NBA, I voti al mercato: Central Divison

NBA, I voti al mercato: Central Divison

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CHICAGO BULLS: Miglior Mossa: La conferma di Jimmy Butler, giocatore fondamentale nella chimica di squadra di questi Bulls. Peggior Mossa: Paradossalmente la stessa firma di Jimmy Butler. L’aver rifirmato Jimmy Butler, toglie parecchio spazio salariare per il mercato dei Bulls. L’intero mercato dei Chicago Bulls, quest’estate, è stato focalizzato sulla conferma di Jimmy Butler. Ovviamente Butler, giocatore decisivo nella stagione scorsa e decisamente migliorato rispetto le stagioni scorse, era una priorità nel mercato, ma questo movimento ha precluso altri grandi firme sul mercato in entrata. Il mercato, iniziato con l’addio di coach Tom Thibodeau, oltre alla firma di Butler, è rimasto “limitato” a piccoli movimenti e conferme, come Mike Dunleavy, Scott Brooks e Kirk Hinrich. La dirigenza dei Bulls punta forte sul nucleo dell’anno passato, con Derrick Rose e la speranza di un ritorno a livelli da All-Star per il playmaker, Butler come già detto, e Gasol, in forma smagliante dopo un Eurobasket da dominatore incontrastato. Inoltre l’energetico lungo francese Noah con Gibson, sperando sull’esplosione definitiva di vari talenti, uno su tutti, Nikola Mirotic che tanto bene ha fatto già nel primo anno con i tori di Chicago. Voto: B
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DETROIT PISTONS: Miglior Mossa: La firma di Ersan Ilyasova, giocatore che se è in salute, in coppia con Drummond può fare la differenza. Peggior Mossa: Il rinnovo con Reggie Jackson a cifre esagerate. Mercato non entusiasmante quello dei Pistons (non sarebbe neanche la prima volta). Mercato in cui si puntava forte su molti giocatori, ma ci si è dovuto accontentare di altre opzioni secondarie. Ottima la presa con poco in cambio del turco Ilyasova, sperando che abbia passato i problemi fisici delle ultime due stagioni. In coppia con Drummond, potrebbero formare  un mix decisamente interessate in area. Interessante la presa di Marcus Morris da Phoenix, che può rivelarsi un’ottima scelta e rendere molto bene in un contesto da protagonista. Molti obbiettivi mancati, ma con la speranza che Stanley Johnson, rookie proveniente da Arizona, confermi quanto di buono fatto vedere durante l’estate ed esploda a suon di ottime prestazioni. La speranza di coach Van Gundy è nell’exploit di qualche giocatore del roster, che possa invertire la rotta e puntare ad un difficilissimo Playoff. Da vedere la coesistenza tra Reggie Jackson, firmato con un costosissimo e dannosissimo per il salary cap contratto da 80 milioni di dollari, e Brandon Jennings, giocatore il quale adora tenere la palla in mano e prendersi molti tiri. Difficile prevedere un’annata strepitosa per i Pistons. VOTO: C-
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MILWAUKEE BUCKS: Miglior mossa: la firma di Greg Monroe dal mercato dei free agent Peggior mossa: scambiare una scelta al primo e al secondo giro per il play di riserva Greivis Vasquez Dopo un’uscita al primo turno dei play-off, Milwaukee era costretta a fare alcune mosse chiave per tentare di migliorare un nucleo futuribile e chiudere alcune falle. La prima mossa e forse la più importante, è la firma del general manager John Hammond, fino al 2016-2017, un voto di fiducia per una squadra che minaccia di fare la prima stagione vincente dal 2010-2011. Subito dopo, Greg Monroe, uno dei migliori free agent del mercato, un pivot dominante anche se dalla mentalità spiccatamente offensiva, è stato firmato battendo la concorrenza di squadre, come i Knicks. Le mosse successive avevano l’obiettivo di bilanciare i costi del roster con la necessità di massimizzare le capacità dei singoli. In questa ottica la scelta di Carter-Williams nella competizione con Brandon Knight, finito ai Suns,  firmando un quinquennale da 70 milioni, per il ruolo di play e la firma di Kris Middleton per il ruolo di guardia a 70 milioni. Con loro, Antetokounmpo e Jabari Parker, quest’ultimo con l’incognita del ritorno dall’infortunio che ne ha drammaticamente fermato l’anno da rookie. Con la guida di Coach Kidd, questo core molto giovane e futuribile dovrà dimostrare di essere in grado di portare risultati anche nel breve periodo puntando sui miglioramenti individuali e su un migliorato spirito difensivo. Dal lato negativo, la perdita di Sanders per non meglio comprese motivazioni personali, e gli scambi di Pachulia, Ilyasova e Dudley allo scopo di liberare spazio salariale, non hanno  però portato a movimenti in entrata in grado di sostiuirli. Questo più che pareggia le buone cose fatte firmando Monroe e concentrandosi su un nucleo giovane, perché toglie quei giocatori di esperienza che potevano apportare energia e tecnica dalla panchina. Voto: B-
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INDIANA PACERS: Miglior mossa: la scelta di Myles Turner al numero 11 Peggior mossa: aver frustrato David West al punto che ha rifiutato un rinnovo principesco per accasarsi agli Spurs per cercare il titolo. I giocatori inseguono i soldi tutta la vita, poi, a un certo punto, decidono che vogliono un titolo e vanno agli Spurs. Ragionamento forse troppo paradossale, ma David West questo ha fatto dopo che le ultime mosse del front-office lo hanno amareggiato, e ha assistito al sostanziale smontaggio della squadra finalista di conference nel 2013 e 2014. Dopo aver perso Lance Stephenson lo scorso anno, quest’anno Roy Hibbert è stato caldamente invitato a optare per un contratto più lucroso ai Lakers e West non ha voluto perdere altro tempo a cercare quel titolo che lo ha evitato per tutta la carriera. Uniamo a queste due defezioni la partenza di Scola per i Raptors e il quadro dei Pacers si fa ancora più oscuro. La squadra ha in panchina onesti lavoratori sotto le plance come Ian Mahinmi, Jordan Hill e Lavoy Allen, e aggiungendo il rookie Rakeem Christmas sembra obbligatorio per coach Vogel pensare a delle lineup piuttosto agili votando la squadra a uno small ball che la stella Paul George, in rientro da un gravissimo infortunio che gli ha fatto giocare 91 minuti lo scorso anno, ha dimostrato di non gradire. Tale sistema lo trasformerebbe infatti in un 4 piccolo che lo porterebbe in una zona del campo in cui non si sente pienamente a suo agio. Per i piccoli, l’arrivo di Monta Ellis ha riempito il buco di una guardia da tanti punti nelle mani anche se difensivamente rischia di essere una cambiale difficile da coprire. Ellis, dal 2010, è il giocatore con più minuti in campo in tutta la lega e bisogna sperare che il suo motore abbia ancora del chilometraggio sufficiente a reggere per la stagione. La coesistenza con Stuckey e George Hill dovrebbe prevenire il rischio di un sovrautilizzo. Nel complesso una squadra difficile da definire, con poca profondità sotto le plance e grossi problemi in difesa. Larry Bird sembra aver accelerato un po’ presto sul programma di rinnovo, ma questo sembra il mood nella lega oggi, un tutto o nulla che nel breve non sempre porta buone notizie. Voto: C
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CLEVELAND CAVALIERS: Miglior mossa: trattenere Kevin Love Peggior mossa:  lo stallo con Tristan Thompson Dopo l’annata terminata a due vittorie dal titolo, i Cavs avevano il problema principale di mantenere il talento. Kevin Love  è stato trattenuto con un contratto da 110 milioni di dollari, che, pur riempiendo buona parte del salary cap, ha lasciato invariato il nucleo dei big three con Kyrie Irving. L’anno prossimo, James, Irving e Love faranno un totale di circa 60 milioni di dollari rendendo difficile trovare altro spazio. Al termine della stagione, un Mozgov in scadenza di contratto cercherà di massimizzare il suo valore e quello sarà altro tempo di scelte. Per ora Mozgov è ancora al centro dell’area. Al suo fianco tornerà Anderson Varejao e altro spazio salariale si deve trovare, già oggi, per Tristan Thompson. Proprio l’ala dall’istinto mortifero a rimbalzo offensivo e la preziosa versatilità difensiva è bloccato in un braccio di ferro con la dirigenza e Dan Gilbert, il proprietario, che deve bilanciare la sua voglia di vincere un titolo con un salatissimo conto di luxury tax. Al momento, Thompson e  i Cavs sono divisi da 14 milioni di dollari. Difficile che Thompson si muova, ma la lotta si risolverà solo più avanti. Gli altri componenti del roster sono stati rifirmati a valori ragionevoli. JR Smith non ha trovato estimatori nella sua esplorazione della free agency ed è stato rifirmato a meno. Shumpert, Dellavedova e Jones sono tornati a valori accettabili e l’aggiunta di Mo Williams, un ritorno sentimentale, se ci può essere sentimento in una discussione contrattuale, completa bene un backcourt molto profondo. Il voto dipende dalla firma di Thompson. Se sarà rifirmato, eccellente, altrimenti pessimo. Nel complesso, però, i Cavs sono ancora i prossimi dominatori dell’est e sarà difficile detronizzarli prima della, presumibile, sesta finale consecutiva del prescelto. Voto: ingiudicabile.  

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