NBA D-League, rivoluzione in arrivo: quali saranno le conseguenze?

NBA D-League, rivoluzione in arrivo: quali saranno le conseguenze?

La lega di sviluppo della NBA potrebbe in futuro compiere un importante rinnovamento: l’aumento dei salari e l’espansione a 30 squadre sono i due aspetti chiave della rivoluzione. Il mercato europeo ne risentirà le conseguenze?

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In una recente intervista a ESPN, Carmelo Anthony – in qualità di vice-presidente della NBPA – ha parlato del suo desiderio di vedere una NBA D-League ristrutturata, spingendo per aumentare gli stipendi dei giocatori fino al livello del salario medio percepito in Europa e all’estero in generale. Secondo la stella dei New York Knicks, un altro aspetto della D-League che dovrebbe essere tenuto d’occhio è quello dell’espansione della stessa lega, in modo che ogni franchigia NBA possa avere una propria affiliata.

UNA LEGA IN ESPANSIONE – Questa lega viene considerata da giocatori e addetti ai lavori come un’opportunità sia di crescere all’interno di un sistema centrato proprio sullo sviluppo dei giocatori sia per tentare il grande salto in NBA. Un sistema, quello della D-League, che sta rendendo sempre più sua la definizione di “Development League”, anche grazie al fatto che ormai la maggioranza delle franchigie NBA ha un’affiliata nella lega di sviluppo. Infatti, la NBA D-League è composta attualmente da 22 franchigie, con la 23esima – affiliata agli Atlanta Hawks – che si aggiungerà ufficialmente dalla stagione 2019-20. Ciò significa che 7 squadre NBA – Portland Trail Blazers, Denver Nuggets, Minnesota Timberwolves, Milwaukee Bucks, Los Angeles Clippers, Washington Wizards, New Orleans Pelicans – non possiedono una franchigia affiliata nella lega di sviluppo, ma presto tutte le squadre dovrebbero avere un’affiliata in D-League, come confermato da due fonti a Basketinside.

RIVOLUZIONE ECONOMICA? – I giocatori in NBA D-League firmano con la lega un contratto valido per solo un anno e i loro stipendi sono classificati in due livelli: il “Livello A” da $26.000 annuali e il “Livello B” da $19.500. Insomma, si tratta di cifre piuttosto basse se messe in confronto con i salari medi dei giocatori americani in Europa, addirittura microscopiche se il secondo termine di paragone è lo stipendio percepito mediamente in NBA. Proprio per questo motivo, una possibile rivoluzione sugli stipendi è ora al centro delle discussioni e dei rumors riguardanti la NBA D-League.

Per analizzare fino in fondo questa possibilità, Basketinside.com si è consultato con diversi addetti ai lavori legati al mondo della lega di sviluppo della NBA in modo da capire le loro opinioni in merito.

Tra le principali considerazioni emerge il fatto che per migliorare la NBA D-League è necessaria una ristrutturazione, sia per quanto riguarda il formato sia dal punto di vista economico. Un primo passo è stato compiuto già nella scorsa offseason: infatti, oltre ai due livelli salariali A e B, fino alla scorsa stagione esisteva anche un terzo livello dal valore di $13.000 che è stato cancellato prima della stagione 2016-17. La possibilità di fare un altro passo avanti c’è ed è più che concreta, tant’è che negli ultimi due anni sono già state intavolate delle trattative per valutare le proposte di aumento degli stipendi, come confermato da varie fonti, e la fumata bianca risulta davvero vicina. Per quanto riguarda i dettagli, è molto probabile che i nuovi salari raggiungeranno cifre tra i $50.000 e i $75.000, come anticipato da Marc Stein di ESPN e come confermato da alcune fonti a Basketinside.com. Un altro elemento discusso, sempre per quanto riguarda i contratti dei giocatori, è quello legato ai “two-way players”, ovvero quei giocatori che si alterneranno tra NBA e D-League e che porteranno a 18 il numero massimo di giocatori per le squadre NBA.

Ma quali conseguenze si presenterebbero, negli States e all’estero, se venissero ufficialmente approvati tali cambiamenti nel prossimo futuro?

LE CONSEGUENZE: LA PAROLA AGLI AGENTI – Su questo aspetto troviamo opinioni concordanti soprattutto tra procuratori legati sia al mondo della D-League che al mercato estero, come l’agente Raz Khan di Interperfomances, che dichiara: “In D-League ci sono molti giocatori di talento che non guadagnano tutto ciò che valgono, così come credo che, se i salari aumentassero, in D-League giocherebbero anche atleti che solitamente cercano contratti più importanti in Europa. Questo renderebbe la lega molto più forte e favorirebbe una maggiore espansione e ricavi maggiori”, o la significativa dichiarazione rilasciata da Jeremiah Haylett, secondo cui una NBA D-League ristrutturata potrebbe diventare la seconda lega migliore al mondo dopo la NBA. Inoltre – secondo gli agenti Bill Neff (Saga Sports) e Russell Slayton (Slayton Consulting Group) – la nuova struttura della D-League potrebbe condizionare in modo significativo il mercato estero, poiché molti giocatori americani vorranno rimanere negli Stati Uniti per giocare in D-League. Allora, un’altra conseguenza legata alla rivoluzione della D-League potrebbe essere un ulteriore reazione economica da parte delle squadre estere, che potrebbero decidere di alzare a loro volta l’asticella degli stipendi – come dichiarato da Dave Gasman (Overtime Sports International), Greg Javardian (Elevation Basketball Agency) e Gary Ebert – anche se molte società non avrebbero budget sufficiente a disposizione, quindi rimarrebbero condizionate negativamente dal rinnovamento della D-League. Nonostante la possibilità di aumento degli stipendi, questi non raggiungeranno il livello delle grandi leghe europee come l’EuroLega, perciò molti giocatori, soprattutto i migliori al di fuori della NBA, continueranno a concentrarsi sul mercato estero pur rinunciando al sogno NBA, come espresso da Errol Bennett (Three Eye Sports) e Ronnie Levi (Hazan Sports Management).

L’OPINIONE DI BASKETINSIDE.COM – Concludiamo questa analisi con l’opinione di Basketinside.com. Sicuramente la nuova struttura della NBA D-League e l’aumento degli stipendi renderà molto più complicato il mercato per le squadre estere di medio livello, così come concordiamo sul fatto che le leghe di alto livello non ne risentiranno in modo particolare. Per finire, le squadre che non avranno la possibilità di pareggiare l’offerta della D-League potrebbero colmare i vuoti lasciati dagli americani con giovani giocatori prodotti nei rispettivi settori giovanili, i quali avrebbero la possibilità di crescere avendo più spazio nelle rotazioni, anche se inizialmente questo aspetto potrebbe condizionare negativamente il livello delle competizioni.

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