NBA Focus Inside: sorprese e delusioni, il Re-Draft 2014 (1° giro)

NBA Focus Inside: sorprese e delusioni, il Re-Draft 2014 (1° giro)

Nel focus odierno andremo ad approfondire il Draft NBA 2014, un Draft fatto di sorprese, conferme, ma anche di delusioni.

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Il Draft NBA è uno degli appuntamenti più importanti per gli addetti ai lavori, che, in base alle priorità delle franchigie ed al potenziale, cercano di assicurarsi i migliori prospetti a disposizione, anche se non è raro che un General Manager possa sbagliare le scelte.

Proprio per questo motivo, il focus di oggi è incentrato su un argomento ben preciso: quale sarebbe stato l’ordine dei giocatori chiamati dal Commissioner in un Draft NBA del passato, se i GM oggi avessero la possibilità di tornare indietro nel tempo e di fare le scelte giuste?

Il Draft che andremo ad approfondire è quello del 2014: un Draft che alla vigilia era considerato come uno dei migliori di ogni epoca per talento e potenziale, ovviamente dietro agli imparagonabili assemblamenti di campioni risalenti agli anni 1984 – con Jordan, Olajuwon, Barkley e la coppia Stock-To-Malone – 1996, che ha visto stelle come Kobe Bryant e Allen Iverson stringere la mano all’allora Commissioner David Stern, e 2003, con LeBron James in pole position davanti ai suoi ex-soci Chris Bosh e Dwyane Wade, oltre a Carmelo Anthony.

Ebbene, le aspettative non sono state soddisfatte dalla classe degli attuali sophomore, dato che molti dei quali non sono riusciti ad esprimersi al meglio e a mostrare il loro potenziale – con lo spettro degli infortuni che sicuramente non giova loro – ad un anno e mezzo di distanza da quel 26 giugno 2014, in cui questi hanno visto il loro sogno trasformarsi in una realtà.

Il risultato che si è verificato ad oggi vede una “Class of 2014” caratterizzata da alcuni – pochi – giocatori che sono riusciti, almeno in parte, a mostrare le loro armi migliori, seguiti da una grande quantità di ragazzi che sono ancora alla ricerca della loro occasione e che sono spesso “parcheggiati” dalle loro franchigie nelle corrispettive affiliate della NBA D-League.

Detto questo, entriamo nel vivo di questo focus, con il primo giro del “Re-Draft NBA 2014”, stilato basandosi sia sull’impatto che hanno avuto i giocatori che sul contributo che questi possono dare alle franchigie.

1. Cleveland Cavaliers – ANDREW WIGGINS (Kansas, 1^ scelta)

“With the first pick in the 2014 NBA Draft, the Cleveland Cavaliers select… Andrew Wiggins, from Toronto and the University of Kansas”, e su questo non ci piove. La motivazione è la seguente: il nativo di Toronto è semplicemente il migliore della “Class of 2014” e il titolo di Rookie dell’anno ne è la dimostrazione. Appena sbarcato in NBA, si è trovato subito al centro del mercato estivo, andando a finire nel Minnesota in cambio di un signor giocatore qual è Kevin Love. Non solo il ragazzo ha un enorme potenziale, ma è anche l’unico, tra coloro che sono stati chiamati da Adam Silver e Mark Tatum, ad essere diventato un franchise player, viaggiando a circa 21 punti e 4 rimbalzi di media nella stagione tuttora in corso. In ottica futura, affascina molto la coppia formata da Wiggins e l’altra prima scelta assoluta Karl-Anthony Towns.

2. Milwaukee Bucks – JABARI PARKER (Duke, 2^ scelta)

“Wiggins & Parker” è la coppia del Draft 2014. Il dibattito più acceso alla vigilia era uno solo: chi sarà il numero 1? Sicuramente le aspettative non sono state deluse, nonostante lo strappo al legamento crociato che ha costretto il nativo di Chicago a concludere anzitempo la stagione da rookie. La priorità dei Bucks consisteva nell’utilizzare la seconda chiamata assoluta per aggiungere nel roster un giocatore che potesse lasciare subito il segno, e Jabari Parker corrisponde a questo tipo di identikit, dimostrando la sua capacità nel produrre delle buone performance offensive.

3. Philadelphia 76ers – JULIUS RANDLE (Kentucky, 7^ scelta)

Julius Randle chiamato con la terza scelta è la prima differenza tra la realtà e il Re-Draft. Il suo potenziale non è sconfinato come quello di Jabari Parker ed Andrew Wiggins, ma l’ex Wildcat ha lasciato la sua impronta, risultando una delle poche note positive della stagione 2015-16 dei Lakers, viaggiando in doppia doppia di media (11 punti e 10 rimbalzi). In un’ipotetico approdo in Pennsylvania, Randle andrebbe a rimpolpare un front court già ben impostato, con Nerlens Noel e Jahlil Okafor, ma una convivenza fra l’attuale ala gialloviola e il prodotto di Duke (con l’altro ex Wildcat pronto a subentrare) nel pitturato del Wells Fargo Center è curiosa quanto intrigante.

4. Orlando Magic – ELFRID PAYTON (Louisiana-Lafayette, 10^ scelta)

Scelta giusta quella della franchigia della Florida, anzi, forse la chiamata numero 10 è piuttosto bassa per il playmaker che si è rivelato una sorpresa in positivo, che grazie alla sua versatilità sta viaggiando a 11 punti, 6 assist e 4 rimbalzi di media a partita, con un picco di 24 punti. Il suo stile di gioco e le sue prestazioni, di cui alcune ad un passo dalla tripla doppia, hanno fatto sì che molti addetti ai lavori lo identificassero come il nuovo Rajon Rondo: non male come paragone.

5. Utah Jazz – MARCUS SMART (Oklahoma State, 6^ scelta)

Coach Snyder ha bisogno di un playmaker pronto fisicamente e che possa rivelarsi subito un protagonista, alternandosi con Trey Burke e Raul Neto. Smart corrisponde a questo identikit, dato che in questa stagione ha dimostrato di poter registrare subito numeri alti, come il career high di 26 punti (eguagliato e rieguagliato) o la tripla doppia da 10+11+11 nella vittoria dei Celtics contro i Phoenix Suns, messa a referto un mese fa.

6. Boston Celtics – DANTE EXUM (Australia, 5^ scelta)

A differenza di Smart, il giovane prospetto australiano ha un potenziale importante ma non è ancora riuscito a lasciare il segno, e a differenza dei Jazz, i Boston Celtics sono ben equipaggiati nel back court, con Isaiah Thomas e Avery Bradley su tutti, perciò possono permettersi un giocatore che abbia bisogno di tempo per esprimere al meglio il suo – grande – talento.

7. Los Angeles Lakers – JORDAN CLARKSON (Missouri, 46^ scelta)

Lo Steal of the Draft senza ombra di dubbio. Da essere stato scelto a metà del secondo giro, Clarkson ora fa parte del quintetto base giallo-viola e contribuisce con 15 punti di media ad allacciata di scarpe. Una delle poche scelte azzeccate dalla dirigenza dei Lakers in questi ultimi tempi.

8. Sacramento Kings – RODNEY HOOD (Duke, 23^ scelta)

Con i movimenti di mercato che probabilmente coinvolgeranno i Kings per quanto riguarda lo spot di ala piccola, Hood avrebbe potuto dire la sua sul parquet della Sleep Train Arena. Ne è la dimostrazione la media di 19 punti a partita in questo primo mese e mezzo dell’anno 2016, da cui spiccano le prestazioni da 32 punti contro Memphis e da 29 nella vittoria di martedì scorso contro Dallas.

9. Charlotte Hornets – JOEL EMBIID (Kansas, 3^ scelta)

Potenziale sconfinato, sia chiaro, ma il camerunense non ha ancora calcato i parquet della NBA, con gli infortuni che lo stanno tormentando da ormai due anni. Nonostante sia fermo ai box, Joel non ha perso l’occasione di trovarsi al centro delle critiche, dato che alle raccomandazioni dello staff medico di Philadelphia ha preferito una dieta fatta di junk food, oltre ad aver rimandato più volte l’utilizzo del tutore alla gamba.

10. Orlando Magic (via PHI) – AARON GORDON (Arizona, 4^ scelta)

Cifre in salita ma non da capogiro (8 punti e 6 rimbalzi di media), per il secondo classificato nello Slam Dunk Contest di sabato che passerà alla storia. Forse la 4^ scelta è un po’ troppo elevata, tuttavia è l’ala giusta per il sistema di Orlando, magari dando il suo contributo dalla panca per dare un po’ di respiro a quel 4 titolare che i Magic stanno cercando sul mercato.

11. Chicago Bulls (via DEN) – DOUG McDERMOTT (Creighton, 11^ scelta)

La sua capacità di segnare e di rendersi pericoloso in varie situazioni di gioco è ormai nota. Avere un giocatore come “Dougie McBuckets” che parte dalla panchina è un lusso, poiché è bravo ad allargare il gioco e a farsi trovare pronto per colpire in catch and shoot.

12. Philadelphia 76ers (via ORL) – NIK STAUSKAS (Michigan, 8^ scelta)

Da un’ala tiratrice, passiamo ad una guardia tiratrice, che sta risultando come una delle poche, pochissime, note positive della finora terribile stagione dei 76ers.

13. Minnesota Timberwolves – ZACH LaVINE (UCLA, 13^ scelta)

Il ragazzo ha dimostrato che l’atletismo non è l’unico suo pregio, che tra l’altro gli ha permesso di vincere lo Slam Dunk Contest dell’anno scorso. 13 i punti di media a partita, nove le prove da almeno 20 punti, tra cui la prestazione monstre nel match contro Oklahoma City, in cui la 20enne guardia ha scritto 35 nel tabellino personale. Protagonista dell’All-Star Weekend 2016, in cui ha vinto il titolo MVP del Rising Stars Challenge di venerdì, grazie ai suoi 30 punti, e il secondo Slam Dunk Contest consecutivo.

14. Phoenix Suns – DARIO SARIC (Croazia, 12^ scelta)

Draft-and-Stash? Ancora per poco. Saric è il giovane europeo più interessante e che si trova più di tutti sotto l’osservazione degli addetti ai lavori provenienti da oltreoceano, soprattutto da Philadelphia, dove i Sixers detengono i diritti dell’ala che sta vestendo la maglia dell’Efes. Per lo sbarco in NBA è ormai questione di tempo, poco tempo.

15. Atlanta Hawks – LANGSTON GALLOWAY (Saint Joseph’s, non scelto)

Carente, senza dubbio, di potenziale rispetto ad una buona parte della Classe 2014, ma ciò non significa che Galloway non sia interessante come playmaker, ruolo di Jeff Teague e Dennis Schröder, in uscita dalla franchigia della Georgia.

16. Denver Nuggets (via CHI) – JUSUF NURKIC (Bosnia ed Erzegovina, 16^ scelta)

Scelta giusta da parte dei Nuggets, che hanno trovato nel bosniaco un centro capace di segnare e catturare rimbalzi, se impiegato con un minutaggio importante. Proprio per questo motivo, Nurkic sta ritrovando i minuti che si merita, dopo essere tornato dall’infortunio.

17. Boston Celtics – KYLE ANDERSON (UCLA, 30^ scelta)

Curiosità statistica: nonostante le sue medie ed il suo utilizzo non elevati, l’ala degli Spurs ha un PIE (statistica sul contributo che un giocatore dà alla squadra e sull’impatto che egli ha sul match) tra i più alti, per quanto riguarda i giocatori chiamati al Draft 2014.

18. Phoenix Suns – T.J. WARREN (North Carolina State, 14^ scelta)

Scelta indovinata dalla franchigia, che ha portato in Arizona un’ala con punti nelle mani. Da segnalare numerose prestazioni, tra cui quella da 29 punti conditi da 9 rimbalzi (11/17 dal campo) contro OKC.

19. Denver Nuggets (via CHI) – GARY HARRIS (Michigan State, 19^ scelta)

La guardia da Michigan State fa parte del quintetto base dei Nuggets, completando il back court insieme ad un altro giovane come Emmanuel Mudiay. 11 punti di media tirando con il 46% dal campo (buona percentuale per un esterno).

20. Toronto Raptors – NOAH VONLEH (Indiana, 9^ scelta)

Giocatore interessante in prospettiva futura, ricopre il ruolo per il quale la franchigia sta lavorando sul mercato, con Luis Scola in scadenza di contratto. Cala di undici posizioni rispetto a quella reale, poiché non è ancora riuscito a lasciare il segno.

21. Oklahoma City Thunder – BOGDAN BOGDANOVIC (Serbia, 27^ scelta)

Dare un’occhiata in Europa non può fare altro che bene, soprattutto se il giocatore sotto osservazione ha il talento dell’esterno del Fenerbahce. In Eurolega sta viaggiando a quasi 11 punti, 3 rimbalzi e 3 assist di media.

22. Memphis Grizzlies – CLINT CAPELA (Svizzera, 25^ scelta)

L’ex Elan Chalon ha visto lievitare il suo minutaggio, e con esso anche le medie dei punti e rimbalzi (7+7). Un buon backup center per Marc Gasol ma non solo, dato che lo svizzero può giocare anche da ala grande.

23. Utah Jazz – TYLER JOHNSON (Fresno State, non scelto)

Un undrafted come Tyler Johnson che viene chiamato con la scelta numero 23 può sembrare una scommessa, ma il prodotto di Fresno State è stato autore di prove significative, come quella da 20 punti contro Charlotte. La sorte gli ha giocato contro, ora che la guardia dovrà rimanere ferma ai box per due mesi.

24. Miami Heat (via CHA) – JERAMI GRANT (Syracuse, 39^ scelta)

Il fratello del rookie Jerian può essere molto interessante partendo dalla panchina, alternandosi quindi con Deng e Winslow nel caso degli Heat, e aggiungendo una buona dose di atletismo.

25. Houston Rockets – NIKOLA JOKIC (Serbia, 41^ scelta)

Ha approfittato dell’infortunio occorso a Jusuf Nurkic per mettersi in mostra e trovare anche un posto nel quintetto base. Prestazione super quella di due settimane fa nel match contro Toronto, in cui l’ex Mega Vizura ha messo a referto 27 punti conditi da 14 rimbalzi.

26. Charlotte Hornets (via MIA) – CLEANTHONY EARLY (Wichita State, 34^ scelta)

La franchigia di Michael Jordan ha bisogno di un esterno. Cleanthony Early non è ancora esploso con la maglia dei Knicks, ma le buone prestazioni in Summer League e nella D-League confermano il suo potenziale.

27. Phoenix Suns – SHABAZZ NAPIER (Connecticut, 24^ scelta)

Il Most Outstanding Player delle Final Four NCAA 2014 ha visto chiudersi la parentesi a South Beach dopo una stagione, mentre ora si trova a ricoprire il ruolo di vice-Payton in quel di Orlando. Da segnalare il season high da 22 punti contro i Lakers.

28. Los Angeles Clippers – DWIGHT POWELL (Stanford, 45^ scelta)

Come alternativa a DeAndre Jordan e Cole Aldrich sarebbe più che buono, con 7 punti e 5 rimbalzi in 16 minuti medi di utilizzo. Con l’infortunio di Griffin avrebbe potuto dare il suo contributo anche da ala forte.

29. Oklahoma City Thunder – MITCH McGARY (Michigan, 21^ scelta)

La scelta è giusta, anche se la chiamata numero 21 non rispecchia le prestazioni che l’ex Wolverine sta producendo, infatti è stato “parcheggiato” più volte in D-League.

30. San Antonio Spurs – BRUNO CABOCLO (Brasile, 20^ scelta)

Doveva essere lui lo steal of the Draft secondo Masai Ujiri, ma Caboclo non ha ancora messo in mostra quel potenziale che in Brasile gli fa valere il soprannome di “Kevin Durant Brasiliano”.

FONTE FOTO: www.sportsmadeinusa.com

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