NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Eastern Conference

NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Eastern Conference

La presentazione delle quattro serie della Eastern Conference.

di La Redazione

(1) Milwaukee Bucks vs (8) Detroit Pistons

chatsports.com

MILWAUKEE BUCKS 

Record 60-22

Quintetto titolare: Eric Bledsoe, Malcolm Brogdon*, Khris Middleton, Giannis Antetokounmpo, Brook Lopez.

Panchina: Sterling Brown, Tim Frazier, Pau Gasol*, Nikola Mirotic*, George Hill, Ersan Ilyasova, Tony Snell*, D. J. Wilson.

Regular Season: Intrattenere, raggiungere parziali successi, stimolare la fantasia degli appassionati, ottenere la simpatia degli addetti ai lavori pronti ad accogliere con bonaria leggerezza sia i picchi più alti di rendimento sia le topiche figlie della scarsa destrezza a certi livelli. Beh, si può dire che i Milwaukee Bucks prima testa di serie ad est non volevano essere più niente di tutto ciò, mossi dalla volontà di acquisire un volto che spaventasse gli avversari per solidità ed intensità. La loro capacità evolutiva è efficacemente sintetizzata dalla clamorosa voglia di emergere dell’astro greco del Wisconsin, al punto che nessuno si stupirebbe se sul premio di MVP di stagione regolare figurasse il nome di Giannis Antetokounmpo. La run degli uomini di coach Budenholzer è stata entusiasmante, caratterizzata da un numero impressionante di vittorie con una doppia cifra di distacco (45, dato più alto nella lega) e culminata col miglior record tra le 16 partecipanti alla postseason. 15 i punti di media di distacco nelle quattro sfide vittoriose ai Detroit Pistons, con solo la prima stagionale finita in volata. Le 60 vittorie conseguite non arrivavano dai meravigliosi Bucks dei primi anni ’70, lustro in cui giunsero al primo unico titolo di franchigia.

Punto di forza: Basterebbe dire “Giannis Antetokounmpo”, se il basket potesse ridursi al valore isolato che un giocatore apporta all’interno di un sistema, ma il greco, al netto degli evidenti miglioramenti dimostrati in questa stagione, c’era anche negli anni precedenti dove i Bucks risultavano poco altro che la squadra-simpatia di cui sopra. La verità è che, con tutto il rispetto per quello che è stato sul parquet e quello che magari sarà sulla panchina, Jason Kidd ha dimostrato di non essere il pilota adatto a veicolare questa fuoriserie, ignorando quello che era ovvio un po’ a tutti: nella squadra di Antetokounmpo si gioca con 4 fuori e lui con la palla a generare una “gravity” degna dei grandissimi di questo gioco. Invece l’ex play dei Nets preferiva un sistema molto più compassato e facilmente arginabile dagli avversari, dove si tirava pochissimo da 3 e i numeri del risultavano praticamente fini a se stessi. Il beneficio del dubbio glielo si può concedere nella misura in cui probabilmente non credeva di avere il materiale umano giusto. Il basket di Giannis si dispiega sui ritmi alti, questo perché ha più volte dimostrato di poter essere quello che monopolizza l’attacco conquistando l’area avversaria e quello che va a contestare le iniziative altrui nell’azione successiva, senza mai risparmiarsi. Oltre alle sue infinite capacità, è attorniato da una serie di compagni che cuciti sartorialmente addosso al suo gioco, a cominciare dal geniale utilizzo di Brook Lopez, eccellente rim protector, ottimo tiratore da 3 e gran rimbalzista diretto e indiretto (sui tagliafuori per i compagni), passando per il talento di Khris Middleton, la cui continuità probabilmente decreterà quanto lungo sarà il cammino di Milwaukee. Inoltre coach Budenholzer è stato bravo ad ampliare l’area di responsabilità di tutti i suoi elementi (specie quando Giannis non è sul parquet) allo scopo di tenere sempre il ritmo alto: così facendo ai vari Bledsoe, Brown e Connaughton viene chiesto di prendere diverse iniziative personali pur di non far schierare completamente la difesa avversaria. Finora la fiducia non è mai mancata loro e gli esiti sono stati positivi, vedremo se terranno ora che si fa sul serio. A inizio stagione mancava un po’ di profondità e a tal proposito, siccome nell’anno zero dopo LeBron ad Est molte ambiscono legittimamente all’El Dorado, i Bucks hanno prelevato Mirotic dai Pelicans, ennesimo giocatore 3&R (three-and-rebounding) che tanto incide nello scacchiere dell’ex coach degli Hawks.

lansingstatejournal.com

DETROIT PISTONS

Record 41-41

Quintetto titolare: Reggie Jackson, Bruce Brown, Wayne Ellington, Blake Griffin, Andre Drummond.

Panchina: Luke Kennard, Ish Smith, Langston Galloway, Glenn Robinson III, Zaza Pachulia, Thon Maker, Jon Leuer, Jose Calderon.

Regular Season: La posizione in griglia che ci si aspettava dai Detroit Pistons era più o meno questa, ma a deludere è stato il record di sole 41 vittorie, agguantato peraltro grazie ad un calendario benevolo nelle ultime due uscite che ha consentito loro di collocarsi all’ottavo posto di Conference. Qualche vittoria in più, ampiamente alla portata di un roster di talento ancorché costruito con metodi obsoleti, avrebbe fatto sì che scavalcassero compagini molto meno quotate ai nastri di partenza come Brooklyn e Orlando, e a conti fatti devono ringraziare l’implosione dei Washington Wizards se ancora si scrive di loro. Che ringrazino o no, comunque, i Pistons alla postseason ci sono arrivati nonostante dei saliscendi tremendi di risultati, dato che ogni qual volta infilavano una serie di vittorie, questa veniva seguita da una di sconfitte ancora più lunga. Considerato che nel mese di gennaio gli uomini di coach Casey erano sprofondati a 8 vittorie dal record pari, il finale di stagione si può comunque ritenere uno dei più positivi in tutta la Conference, con un incremento nelle prestazioni in particolar modo di Andre Drummond, giacché per quanto riguarda Griffin i numeri stagionali sono dalla sua, almeno fino a che è stato sorretto da una buona condizione fisica. Il crocevia della stagione è stato il sudatissimo successo sui Toronto Raptors a inizio marzo, coinciso col miglior momento della stagione in cui Detroit ha assunto anche una certa dimensione perimetrale con l’innesto di Wayne Ellington e la buona vena di Kennard, molto spesso ondivaghi ma anche tra i pochi all’interno del roster a poter punire con tranquillità le attenzioni dedicate dagli avversari ai due big men.

Punto di forza: Partiamo dal presupposto che questo tipo di costruzione del roster dovrebbe intrinsecamente garantire tanta solidità e tante certezze, dovendosi esprimere prevalentemente su ritmi bassi, ma purtroppo per i Pistons il condizionale verte più verso un’indicazione negativa che positiva. Si dice che fino agli anni ’60 nel calcio non esistesse la linea mediana all’interno di una squadra (visione chiaramente superficiale per uno sport di movimento), allo stesso modo Detroit ha rinunciato ad annoverare un 3 di ruolo tra le proprie alternative, avendo ceduto Stanley Johnson proprio ai Bucks in cambio di Thon Maker. Questo si spiega col disperato bisogno di perimetralità della franchigia di Motor City, che vanta una decina tra play, guardie e comboguard, che vanno a formare uno dei backourt più affollati dell’intera lega, ma se vuoi far convivere 3/5 del quintetto con Griffin e Drummond probabilmente è l’unica via. Tutto ciò regala sicuramente più di libertà d’espressione all’ex Clippers, con l’altra torre che, dopo un iniziale malcontento, sembra aver accettato il ruolo di comprimario realizzando che può anche essere maggiormente esaltato da secondo violino. L’ampliamento dell’arsenale offensivo di Griffin costituisce il principale miglioramento rispetto alla stagione scorsa, oltre alla ricerca di un basket relativamente più votato alla costruzione di buoni tiri da dietro l’arco, sempre compatibilmente con le caratteristiche dei singoli, perché in un team con i due uomini-franchigia nel pacchetto lunghi, non puoi pensare di lasciarli indietro attuando uno small ball totale.

Chiave della serie: I motivi di interesse non mancheranno, Giannis vs Griffin di per sé vende bene l’evento, ma l’impressione è che i Pistons dovrebbero giocare ad un livello che non hanno mai mostrato di poter raggiungere in questa stagione. Sarà comunque affascinante scoprire come un coach capace come Casey proverà a mettere la sabbiolina negli ingranaggi dei ”cervi”, in primis riguardo la marcatura del greco. Le poche volte che lo abbiamo visto in difficoltà in quest’annata si sono verificate quando gli mandavano il centro avversario in single coverage a guardarlo da lontano coi piedi 2 metri dentro l’area, in questo caso l’atletismo di Drummond potrebbe creargli qualche grattacapo nei suoi attacchi al ferro, anche se è ben nota l’abilità di Antetokounmpo nel cambiare il tempo della penetrazione, talvolta con virate leggiadre talvolta con euro step con passi degni di Jonathan Edwards. Problematico poi anche l’adeguamento su Brook Lopez e Khris Middleton, dando per scontato che Griffin sarà tenuto un po’ più libero, saranno praticamente sempre nelle condizioni di tirare in testa al proprio guardiano, e se confermeranno l’efficienza della regular season non ci sarà partita. Gli infortuni hanno però già un peso rilevante, avendo già la certezza di un’assenza pesante di un equilibratore del calibro di Malcolm Brogdon, ed è forse questa la maggiore fonte di speranza per la franchigia del Michigan, insieme chiaramente a una serie sopra al 40% da 3 di almeno due tra i vari Jackson, Ellington, Kennard e Galloway.

Pronostico Basketinside.com: Si usa spesso la retorica del cambiamento radicale quando si confrontano stagione regolare e playoff, ma l’impressione è che dovrebbero spostarsene davvero troppi di tasselli rispetto a quanto raccontato finora per pensare che Detroit abbia una chance. A ranghi completi non ci sarebbe stato alcun dubbio su di un 4-0, ma questi Bucks dalla rotazione rabberciata potrebbero lasciarne una per strada. Milwaukee in 5 gare.

 

a cura di Domenico Laudando

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy