MUP (Must Underrated Players): i giocatori più sottovalutati della NBA

MUP (Must Underrated Players): i giocatori più sottovalutati della NBA

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L’NBA, essendo uno dei campionati sportivi più visti, amati, seguiti del mondo, offre alle proprie Star una visibilità e notorietà importantissime, più o meno meritate. Alcuni giocatori però, vuoi per il loro modo di giocare, vuoi per la squadra in cui giocano o perché le loro specialità non contribuiscono a realizzare “glamour stats” e lavorano fuori dai “radar” dei media, non ricevendo le “attenzioni” e il riconoscimento che altrimenti, in altri contesti, si meriterebbero. Honorable Mentions

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Partiamo dai giocatori “ex” sottovalutati, ovvero quelli che giustamente hanno ottenuto la meritata considerazione: Steph Curry, play-guardia dei Warriors, autore di Playoffs da urlo, probabilmente l’unico freno alla sua carriera potrebbero essere le sue caviglie. Mike Conley, uno dei migliori play “bidimensionali” ovvero importanti tanto in difesa quanto in attacco, protagonista anch’egli di una grande stagione con i suoi Grizzlies. Paul George atleta pauroso, con gli Indiana Pacers in costante miglioramento, si è notata la sua grande crescita, certificata dal MIP, premio come giocatore più migliorato dell’NBA. Kawhi Leonard, ala piccola dei San Antonio Spurs. Parla poco/mai, preferisce che siano i fatti a farlo per lui. Semisconosciuto a molti, ha fatto aprire gli occhi a tutti in una serie finale contro i Miami Heat giocata ai limiti dell’incredibile.
media.philly.com
Proseguiamo poi con i “veri e propri” underrated: il primo esempio è Jrue Holiday; 23 anni, Playmaker dei Pelicans (da quando i Sixers lo hanno ceduto in cambio di Noel, la notte del Draft). Jrue è una Point Guard con ottime doti offensive (17.7 PPG, 8 AST) che ha pagato la situazione dei 76ers (poca visibilità di un team poco attraente verso l’esterno e i media) e nonostante questo è stato convocato in panchina per l’All Star Game 2013. Anche Chris Paul, probabilmente il miglior play dell’intera lega, ha confessato dopo una gara di Regular Season “Amo come gioca Jrue, io e Chauncey (Billups, altro che qualcosa dovrebbe saperne in linea di principio) parliamo sempre di lui quando discutiamo dei giovani playmaker”.  Detto da Paul, non certamente uno qualunque, queste parole sembrano musica. Ma non è oro tutto quel che luccica e, dall’altro lato della bilancia, Holiday è ancora grezzo sotto certi punti di vista, come ad esempio nel prendersi cura della palla: il rapporto tra assist e palle perse deve essere migliorato, ma i presupposti ci sono tutti. Sempre nella posizione di Playmaker, grazie/a causa dell’abbondanza di talento in questa posizione nella lega, altri 3 giocatori non hanno la considerazione che potrebbero meritarsi: Goran Dragic, Greivis Vazquez e Eric Bledsoe. I primi due sono play più “tradizionali” ovvero giocatori bravi sia nel segnare che nello smazzare assist, mentre quest’ultimo è il “tipico” play di ultima produzione americana: doti atletiche straripanti e attacchi al ferro ricorrenti. Ha avuto la “sfortuna” di giocare nella stessa squadra di CP3, altrimenti le sue quotazioni sarebbero sicuramente state più elevate. Lo vedremo con più spazio quest’anno a Phoenix (con Dragic, in un ambiente tutto tranne che competitivo, ma chissà). Avery Bradley. Ci risiamo: un altro play-guardia, stavolta piuttosto anticonvenzionale. La sua principale forza è una grandissima abilità nel difendere gli esterni avversari, a cui si contrappone però molta difficoltà nell’attaccare dal perimetro (difficile una coesistenza con Rondo).
media.northjersey.com
Parlando di lunghi, poca considerazione rispetto al merito la sta ottenendo Brook Lopez, centro dei Brooklyn Nets, quasi sempre fuori dai giochi quando si parla dei più determinanti centri della lega (ingiustamente). Nel suo ultimo anno ai Nets ha segnato 19.4 PPG (con il 52% e 75% ai liberi, da non sottovalutare per un centro) con 6.9 rimbalzi e 2.1 stoppate. Pericoloso sia da sotto che dalla media, deve migliorare a rimbalzo, ma secondo il neo arrivato Paul Pierce ha i crismi del miglior centro NBA e di un “possibile candidato all’MVP”. Non ha difficoltà a rimbalzo un altro lungo, JJ Hickson, Ala in uscita dai Portland Trail-Blazers, capace, in 29 minuti di media di utilizzo, di registrare una doppia doppia di 12.7 PPG e 10.4 rimbalzi. Giocatore fisico, non troppo educato tecnicamente ma che farà comodo ad una realtà come quella dei Nuggets nonostante abbia un frontcourt piuttosto affollato (McGee, Faried). Anche se sei in NBA, il campionato sportivo più seguito nel mondo, non è detto che la fama ti piova addosso: il tempo dirà se, come giusto sarebbe, gli “invisibili” del basket a stelle e strisce riusciranno a diventare qualcosa di più, e lasciare un ricordo nella mente dei (moltissimi appassionati).

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