NBA Playoffs for dummies

NBA Playoffs for dummies

Ecco una breve panoramica in vista dei Playoffs, per tutti quelli che hanno snobbato la regular season. Come quando a scuola copiavate gli appunti dei secchioni alla mattina.

Manca poco, ebbene si.

Un po’ come quando a scuola iniziavi a sentire profumo d’estate e sentivi anche un po’ odore di bocciatura. Allora partivi con lo sprint finale per pararti il culo. Cercando di recuperare tutto ciò che avevi accuratamente evitato per tutto l’anno.

Ecco, quindi oggi, un po’ come allora, cercheremo di fare un breve riassunto in vista dei Playoffs, comunemente detti Tanto in discoteca non ci venivo comunque!”.

Panoramica sia per quelli che le occhiaie le hanno già da inizio stagione, perché a parte qualche partita che hanno dovuto saltare giusto per dare quel sentore di avere una vita sociale, le altre se le sono guardate tutte. E sia per quelli che, come a scuola, snobbavano la ‘regular season’, approfittando degli appunti di chi passava le notti a studiare, per poi dedicare anima e corpo alla sufficienza in tutte le materie gli ultimi mesi.

Troppo facile guardarsi solo gli highlights la mattina.

Quindi, come il più classico e temuto colloquio genitori/insegnanti, anche gli allenatori delle franchige NBA si sono presentati per fare il punto sulle loro squadre:

Tyronn Lue (Cleveland): sono quelli che, anche se studiano solo il giorno prima del compito, portano a casa il risultato. Ma, sarà la primavera, si lasciano distrarre un po’ troppo e questo, si sa, può essere letale. Primi a Est intanto.

Dwane Casey (Toronto): eh si, ci sono anche i canadesi. Per Lowry infanzia tutt’altro che facile, atteggiamento da bad boy e 21.4 punti di media, caratteristiche che in NBA non andrebbero mai sottovalutate: occhio al #7, quindi. Secondi.

Erik Spolestra (Miami): anche senza Bosh il loro biglietto per i Playoffs l’hanno staccato.

Mike Budenholzer (Atlanta): l’anno scorso gli Hawks avevano fatto cacao, quest’anno altra stagione abbastanza nobile, ma non eguagliabile. Quarti.

Brad Stevens (Boston): belli da vedere. Sono riusciti anche a far abbassare la cresta ai cocchi della stagione GSW. Puntavano alle stelle (3°posto) per arrivare in cima alla montagna (5° posto).

Steve Clifford (Charlotte): la squadra di sua eccellenza MJ, ha timbrato il suo ingresso ai Playoffs (seconda volta per la storia di questa franchigia) battendo proprio i Bulls. C’est la vie…

Frank Vogel (Indiana): inizio stagione da bene, ma non benissimo. Tuttavia hanno Mr. Larry Bird alla scrivania e Paul George in campo, quindi insomma non sono proprio “i primi della lista, ma nemmeno gli ultimi degli stronzi”. Settimi, per esattezza. 

Stan Van Gundy (Pistons): hanno festeggiato il loro ritorno ai Playoffs dopo 7 anni di astinenza… Ottavi. Nel ‘Comitato di benvenuto’ ad aspettarli al varco ci saranno Lebron e soci… eh, bentornati allora.

Michael Malone (Denver): gli unici a battere sia i texani che i ragazzi della baia in questa stagione. Ma non è bastato. ‘Sarà per l’anno prossimo.’

Kurt Rumbis (New York): sembra che a risvegliarli dal loro torpore sia stato proprio un lettone (gioco di accenti, scusate ma dovevo dirla). Strafischiato al draft, ha portato in quel di Manhattan un po’ di aria fresca… Nuon aria di playoff eh, ma ci si potrà lavorare su.

 

Steve Kerr (Golden State): the e pasticcini per lui al colloquio. Niente da dichiarare, è tutto roseo e sotto l’occhio di tutti. Spodestati anche i Bulls del ’96 dalla bacheca dei record.  ”Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fa nascere gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che è presente alla loro esecuzione e assiste al loro compimento, e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto.” questo lo dissi io non troppo tempo fa e dopo non troppo pochi drinks. O forse lo disse Nicholas Murray Butler, chi può saperlo. Ovviamente primi a ovest, #machevelodicoafare.

Ser. Popovich (San Antonio): Non gli serve nemmeno andare al colloquio. Sopra di loro a fare ombra, solo Golden State. Secondi, #machevelodicoafare2.

Billy Donovan (OKC): Con KD e Westbrook, il terzo posto a ovest è loro senza ‘ma’.

Doc Rivers (Clippers): come quando fai un puzzle ma alla fine ti accorgi che manca un pezzo, anche per loro che comunque sono quarti a ovest, stagione ottima ma con la sensazione che manchi sempre un pochino per arrivare davvero in alto.

Terry Stotts (Portland):  dai ammettetelo, nemmeno voi ve lo aspettavate. Quinti.

giphy.com

David Joerger (Memphis): tanta sfiga quanto cuore. Settimi, si beccano i ragazzi di Popovich al primo turno.

Carlisle e Bickerstaff (Dallas e Houston):  Eh, se la sono sudata…

Snyder (Utah): Sfigati e infortunati, anche quest’anno i Playoffs li vedranno comodamente dal divano…

Kidd e Mitchell (Milwaukee e Timberwolves): aspettative un po’ alte (troppo?) ad inizio stagione… Ci sono le capacità comunque.

Karl e Watson (Sacramento e Suns):

makeagif.com

Per Phila, Washington, New Orleans, Lakers, Brooklyn, Chicago, Orlando il riassunto è più o meno così:

giphy.com

 

Spero di essere stata abbastanza esauriente. Se non lo fossi stata… Beh, non ho mai detto di essere tra quelle che lasciava copiare gli appunti alla mattina.

Detto ciò signori, si è chiuso il sipario sulla RS, si è chiuso anche su Kobe (sniff).. ma sabato si riparte.

Quindi, fate scorta di sonno, salutate gli amici e compratevi un buon fondotinta che ormai ci siamo!

STAY TUNED. 

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