NBA Playoffs Inside, Finale Ovest, Gara 3: Warriors a un passo dalla finale, Rockets demoliti

NBA Playoffs Inside, Finale Ovest, Gara 3: Warriors a un passo dalla finale, Rockets demoliti

ABC

Golden State Warriors @ Houston Rockets 115-80 (30-18; 62-37;92-61)

Golden State conduce la serie 3-0

La miglior squadra della lega si conferma tale, e dopo due gare vinte di misura, al Toyota Center fa la voce grossa e demolisce gli avversari in quella che potrebbe già essere la chiave dell’approdo alle Finals. I Rockets vengono costretti a un inguardabile 33 % dal campo, ma il dato che fa più riflettere è quel 20% dall’arco. Il gioco perimetrale è il simbolo dei Rockets di quest’anno, sempre più influenzati dal concetto di basket ad alta percentuale di Daryl Morey (GM dei Razzi). La filosofia di Morey (ribattezzata Moreyball) può essere tradotta in “Threes and Dunks”, ovvero i field goal più redditizi nelle shot charts di tutta l’NBA. Quel che la statistica di Morey non poteva calcolare era la difesa atipica degli Warriors, molto simile a quella che mise alle corde gli Spurs nel 2013; Green è l’ago della bilancia, capace di difendere su chiunque e capace di cambiare su ogni blocco, riducendo la quantità di mismatch favorevoli per i Rockets.

La differenza tra una vittoria della difesa e un vero e proprio outscoring si chiama Stephen Curry, e chi se non lui; per the Baby-Face Killer 40 punti di cui 37 nei primi tre quarti.

La partita parte equilibrata, sebbene James Harden non riesca a scrivere il proprio nome al tabellino per tutta la prima metà del quarto. Il time-out di McHale, però, non sembra ravvivare i propri (in quel momento sotto di 4 punti), anzi: ne esce molto meglio Golden State che firma un parziale di 7-3: massimo vantaggio e Houston che vede il proprio divario con i Warriors raddoppiarsi.

Per assistere al primo canestro di James Harden bisogna aspettare il nono minuto, ma l’inerzia della gara non cambia nemmeno dopo lo sbloccarsi del faro (spento stasera) di Houston.

Golden State chiude il primo quarto sopra di 12 e riprende la gara senza forzare nè alzare i ritmi: è ben consapevole che una delle chiavi della gara è l’attacco in transizione e preferisce centellinare le energie fino alla prossima crepa nel sistema di McHale.

A 4 minuti dalla fine del primo tempo, Stephen Curry sgancia la bomba del +27: Houston è alle corde e il risultato è quanto mai veritiero.

Golden State sopra di 25  punti all’intervallo.

Il terzo quarto è una carneficina firmata dalla macelleria Curry: dopo un buon inizio dei Rockets, ci pensa Steph a chiudere definitivamente la gara, segnando 20 dei suoi 40 punti finali solo nel terzo periodo, tirando per altro con un mostruoso 7-10 dal campo con 4 triple a segno.

Con un vantaggio di 31 punti alla fine del terzo quarto, Curry viene panchinato immediatamente e viene fatto spazio a comprimari come McAdoo, Rush e Holiday: il periodo finale è utile solo alle statistiche, Golden State porta a casa anche gara 3 rendendo decisiva la prossima sfida al Toyota Center.

Box Score:

Golden State Warriors: Curry 40, Green 17, Bogut 12, Iguodala 6, Lee 2, Barbosa 2, Rush 3, Livingston 6, Ezeli 10, Thompson 17

Houston Rockets: Smith 16, Ariza 7, Howard 14, Terry 4, Harden 17, Jones 6. Capela 1, Johnson 2, Brewer 13.

 

MVP: Stephen Curry, e chi se non lui. Il numero 30 di Golden State racimola altri 40 punti (e 7 triple) nella serata in cui supera Reggie Miller come numero di tiri da tre segnati in una singola postseason. Il ragazzo da Akron è tanto altro: assist, giocate illuminanti, difesa. Un’altra grande serata da MVP,

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