NBA Eastern Conference 2015-2016 Power Ranking

NBA Eastern Conference 2015-2016 Power Ranking

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LeBron James, dominatore assoluto della Conference negli ultimi cinque anni – twitter.com
15-Philadelphia Sixers (prec. 14)

di Nicola Biso

Come ogni anno dal 25 giugno all’inizio della nuova stagione, Sam Hinkie e Brett Brown si ritrovano tutte le notti a ballare misteriose danze sciamaniche nella speranza che il rookie scelto (in genere un lungo, perché se sono sotto i 2,10 m non vengono minimamente presi in considerazione) sia il nuovo Olajuwon. Detto, fatto. Ecco che Philly si presenta ai nastri di partenza con un nuovo centro, tale Okafor, che nonostante faccia ben sperare non sembra certo il giocatore in grado di salvare una stagione a meno di miracoli o incantesimi targati Hinkie-Brown. All’amore per le lotterie, il duo più matto della Pennsylvania affianca pure quello per le scommesse. Quindi, con la crisi degli ippodromi e del mondo delle corse dei cavalli, perché non puntare tutto su un canadese? Nick Stauskas, eccellente tiratore in NCAA in maglia wolverines e mai sbocciato in quel di Sacramento. L’ex Kings dopo una stagione da rookie con moltissime ombre e pochissime luci avrà dunque modo di mettersi in mostra in un ambiente con pressioni molto minori rispetto a quello californiano. Scherzi a parte Philadelphia anche quest’anno sarà il parco giochi per giocatori interessanti ma ancora acerbi e in cerca di crescita. Convington, Sampson e Noel dopo la scorsa stagione positiva sono alla ricerca di conferme ma sicuramente non sono ancora pronti per dominare. A innestare ancora più dubbi vi è poi sicuramente la dipartita degli ultimi veterani (Mbah a Moute e Richardson): scelta opinabile viste le difficoltà della società a gestire talenti un po’ irrequieti come Joel Embiid, che tra l’altro starà fuori pure questa stagione per una ricaduta. Sarà, dunque, prevedibilmente l’ennesima stagione passata nei bassi fondi dell’Eastern Conference nella speranza che arrivi presto il Draft 2016 e con esso i sogni di pescare un nuovo fenomeno. 14-Orlando Magic (prec. 13)

di N.B.

C’è un nuovo deejay in quel di Orlando e suona una musica completamente diversa rispetto a quella del predecessore. Il suo nome è Scott Skiles e non parliamo di deejay ma di allenatori che le sanno suonare. Nell’ambiente è conosciuto come un sergente di ferro la cui filosofia è “prima di darle, bisogna imparare a non prenderle”…Un coach dalla mentalità difensiva e con un’ottima capacità di insegnare basket e dare identità alle proprie squadre (citofonare Milwaukee per aver conferme). La dirigenza, ed in particolare Hennigan, da Skiles non si aspetta di vincere sin da subito ma di poter vedere i principi dello sviluppo di un progetto fondato sui giovani, ma che stenta a partire. I Magic, infatti, presentano un roster pieno di diamanti grezzi, che faticano ad esplodere. Fatta eccezione per Vucevic, talento balcanico, che sembra aver trovato una dimensione offensiva più che difensiva, gli altri giocatori (Harris, Oladipo, Payton e Gordon) hanno dimostrato d’aver le stigmate del campione ma non ancora la continuità e la personalità per esserlo. Insomma, ad Orlando il materiale non manca e per migliorare ulteriormente è stato aggiunto al roster un rookie dalle doti tecniche e fisiche eccezionali: Mario Hezonja. Il catalano è un giocatore tutto da scoprire ma con già un ottima esperienza: nonostante la giovane età vanta già due anni passati a giocare in Eurolega nelle fila del Barcellona e un europeo da protagonista con la Croazia. A completare la squadra sono poi arrivati gregari d’esperienza utili al gioco di Skiles come CJ Watson e J.Smith . Da non sottovalutare infine la scommessa Shabazz Napier, forse bocciato un po’ troppo frettolosamente da Pat Riley. Di certo quest’anno i Magic non vinceranno nulla e probabilmente non arriveranno ai playoff, ma potrebbe esser divertente veder giocare la banda di Skiles! 13-New York Knicks (prec. 15)

di N.B.

Nell’ultimo lustro, Dolan e Mills sono riusciti a ridurre in macerie la squadra, che era diventata la meta preferita delle stars a fine carriera in cerca di un posto in cui svernare. La musica sembra però cambiata. L’avvento di coach Jackson, come plenipotenziario quanto a mercato NBA e questioni di campo, ha dato nuova “verve” ad una franchigia sull’orlo del tracollo. Jackson, infatti, in sole due sessioni di mercato ha saputo rivoluzionare la squadra affidando a coach Fisher il comando e affiancando a Carmelo Anthony, stella indiscussa del team, un pacchetto di giocatori funzionali alla “triangle offense” (vero e proprio mantra di Coach Zen). Dopo aver scaricato i vari Smith, Shumpert e Stoudemire in inverno e Hardaway jr. in estate, Jackson si è potuto concentrare sulla ricostruzioni partendo dal reparto lunghi con l’Innesto di Robin Lopez, Seraphin e O’Quinn: il primo è quanto di meglio offrisse il mercato, una volta perso Monroe, il francese è invece un eccellente back up per il centro titolare e il terzo è un ottimo elemento in grado di dare punti e rimbalzi dalla panchina. A completare il reparto laterali è poi arrivato Derrick Williams, che di talento ne ha sempre avuto, ma troppo spesso si è dimenticato d’averlo. Dopo delle stagioni così così ai Kings (franchigia anche più problematica dei Knicks), la speranza è che trovi la sua dimensione e faccia il salto di qualità tanto atteso.

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La strana coppia
Dal Draft sono infine arrivati tre giocatori molto diversi tra loro, ma davvero interessanti. Il primo è il lungo lettone Kristaps Porzingis scelto alla nr.4 del Draft 2015; l’ex Sevilla ha tutte le carte in regola per far bene in NBA, ma non è ancora pronto per far la differenza. Infatti, lo stesso Jackson ha parlato di un possibile “crack” del gioco ma che non è ancora pronto per caricarsi sulle spalle la squadra. Si prevede per lui una stagione come cambio di lusso per Anthony che giocherà molti minuti da ala grande. Il secondo è Jerian Grant, ex Notre Dame, scelto alla 17 dagli Hawks e arrivato in cambio del discontinuo Hardaway jr. Il giovane Grant è una guardia NBA fatta e finita, che ha dimostrato durante i quattro anni universitari d’avere qualità offensive sopra la media e personalità da vincente. Infine un colpo in prospettiva: Guillermo Hernangomez. L’ex Sevilla è probabilmente la mossa di mercato più sottovalutata dall’intero mondo NBA. Arrivato in uno scambio che ha visto coinvolto i Sixers, il giovane spagnolo ha dimostrato durante l’ultimo Europeo di aver i numeri del fuori classe sebbene non fosse ancora pronto per il panorama americano. Da qui la decisone di lasciarlo almeno un altro anno in Spagna, al Real Madrid, dove potrà giocare con continuità sia in campionato che in Eurolega dove ha già iniziato a far vedere alcuni numeri niente male. Ottima mossa specie se si considera che il prossimo anno, a meno di sconvolgimenti, i newyorkesi non avranno scelte al Draft. Considerate le incognite e le scommesse fatte da questi Knicks, non ci si può certo aspettare un campionato di vertice. L’obbiettivo è però chiaro: far meglio dello scorso anno e vista la Preseason ed il mercato le possibilità vi sono tutte. Coach Zen ha dato il via ai lavori di ricostruzione, ora è il momento di rimboccarsi le maniche.   12-Detroit Pistons (prec. 12)

di Leonardo Zeppieri

La squadra di Van Gundy si presenta alla stagione 1516 con poche certezze e tantissimi dubbi. Anzitutto, i Pistons si ritrovano con i due giocatori più pagati dell’intero roster a contendersi lo stesso ruolo, quello di point guard; Jennings (8,3 mln) e Jackson (13,9 mln) difficilmente possono giocare insieme. Lo spot di centro sarà certamente appannaggio di Andre Drummond che, senza Monroe tra i piedi, dovrà dimostrare qualcosa di più nella metacampo offensiva. Stanley Johnson dovrebbe partire titolare e ha possibilità come ROY. Il quintetto dovrebbe essere completato da Caldwell-Pope e da uno tra Ilyasova e Marcus Morris. Importante sarà il lavoro di quest’ultimi nell’aprire il campo, lasciando spazio a Drummond dentro l’area. Tutto considerato, la squadra, esclusi Drummond e Johnson, non sembra irresistibile, con Jennings e Reggie Jackson PG non proprio convenzionali. Motivi per seguirli: sarà interessante vedere l’evoluzione della creatura di Van Gundy, che adesso pare avere in mano una squadra più consona ai propri precetti. Nel ruolo di play avrà una bella gatta da pelare, vero, ma la coppia Jackson-Drummond nella parte finale della scorsa stagione stava per portarlo ai Playoffs. 11-Brooklyn Nets (prec. 8)

di L.Z.

Dal punto di vista strettamente tecnico non sembrano peggiorati tantissimo, rispetto allo scorso anno. Il problema però è che la Conference è obbiettivamente più competitiva. Joe Johnson e Brook Lopez sono due buoni giocatori, ma con limiti (tecnici per il primo, fisici per il secondo) molto chiari. Il ruolo di playmaker sarà occupato da Jarrett Jack, uno che ha fatto danni in tutte le squadre dove è andato (escluso l’anno a Golden State). L’altro esterno potrebbe essere già da subito Hollis-Jefferson (grande potenziale difensivo), ma più probabilmente in quintetto finirà uno tra Karasev e Bogdanovic (…). Il tutto sarà impastato con la mediocrità di Thaddeus Young (fresco di rinnovo milionario) e guidato da Lionel Hollins, il coach più antiquato del campionato. Motivi per seguirli: pochi, francamente. Brook Lopez è un signor lungo, fin quando non si rompe. Joe Johnson (probabilmente) il miglior attaccante NBA negli ultimi 60 secondi. That’s all. I Nets sono i favoriti per il premio “Detroit Pistons 1314” come squadra esteticamente più brutta della Lega.

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“Indovina chi avrà 10 isolamenti a partita anche quest’anno?”
  10-Boston Celtics (prec. 7)

di L.Z.

La ricostruzione del Trifoglio prosegue, ma a rilento. Il playbook di Stevens è eccellente, alcuni giocatori sono più che discreti, ma mancano di fisicità e solidità. Il reparto guardie è talentuoso, anche se un po’ piccolo, con Bradley e Smart in quintetto e Isaiah Thomas (fortissima la sua candidatura per il premio di Sixth Man Of The Year) dalla panca; al contrario, sotto canestro ci sono due buoni giocatori come Lee e Amir Johnson (banalmente, uno molto più attaccante, l’altro molto più difensore), ma i back-up Olynyk e Sullinger non sono migliorati come la dirigenza si attendeva e Zeller non è né carne né pesce. In ogni caso la squadra sembra buona, con tanti giovani di buone prospettive (James Young, Terry Rozier, R.J. Hunter). Meno giovane Perry Jones, che però ad OKC ha fatto vedere sprazzi di giocatore NBA. Per noi partono come decima forza a Est, ma hanno qualche chances di entrare ai Playoffs. Motivi per seguirli: squadra che gioca insieme e con talenti da sviluppare, allenata egregiamente. Il backcourt è un mix di attacco, difesa, tiro da fuori e fisicità. In ogni caso, il solo Isaiah Thomas dovrebbe essere un motivo sufficiente per dare un’occhiata ai Celtics. 9-Charlotte Hornets (prec. 11)

di N.B.

Michael Jordan ha lavorato tutta l’estate per dare a Clifford un roster da Playoff e con buone possibilità per una degna post season, ma ecco che la Dea Bendata ha giocato l’ennesimo brutto scherzo alla franchigia della Carolina del nord. Pronti e via , si è rotto Kidd-Gilchrist, giocatore fondamentale per gli equilibri difensivi dei calabroni. MKG rimarrà fuori per un periodo di tempo indeterminato: probabilmente tutta la Regular Season. Nonostante l’assenza del loro uomo immagine, gli Hornets potranno contare su un ritrovato Al Jefferson pronto a caricarsi sulle spalle l’intero attacco e su un gruppo di innesti molto interessanti. Infatti, viste le cattive stats sulla difesa dal perimetro e il tiro da tre punti, la dirigenza ha deciso di affiancare all’asse MKG-Big Al un gruppo di giovani specialisti. Quindi, una volta spedito Stephenson a Los Angeles, gli Hornets si sono rinforzati con l’arrivo di Kaminski (lungo proveniente dall’ultimo draft e capace di far male anche dalla distanza), Lamb, Batum e Lin. Kaminski è uno dei rookies più interessanti dell’ultima classe Draft: la sua tecnica di base è nettamente superiore a quella dei suoi coetanei ma paga lo scarso atletismo; sarà interessante vedere se riuscirà a ritagliarsi un posto in questa Charlotte. Lamb è da sempre considerato un giovane di belle speranze, peccato che, dopo 3 anni di NBA, sia ancora inesploso, probabilmente fagocitato da uno spogliatoio con troppe personalità forti come quello dei Thunder; in questa nuova squadra l’ex huskies troverà sicuramente più minuti e maggiori sicurezze. Batum negli ultimi due anni è stato una delle migliori ali piccole della Western Conference: l’impressione è che darà a questi giovani Hornets maggiore esperienza e concretezza, cose che lo scorso anno sono mancate. Infine Lin, che da supereroe delle notti newyorkesi è finito a far la comparsa prima a Houston e poi a Los Angeles forse a causa di un apporto mai in grado di giustificare il suo maxi ingaggio; quest’anno avrà meno pressioni e competitor nel suo ruolo, motivo per cui potrebbe trovare la sua dimensione. Considerando il mercato e sperando in un recupero miracoloso di MKG si direbbe che quest’anno a Charlotte ci sarà da divertirsi. 8-Indiana Pacers (prec. 9)

di N.B.

Stagione di rinnovo generazionale e motivazionale per i ragazzi della coppia Bird-Vogel. Dopo un’annata con più ombre che luci, la dirigenza ha deciso di stravolgere la squadra, senza però distruggere completamente le fondamenta che si chiamano Paul George e George Hill. Da qui la decisone: fuori due pietre d’angolo della compagine come West e Hibbert e dentro un rookie tutto da scoprire ma con ottimi mezzi fisici come Myles Turner e due vecchie volpi quali Monta Ellis e Jordan Hill. Ellis non è di certo la miglior guardia da affiancare a George, ma è un ottimo scorer e i suoi punti sono ciò che serviva a questa squadra. Discorso simile per Hill: lungo d’esperienza ma non il meglio che la piazza potesse offrire. Ciononostante, le prospettive potrebbero essere molto interessanti per la banda Vogel, se non fosse per i malumori della stella Paul George che, in preseason, si è detto dubbioso e non contento della possibilità di giocare da ala grande. La verità è che nella mediocrità dell’est, una squadra con questi elementi(non eccelsi ma buoni) può tranquillamente raggiungere i Playoffs, specie se si trova ad essere trascinata dallo stesso George in formato pre-infortunio.

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“Tranquilli, ci penso io”
7-Milwaukee Bucks (prec. 6)

di L.Z.

Il progetto di Milwaukee è certamente uno dei meglio riusciti degli ultimi anni. I Cervi sono passati dall’avere il peggior record della Lega ad essere una sicurezza in zona Playoffs nel giro di appena due anni. Il roster giovanissimo garantisce non solo talento, ma anche futuribilità (ergo li rivedremo spesso in post season nei prossimi anni). Jabari Parker rientra da un infortunio che gli ha impedito di contendere il premio di Rookie of the Year a Wiggins, e sarà quindi carico; Antetokumpo ha mostrato buonissime cose all’ultimo Eurobasket, Monroe è un lungo di sicura affidabilità e Kidd un coach con un’idea di gioco chiara. Insomma, ce n’è abbastanza per dare fastidio a tutti anche a Maggio, almeno al primo turno. Unica nota stonata, la presenza in cabina di regia di Carter-Williams, che rischia di rovinare un po’ tutto. Atteso al varco Khris Middleton, dopo il rinnovo da 70 milioni: sarà il giocatore utilissimo che ha dimostrato di poter essere lo scorso anno, oppure si cullerà sugli allori? Motivi per seguirli: i Bucks sono una squadra atletica e giovane, pronta a dar battaglia e con una difesa solidissima. Jabari&Giannis potrebbero formare una delle coppie più esplosive della Lega. 6-Washington Wizards (prec. 5)

di L.Z.

La squadra della capitale, al netto di arrivi e partenze, sembra leggermente migliorata rispetto alla scorsa stagione. Il back-court resta quello perfettamente assortito formato da Wall e Beal e sotto canestro c’è stata la conferma di Gortat. I volti nuovi del quintetto saranno, probabilmente, Otto Porter e Kris Humphries, con Nenè in panchina. Il roster sembra davvero profondo, soprattutto nei ruoli di ala (Oubre, Alan Anderson, Dudley e Webster per quanto riguarda i 3, Gooden, Blair e Nenè come numeri 4). Il reparto guardie ha accolto tutta la voglia di tirare di Gary Neal e può sempre contare su Sessions, oltre a Ish Smith e Temple. Lo scorso anno i Wizards, pur trovandosi nella top-10 per percentuale da 3 punti, erano solamente 27esimi per triple tentate; ecco, gli arrivi di Dudley (39,6% da 3 in carriera) e Neal vanno letti in quest’ottica. Siamo sicuri, inoltre, che vedremo per tanti minuti dei quintetti small ball, con Porter da 4 (scelta che, con Pierce in campo, ha fatto tanto male agli avversari di Washington lo scorso anno). Una squadra tanto lunga meriterebbe qualche posizione in più all’interno del Power Ranking, ma purtroppo in panchina c’è Randy Wittman (…) e la partenza di Pierce rischia di pesare molto, sia dal punto di vista tecnico che, soprattutto, da quello della presenza nello spogliatoio.

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Se non il miglior backcourt della Lega, quantomeno quello meglio assortito
Motivi per seguirli: Wall e Beal, per età e caratteristiche, sembrano avere tutte le carte in regola per formare una delle coppie play-guardia migliori della Lega. La sesta posizione potrebbe stargli stretta, chissà che non possano essere la sorpresa della stagione e guadagnarsi una delle prime 4 posizioni in vista dei Playoffs. 5-Toronto Raptors (prec. 4)

di N.B.

In Canada l’aria è cambiata. Fuori Lou Williams, Amir Johnson, Greivis Vasquez, Tyler Hansbrough e Landry Fields; dentro: Cory Joseph, Luis Scola, Demarre Carroll ,Bismack Biyombo ed infine Anthony Bennett (ex prima scelta del Draft 2013 e praticamente regalato dai Minnesota Timberwolves). Analizzando la situazione in casa Toronto e le critiche di discontinuità e mancanza di una buona panchina da sempre mosse alla compagine canadese, non si può non notare che il front office del team si è mosso nella direzione giusta. Lou Williams (sixth man of the year) non è di certo una perdita voluta, ma potrebbe essere un bene per una squadra già ricca di talento ma priva di concretezza. Concretezza: questa la parola d’ordine. Infatti, sono da vedersi in quest’ottica gli arrivi di Joseph (ottimo tiratore, con un passato alle dipendenze di coach Popovich), Scola (rimbalzista d’esperienza, abile su entrambi i lati del campo) e Carroll (3&D con potenziale offensivo, strappato agli Atlanta Hawks dopo una stagione esaltante). Da non sottovalutare, poi, Biyombo: ottimo rimbalzista che sarà il sostituto di Valanciunas, il quale quest’anno dovrà consacrarsi come uno dei migliori centri in circolazione. Non vanno infine dimenticati Lowry e Derozan che dovranno dimostrarsi veri e propri trascinatori in campo e nello spogliatoio. Un roster completo e altamente competitivo quello dei canadesi che dovranno mantenere constanti i risultati e non sgonfiarsi a metà stagione come successo lo scorso anno. 4-Atlanta Hawks (prec. 1)

di L.Z.

Il perché di un calo di ben tre posizioni rispetto all’anno precedente sta in due considerazioni: 1) sarà difficile ripetere la straordinaria stagione ’14’15, dove più o meno tutto è girato nel verso giusto (almeno fino ai Playoffs) 2) Atlanta ha perso il proprio MVP dei Playoffs, nonché uno dei tre migliori 3&D players dell’intera Lega. A sostituire Carroll dovrebbe essere Sefolosha (al rientro da un particolare “infortunio”…), che è molto “D” ma poco “3”. Dalla panchina vedremo i volti nuovi di Splitter (in un sistema che conosce bene) e Tim Hardaway Jr. (semi-disastroso nell’ultima stagione newyorkese) con Justin Holiday possibile sorpresa. E ancora, Schroder, apparso in gran forma agli Europei, e Mike Scott, che porta atletismo e tiro da fuori. Le certezze sono sempre le stesse: Al Horford e Paul Millsap, che non hanno bisogno di presentazioni. Capitolo Jeff Teague: l’ex Wake Forest ha ormai 27 anni e deve decidere cosa vuol fare da grande. Resterà solamente un buon giocatore, o sarà capace di diventare il go-to-guy di questi Hawks senza padrone? Il paragone con Tony Parker viene quasi spontaneo e la parabola di Teague potrebbe essere molto simile. Intanto Schroder ha dichiarato di voler far parte del quintetto base… Motivi per seguirli: la squadra di Budenholzer gioca un basket pulito, preciso e veloce, con spaziature perfette e senza egoismi. Molto banalmente, gli Spurs della Eastern Conference. 3-Miami Heat (prec. 10)

di L.Z.

A due anni dall’addio di LeBron, Miami entra nella stagione 20152016 come una delle vincitrici della offseason. La conferma di Dragic, la presa di Winslow alla dieci (alla dieci!) e Gerald Green al minimo salariale sono tre mosse veramente degne di nota. In particolare, i due ex Suns vanno a colmare le due grosse lacune della passata stagione; un play che sappia giocare il P&R e possa alzare il ritmo e un esterno con tanti punti nelle mani dalla panchina. Per comprendere il salto di qualità di Miami si può semplicemente guardare la rotazione; Chalmers è il back-up di Dragic, McRoberts è la terza ala grande della rotazione, Ennis è la quarta ala piccola e Tyler Johnson il terzo play. Tutti e quattro, lo scorso anno, ricoprivano ruoli ben più importanti. Haslem era partito in quintetto ben 25 volte; ad oggi è la quarta scelta nel suo ruolo. Ci fidiamo a pronosticarli come terza forza della Conference, confidando nel fatto che stiano lontani dagli infortuni. Ai Playoffs potrebbero essere una mina vagante, nonostante alcuni problemi cronici (mancano tiratori affidabili e la difesa è da provare). Motivi per guardarli: squadra nuova, che si propone di correre, e piena di atleti pronti a scatenarsi in campo aperto (Green e Johnson su tutti). Wade e Dragic compongono un backcourt super-efficiente in attacco.

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Il concetto di “we’re coming for you”
2-Chicago Bulls (prec. 3)

di N.B.

“TUTTA CHICAGO È ALL IN!” Dai tifosi alla dirigenza fino ai giocatori, tutti, ”in the windy city” sanno che questa è la stagione del tutto o niente. La consapevolezza che questa sia l’ultima possibilità di vittoria per questo ciclo di giocatori deriva soprattutto dal fatto che ci si trova a fare i conti con un Pau Gasol alla soglia delle 36 primavere e un Derrick Rose sempre meno leader a causa dell’esplosione del fenomeno Butler e del contratto in scadenza che non sembra convinto di voler rinnovare. Ed ecco che per l’ultimo ballo, la società ha deciso di “silurare” Thibs, per via dei suoi rapporti tesi con alcuni dirigenti, ed affidarsi al giovane vento fresco proveniente dall’Iowa: Fred Hoiberg. Hoiberg, ex allenatore di Iowa State, è stato il più veloce allenatore nella storia dell’università a raggiungere quota 100 vittorie (100 vittorie in sole 148 gare). Il neo coach dei tori presenta uno stile di gioco molto offensivo che si contrappone nettamente a quello del vecchio Thibs, considerato da tutti un mago della difesa. Nell’assumerlo la dirigenza ha dato un messaggio chiaro: “Hoiberg è e sarà l’allenatore del futuro Bulls indipendentemente dal fatto che dopo quest’anno si possa ricostruire senza i vari Gasol e Rose.” Per quanto riguarda lo spogliatoio, il neo allenatore potrà far conto su una squadra pressochè identica a quella dell’anno scorso ma con due armi in più scoperte proprio in questa preseason. La prima è sicuramente la riscoperta di Doug Mcdermott: il talento di Creighton, dopo una stagione passata a sventolare asciugamani nelle più belle arene americane, ha dimostrato in quest’inizio di stagione d’essere migliorato molto sul piano della personalità e di gradire il nuovo stile di gioco che ne esalta le doti offensive. La seconda invece è Bobby Portis, rookie scelto da Arkansass. Portis è un diamante grezzo da lucidare. Un giocatore su cui bisogna lavorare molto. Egli presenta ottime skills difensive, un tiro dal mid-range che può diventare letale, ma soprattutto la cattiveria di chi ha fame veramente. Nonostante i buoni presupposti, non si possono ignorare i grandi punti di domanda che incombono su questo team: Chi sarà quest’anno il centro dei Bulls? Noah o il fratello pasticcione dell’anno scorso? E poi…Rose… Dopo un anno passato a testare le nuove rotule, sarà capace di condurre la squadra alla vittoria? Punti interrogativi che sembrano inezie visto i nomi e le basi da cui parte questo team, ma nella città in cui l’ultimo a trionfare è stato un certo Jordan, non è mai semplice giocare. 1-Cleveland Cavaliers (prec. 2)

di L.Z.

I Cavs sono sostanzialmente la stessa squadra dell’anno scorso ma con un anno di conoscenza in più e con alcuni rinforzi d’esperienza come Richard Jefferson e Sasha Kaun, senza contare il ritorno nostalgico di Mo Williams (!). Oltre a questo, bisognerebbe aggiungere che difficilmente Cleveland sarà tanto sfortunata come l’anno scorso, quando perse il secondo e il terzo miglior giocatore durante i Playoffs. Dovrebbe tornare in campo anche Anderson Varejao che, finché gioca, è tutt’altro che malvagio. Diciamolo: la squadra è da almeno 55 vittorie, con forti possibilità di avvicinare quota 60. A Est non dovrebbero avere troppi problemi (sarebbe strano se non chiudessero tutte le serie prima della settima partita), ma la finale NBA potrebbe rivelarsi complessa. Oltre al fattore strettamente tecnico, vanno tenute in conto anche le forti pressioni che la squadra di Blatt dovrà sopportare; quest’anno LeBron non si accontenterà di giocare le Finals, ma vorrà portare a termine la sua missione: vincere un anello nella sua città. Non dovesse riuscirci, potrebbe addirittura aver luogo una nuova “Decision”. Motivi per segurli: LeBron e la sua truppa alla caccia disperata del titolo NBA. C’è qualcosa che ricorda di più le campagne 2008-2011 di Bryant e dei suoi Lakers? E chissà che James non vesta i panni di Kobe nel ruolo di motivatore super esigente. Hype a livelli stellari.

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Paese che vai, Big Three che trovi

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