva mai preso piede, osteggiato da allenatori e giocatori che riproducevano semplicemente il modo di giocare delle generazioni precedenti.

Sailors lo capì entrando nella BAA. Andò prima a provare a Rochester, dove un altro rookie era tale Otto Graham, poi grandissimo quarterback dei Cleveland Browns con Jim Thompson. Graham consigliò Sailors di provare a Cleveland, dove i Rebels della BAA cercavano giocatori. A Cleveland, Graham fece la sua carriera di star del football, e Sailors fu arruolato nei Rebels.

Dutch Denhert, allenatore dei Rebels, era un vecchio giocatore degli Original Celtics, dagli anni ’20. Il tiro di Sailors non gli piaceva e lo mise subito in panchina. “non diventerai mai nessuno a giocare così”, gli diceva, “se fossi in te metterei su un bel tiro a due mani come tutti gli altri”.

Ma la vita della NBA era dura anche da altri punti di vista: “A Wyoming ero abituato a una disciplina ferrea. Quando entravo nello spogliatoio a metà partita, i vecchi professionisti erano seduti a giocare a blackjack o a fumare, mentre Denhert cercava di spiegare qualcosa alla lavagna.” Ricordava Sailors di quel primo anno.

La situazione non migliorò con l’arrivo di Ed Sadowsky, altro vecchio pro con una renitenza naturale alla corsa. La storia finì con Clifford, il manager, che esonerò Denhert e trovò un equilibrio tra le varie anime della squadra e Kenny finì quel primo anno con quasi dieci punti di media.

Giocò le stagioni successive come guardia veloce e tecnica a Rochester e a Boston, ritirandosi poi a 30 anni.

Sailors aveva però lasciato il segno nei suoi anni universitari guidando Wyoming a una storica vittoria nel 1943 contro i campioni del NIT (Allora non c’era il torneo NCAA), di Saint John’s, in una partita di esibizione finita ai supplementari. Grazie a quella vittoria Wyoming venne considerata la squadra universitaria più forte dell’anno.

Nato nel 1921 in una fattoria del Nebraska, da una madre che era andata a ovest su un carro coperto e poi aveva vissuto in una baracca nella prateria, Kenny era il più giovane di tre figli, nato dopo Gladys e Bud. Crebbe in una fattoria di 320 acri e nel pieno della depressione lui e suo fratello aiutavano la famiglia andando a vendere porta a porta ortaggi e carne, fino alla città di Cheyenne.

Un giorno del 1934, in estate, i due fratelli stavano giocando a basket nello spiazzo della fattoria, usando un anello di metallo arrugginito appeso al muro come canestro. Bud era di qualche anno più vecchio e sovrastava fisicamente suo fratello. Kenny cercava di dribblarlo e di liberarsi come poteva. A un certo punto, non sapendo più cosa fare, Kenny saltò e tirò con una mano sola.

Bud lo guardò e gli chiese: “ma dove hai imparato a fare questo?”

“non lo so, mi è venuto in mente e l’ho fatto”. Disse Kenny.

“allora sarà meglio che ci lavori, perché questo può diventare un buon tiro”.

Kenny raccontava questa storia per fissare l’origine del suo tiro in sospensione. Se fosse vero o una leggenda familiare non è nemmeno importante, alla fin fine. Kenny sviluppò il suo tiro da solo, con la testardaggine con cui sua madre tirava su due ragazzini nella campagna del Nebraska, senza un uomo, dopo che il suo se ne era andato di casa lasciandola sola.

Bud fu il primo ad andare all’università del Wyoming, seguito da Kenny, che lavorò sulla forza delle gambe per saltare più in alto. Divenne un mezzofondista e fece salto in lungo, diventando una star all’high school di Laramie.

31sailors-web3-blog427da NYTimes.com

 

È affascinante pensare come l’innovazione del tiro in sospensione sia alla fine arrivata nel proscenio del grande basket a opera di perfetti sconosciuti, che nel basket tradizionalista e abbottonato dell’est non avrebbero trovato facilmente spazio. Kenny Sailors, Joe Fulcks dal Kentucky, poi diventato la prima grande stella della BAA, Hank Luisetti dalla California, erano cestisticamente dei figli di nessuno, lasciati liberi di sviluppare il loro talento.

Forse ci voleva quel carattere ostinato, duro, testardo, di uno che deve combattere ogni giorno per la sua sopravvivenza, per portare avanti un’idea in cui nessuno credeva davvero.

Dopo la carriera di giocatore, Kenny comprò una fattoria in Nebraska e ci visse fino al ’65, quando la vendette a suo fratello e si trasferì in Alaska, a vivere in spazi ancora più incontaminati. Negli ultimi anni, ha vissuto nei dintorni dell’università del Wyoming, come una specie di leggenda vivente. L’università ha nei suoi piani di costruire una statua dedicata Sailors. Strano a dirsi, Kenny non è mai entrato nella Hall of Fame del basket, rimanendo solo in quella del basket universitario. La sua maglia è stata ritirata e ora il suo 4 è l’unico sospeso sopra il campo dell’università.

Il suo prodotto più importante, il tiro in sospensione, si è diffuso in tutto il mondo e ha cambiato il basket, diramandosi poi in prodotti spuri suoi derivati, come l’arresto e tiro. Come succede oggi, in fondo, la strada indica il futuro, tagliando le remore della manualistica, gli intrichi dei regolamenti e reinventando il gioco nel modo che meraviglia sempre i tifosi ed è l’ingrediente che cerchiamo tutti: la novità, l’invenzione, il mai visto prima e una buona ragione per pagare un biglietto…

Interessante il sito dedicato a lui e al suo tiro: http://kennysailorsjumpshot.com/

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy