NBA: i 10 momenti più “pazzi” dell’anno

NBA: i 10 momenti più “pazzi” dell’anno

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La fine del 2015  è stata caratterizzata dall’annuncio del ritiro di Kobe Bryant. Un enorme dispiacere per tutti gli appassionati di pallacanestro, ma come lui stesso ha detto, a 37 anni è giunto il momento di smettere. Scopriamo alcuni episodi di quest’anno che hanno caratterizzato il mondo dell’NBA:

I fischi a Porzingis

I fischi dei tifosi dei Knicks che hanno riservato all’annuncio di Kristaps Porzingis durante il Draft NBA dell’estate scorsa.  Non è una sorpresa perché i fan di New York  hanno fischiato quasi ogni Draft negli ultimi due decenni. Il fatto che sta stupendo è che adesso i tifosi si sono mostrati “generosi” nei confronti di Porzingis, in quanto vedono in lui un nuovo punto di riferimento dopo tanti anni. Il centro lettone ha impressionato con le sue tecniche di gioco. Ha tutte le carte in regola per diventare il degno erede di Carmelo Anthony.

La vicenda di DeAndre Jordan

La telenovela relativa a DeAndre Jordan della scorsa estate. Il centro dei Clippers aveva abbandonato la sua squadra per andare a giocare con i Mavericks, ma l’8 luglio 2015 rifirma con i Clippers un quadriennale da 80 milioni dopo che aveva accettato con un accordo verbale l’offerta di pari valore dei Dallas Mavericks, rimangiandosi così la sua parola. Uno scontro che si è svolto anche a suon di emoticon con alcuni giocatori di Dallas.

La ricaduta Kelly Olynyk

Kelly Olynyk, ala dei Boston Celtics,  si è reso protagonista per aver causato un infortunio alla spalla di Kevin Love, non è nuovo ad episodi del genere. L’infortunio ha scatenato tanti dibattiti e tanta frustrazione tra i tifosi. Per smorzare gli animi, Love ha inviato un messaggio a Olynyk comunicando che le sue condizioni erano buone.

Rajon Rondo

La sospensione di Rajon Rondo, playmaker dei Sacramento Kings, per aver rivolto frasi omofobe contro l’arbitro Bill Kennedy, un  brutto segno per questo campionato, conosciuto come il più progressista del mondo. Il commissario Adam Silver ha gestito la situazione al meglio, ma non sono ancora chiari i provvedimenti che  l’NBA possa prendere dopo questo episodio. È difficile legittimare il linguaggio in campo, è importante solo quando succede nei confronti di arbitri o tifosi?  Rondo, Kobe Bryant e Joakim Noah sono stati tutti catturati utilizzando le stesse frasi  nelle ultime stagioni, sono tante le persone che stanno facendo uso di un linguaggio poco corretto.

Il crollo dei Clippers

La rimonta degli Houston Rockets ai danni dei Los Angeles Clippers è qualcosa che rimarrà nella storia. I pronostici non erano assolutamente a loro favore. Sopra 3-1 nella serie, la squadra di Chris Paul si lasciano recuperare. Senza storia gara 7 che ha visto trionfare i Rockets, nonostante un tentativo di rimonta da parte dei Clippers nel finale di partita. Aprendo così un’autostrada che ha permesso ad Harden e compagni di sfidare gli Warriors in finale di conference.

I loghi NBA

Attualmente sono troppe le maglie nell’ NBA. Tra serate latine, Giochi di Natale, giorno di San Patrizio, uniformi maniche, atavici e tutto il resto, orami è raro se una squadra indossa la sua divisa normale nelle partite ufficiali. È una questione che va avanti da tanto tempo, ma che ogni anno ha un grande risalto mediatico in quanto non si riesce a trovare una soluzione.

Il Larry O’Brien di Joe Lacob

Il proprietario dei Golden State Warriors, Joe Lacob, dopo aver vinto il titolo NBA, ha affermato di aver dormito con il trofeo. Una storia che forse non interessava più di tanto, ma inevitabilmente si è diffusa rapidamente. Forse ha preso spunto dai giocatori di hockey, che ogni anno si inventano qualcosa di “strano”  per festeggiare i successi.

Il ritiro di Kobe

L’inizio dell’ultima stagione di Kobe è stato incredibile. In poche partite ha sbagliato ben 17 tiri da tre, ciononostante non si è perso d’animo e ha continuato a tentare.  Ma con alle spalle una carriera strepitosa non gli si può rimproverare nulla.

I Kings in totale disorientamento

Il 2015 di Sacramento è stato bizzarro, confuso, deprimente e intrigante. Il mercato non ha prodotto i risultati sperati. Dallo spogliatoio corrono voci di divisioni e problemi tra i giocatori, ma è ancora tutto da chiarire. Infatti,  nonostante la pesante situazione sono ancora in corsa per un posto per i playoff.

Le parole di Stan Van Gundy

Stan Van Gundy, allenatore dei Detroit Pistons,  ha già dimostrato che non ha paura di dire quello che pensa. Non si è fatto più di tanti problemi, durante un timeout nella partita contro San Antonio,  spronando i suoi ragazzi che si sarebbero dovuti impegnare di più in difesa, costruendo un “cavolo” di muro per bloccare gli avversari.

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