Nba Finals, i momenti più memorabili

Nba Finals, i momenti più memorabili

Commenta per primo!

Anche quest’anno le Finals Nba non stanno certo risparmiando suspence e spettacolo: gli Heat hanno timbrato il 3-3 nella notte di ieri, battendo gli Spurs dopo una gara 6 decisa solo dopo un overtime e che i texani sembrano molto vicini ad aggiudicarsi, avanti di 5 a 26 secondi dalla fine del quarto periodo. Ma quali sono stati i momenti più memorabili, quelli che hanno marchiato a fuoco la storia delle Finals? Li abbiamo raccolti per voi e ve li raccontiamo.

La rivincita di Bob Pettit
E’ il 1958 e la rivalità del momento è quella tra i Saint Louis Hawks e i Boston Celtics di Bill Russell che stanno per aprire un ciclo leggendario. L’anno prima gli Hawks di Pettit erano riusciti a portare i Celtics a gara 7 ma poi Bill Russel e soci erano riusciti a mettersi al dito l’anello. La rivincita arriva proprio nel 1958 quando a incontrarsi in finale sono ancora le due squadre. Gli Hawks violano il Boston Garden in gara 1 ma i Celtics pareggiano in gara 2 e in gara 3 Bill Russell si infortuna alla caviglia e i Celtics perdono ma vincono gara 4 quindi sul 2 a 2 si torna a St.Louis dove grazie alle prodezze di Bob Pettit e all’infortunio di Russel che ne diminuisce il minutaggio, trovano il jolly in gara 5. Si arriva così alla decisiva gara 6. Ed è qui che il centrone bianco trova la sua miglior partita di sempre. Segna 31 punti nei primi tre quarti e 19 dei 21 totali della squadra nell’ultimo, compreso il canestro decisivo a 15 secondi dalla fine. 50 punti contro Bill Russell che seppur non al meglio era sempre un osso duro, e il primo e unico titolo vinto per gli Hawks consegnano Bob Pettit nella leggenda.

bleacherreport.comMagic Johnson e il “baby sky hook”
1987. L’epopea di Magic e Bird. Di Kareem Abdul Jabbar e lo show time di L.A.
I Lakers sono avanti 2 – 1 nella serie e vincere gara 4 a Boston è fondamentale. Boston parte fortissimo e si porta sul più 16 alla fine del primo tempo. Ma grazie alle giocate della coppia Magic Kareem i gialloviola riescono a ridurre il gap e ad arrivare al meno 1 con 30 secondi sul cronometro. Il saliscendi di emozioni e sorpassi è continuo con Bird che risponde colpo su colpo. A 12 secondi dalla fine Boston che è avanti di 1 commette fallo su Kareem che dalla lunetta mette il primo ma sbaglia il secondo. I Celtics però non riescono a tenere il rimbalzo difensivo sul libero sbagliato e regalano la rimessa a L.A. Palla a Magic che prima tenta il jumper ma si vede chiuso; prende allora il centro dell’area e con tre giocatori che lo stanno marcando lascia partire un gancio in corsa che fa muovere dolcemente la retina. Il cronometro dice 3 secondi. Bird non riesce a mettere la tripla sul possesso finale e Los Angeles vince la partita e vincerà la serie in gara 6. A fine match è famosa la frase in cui Bird dice: “sapevamo che avremmo potuto perdere per colpa di un gancio cielo (l’arma preferita di Jabbar) ma di certo non per un gancio cielo di Magic!”

nbaarena.comLa più grande partita di sempre?
Fu così che l’allora telecronista ed ex giocatore Rick Berry la definì. E secondo gli esperti la risposta è si. Stiamo parlando di gara 5 della finale 1976 tra Boston Celtics e Phoenix Suns. La partita si risolse in tre overtime (la più lunga partita di finale di sempre) e fu per tutta la serie piena di emozioni e ribaltamenti di fronte. Dopo quattro quarti in pieno equilibrio, il primo overtime potrebbe già dare ai Suns la chanche di vincere perchè Paul Silas dei Celtics chiama un time out quando in teoria non ne avrebbe più, azione questa punibile con un fallo tecnico e conseguente tiro libero, ma incredibilmente l’arbitro non si avvede del timeout chiamato da Silas quindi il primo overtime finisce pari. Il secondo supplementare vede ancora Phoenix avanti di una lunghezza a pochi secondi dalla fine ma John “Hondo” Havlicek dei Celtics ha altri piani e trova la tripla da casa sua che fa letteralmente venir giù il Garden i tifosi invadano il campo festanti, ma cantano vittoria troppo presto perchè gli ufficiali di campo si accorgono che c’è ancora un secondo da giocare e a fatica riescono a far sgomberare il campo. A questo punto i Suns si giocano il tutto per tutto per poter aver la rimessa da metà campo: Paul Westphal chiama un timeout che non ha, generando così un fallo tecnico e mandando in lunetta Boston che segna e va a più tre. I Suns ora hanno la rimessa a metà campo con pochi centesimi da giocare. L’azione che ne segue entrerà negli annali della storia del gioco. Gar Heard riceve il passaggio al volo si gira e tira da posizione impossibile e mette la tripla. Parità e tifosi di Boston annichiliti. Si va al terzo overtime con le squadre in debito e con tutti i giocatori chiave fuori per falli. Il terzo supplementare è una battaglia che vede per protagonista Glenn McDonald riserva dei Celtics che segna sei punti consecutivi e riesce finalmente ad avere la meglio sugli indomiti Suns che lasciano il campo a testa alta sconfitti 128 a 126. Due giorni dopo i Celtics batteranno i Suns e conquisteranno il 13°titolo.

bleacherreport.comWillis Reed il guerriero
Gara 7 delle Finali 1970. I Knicks sfidano i Lakers. Nessuno sa se Willis Reed giocherà. Il centro e capitano dei Knicks si infortuna seriamente alla gamba in gara 5 e non gioca gara 6 permettendo così al grande Chamberlain di dominare totalmente. Tutti sanno che senza Reed i Knicks sono praticamente condannati. Durante il riscaldamento iniziale Reed non è con la squadra ma soffre silenziosamente negli spogliatoi. “Volevo assolutamente giocare” ricorda Reed, “era la partita della vita, la finale e non volevo passare i prossimi 20 anni guardandomi allo specchio a chiedermi se ce l’avessi fatta” Reed così prende la sua decisione. Si fa fare un’iniezione di antidolorifico e a pochi minuti dalla palla a due entra zoppicando in campo. Il Madison Square Garden è una bolgia infernale nel vedere il suo beniamino in campo e persino sulle facce dei giocatori dei Lakers si vede ammirazione e incredulità. Ovviamente le condizioni di Reed non sono soddisfacenti ma il capitano mette i primi due canestri per i Knicks, caricando i suoi compagni come una bomba ad orologeria. I Knicks vinceranno 113 a 99 e conquisteranno il primo titolo tra il delirio generale. Walt Frazier l’altra grande stella di quei Knicks schianterà i Lakers con 36 punti e 19 assist.

bleacherreport.comMagic gioca centro
E’ il 1980. I Lakers giocano contro i 76ers di Doctor J. E’ l’anno da rookie di Magic Johnson che per tutta la stagione ha incantato il mondo con le sue giocate. La serie come prevedibile è tiratissima. In gara 4 Kareem Abdul Jabbar che sin lì aveva dominato cade male e si infortuna una caviglia. L.A nonostante un Kareem a mezzo servizio riesce comunque a giocare gara 5 ed aiutare i Lakers a portarsi sul 3 – 2, ma la caviglia peggiora e si vola a Phila per gara 6 senza di lui. Magic Johnson che già al primo anno era un personaggio non solo in campo ma anche fuori, durante le interviste prematch sciorina tutto il suo appeal e sorridente come sempre afferma: “i Lakers non si devono preoccupare. Se Kareem non ce la fa, giocherò io centro!”. Ovviamente i giornalisti la prendono come una battuta del sempre vulcanico e allegro play. Ma quando alla palla a 2 Magic prende posizione contro Darryl Dawkins, la sensazione è che qualcosa di storico stia per succedere. Ed è così. Magic gioca pivot tutta gara 6 mettendo a segno 42 punti 15 rimbalzi e 7 assist. I Lakers strapazzano Phila e vincono il primo dei 5 titoli che renderà la franchigia la più forte di tutto il decennio. A fine partita Magic si volterà verso la telecamera e rivolto a Jabbar dirà: “questa è per te ragazzone”

pdngallery.comJordan e “the shot”
Ed eccoci arrivati alla fine del nostro viaggio. E chi meglio di Jordan poteva chiudere in bellezza questa epica avventura? Siamo nel 1998 e i Bulls più forti di tutti i tempi incontrano gli indomiti Utah Jazz di Stockton e Malone. La finale è molto bella e i Jazz paiono mettere più volte in crisi MJ e compagni. Si gioca gara 6 e Utah domina gran parte della partita e sembra proprio convinta a mandare i Bulls a gara 7. A un minuto dalla fine i Jazz sono avanti di 3 ma sua maestà Jordan ha altre idee in mente. Prima segna in contropiede, poi ruba palla a Malone che stava andando a concludere in area. Mancano 20 secondi e si sta per scrivere una delle più belle pagine della storia del basket moderno. Jordan palleggia sulla linea dei tre punti in isolamento. Bryon Russell, il miglior difensore dei Jazz è concentrato su di lui. Gambe e baricentro basso da manuale,sguardo fisso sul 23. Micheal finta la penetrazione a centro area, poi fulmineo come un serpente effettua un mezzo step back che manda Russel fuori giri a questo punto si è creato lo spazio necessario per scoccare il più fluido dei jumper che si insacca. L’immagine di MJ con il braccio alto ancora in posizione di rilascio e i Jazz a guardare il tiro entrare farà il giro del mondo ed entrerà di prepotenza tra le icone di questo sport. I Jazz non giocheranno gara 7. I Bulls sono campioni per la sesta volta. La legge di MJ è ancora una volta dettata.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy