NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

La preview delle quattro serie del primo turno ad ovest.

di La Redazione

(1) Golden State Warriors vs (8) Los Angeles Clippers

sportsbookreview.com

GOLDEN STATE WARRIORS

Record 57-25

Quintetto titolare: Stephen Curry, Klay Thompson, Kevin Durant, Draymond Green, DeMarcus Cousins

Panchina: Jordan Bell, Andrew Bogut, Quinn Cook, Jacob Evans, Andre Iguodala, Jonas Jerebko, Damian Jones, Shaun Livingstone, Kevon Looney, Alfonzo McKinnie

Regular Season: Non è iniziato tutto come ci si aspettava. A Oakland hanno sudato freddo le prime settimane, mentre il resto dei tifosi NBA gongolava nel vedere i Golden State Warriors lontani dal gradino più alto della Western Conference: bolliti, fallimento, è finita la pacchia. Gli hater si sono scatenati, pregustando una Golden State in difficoltà e lontana da ambizioni di titolo. Fino alla fine del 2018, difficile non riscontrare delle difficoltà nella squadra di coach Kerr: 13 sconfitte per la squadra che detiene il record per la stagione NBA più vincente della storia non sono poche. Qualche screzio di troppo tra Durant e Green, un gioco non bello come eravamo abituati a vedere e tutti i dubbi sul rientro di DeMarcus Cousins, grande acquisto della free agency 2019. Le nuvole si sono però spostate con l’avvio del 2019: 12 sconfitte ma spalmate su molte più partite, una squadra dallo smalto ritrovato e soprattutto un Cousins che non ha mostrato le difficoltà che era lecito aspettarsi ad inizio anno. Lieve serie negativa dopo l’All Star Game ma è stato un caso abbastanza isolato considerando gli altri mesi. Come sempre qualche record messo in saccoccia: per Curry, la miglior striscia di partite con almeno 5 triple segnate (7, le prime 7 della stagione); a livello di squadra, il miglior primo quarto della storia (51 punti segnati, contro i Denver Nuggets il 15 gennaio) e il maggior numero di triple segnate in metà gara (17  su 27, contro i Bulls il 29 ottobre).

Punto di forza: Golden State è una squadra che si avvale molto del tiro dalla distanza, non è un segreto. Le difese sono quasi sempre in difficoltà nel marcare una macchina offensiva che può, potenzialmente, segnare da qualsiasi punto oltre la metà campo (e a volte pure prima). Non solo, oltre ad essere dei micidiali tiratori i giocatori di Golden State sono tutti ottimi passatori: i due lunghi, Green e Cousins, possono allargare il campo con una facilità disarmante e creare spazi per ciascuno dei propri compagni; allo stesso tempo, sono formidabili minacce anche sotto i tabelloni e potenziali magneti per la difesa, creando passaggi per scarichi mortiferi se lasciati nelle mani di Curry, Thompson o Durant. È forse la versione dei Warriors più completa che si sia mai vista, con una potenzialità tale da rendere il loro cammino verso le Finals molto difficile da arrestare. Curry in particolare è una costante doppia minaccia: la capacità di tirare da fuori non toglie niente alla capacità di penetrare che ne fa un costante pericolo per la difesa avversaria. Klay Thompson non è solo un giocatore che può fare più canestri che palleggi in una partita, ma è anche una eccellente mente cestistica. Così come Draymond Green, uno dei migliori difensori della lega degli ultimi anni. Golden State, insomma, ha tutte le armi per arrivare a giocare a giugno.

 

NBA.com

LOS ANGELES CLIPPERS

Record 48-34

Quintetto titolare: Shai Gilgeous-Alexander, Patrick Beverley, Landry Shamet, Danilo Gallinari, Ivica Zubac

Panchina: Jerome Robinson, Sindarius Thornwell, Tyrone Wallace, Montrezl Harrell, JaMychal Green, Wilson Chandler, Garrett Temple, Lou Williams.

Regular Season: Stagione turbolenta e quanto mai curiosa, quella dei Los Angeles Clippers. La prima dopo lo scioglimento totale dei propri Big 3: niente più Paul, niente più Griffin, nemmeno DeAndre Jordan. Le aspettative erano buone ma non certo elevatissime: alla griglia di partenza, altre squadre sembravano più attrezzate dei Clips. Tuttavia, i numeri dicono ben altro: ottobre e novembre vedono più vittorie che sconfitte e nemmeno di poco (il tabellino di novembre dice 11-3, risultato eccellente). Tuttavia, tra dicembre e febbraio i Clippers assistono a una lieve flessione: non male i singoli giocatori, guardando le cifre dei vari Harris, Gallinari, Harrell e Williams; quelle difficoltà rispetto alle squadre più quotate però si fanno vedere prepotentemente. Febbraio segna la rivoluzione: preso atto che la squadra, dopo un avvio grintoso, si è mostrata per quello che è veramente, operazione smantellamento per arrivare più in basso, creare spazio salariale e cercare una scelta alta al Draft. Questo, almeno, pensano molti tifosi: partono Harris, Marjanovic, Bradley. Arrivano Shamet, Chandler, Green, Zubac e 4 pick future. Onesti giocatori ma non vere e proprie star del palcoscenico: l’opinione generale è che i Clippers abbiano gettato la spugna. Detto, fatto: la squadra non gioca bene ma di più e a seguito della trade Los Angeles perde 8 gare su 26, assicurandosi l’accesso ai Playoff con largo anticipo. Doc Rivers, vecchia volpe, ce l’hai fatta ancora una volta.

Punto di forza: La panchina è il fattore che fa la differenza per i Clippers. Ben due giocatori della seconda linea sono in competizione per il premio di miglior sesto uomo dell’anno: dato che entrambi lo meritano, sarebbe giusto avere anche un premio per il settimo. Sia Lou Williams che Montrezl Harrell hanno giocato una stagione più che importante per la propria squadra e per la propria carriera: Williams non è più una sorpresa da anni, dato che ha guadagnato il rispetto della NBA e di tutti i suoi tifosi grazie alla capacità di creare punti in ogni situazione di gioco; Montrezl Harrell è la piacevole conferma di un potenziale che si respirava nell’aria ma ancora non si era mostrato in tutto il suo splendore. Uno fuori e l’altro dentro il pitturato, sono una potenza difficilmente arrestabile da parte delle altre panchine NBA: in particolare le seconde linee dei Golden State potrebbero trovarsi in difficoltà se lasciate sole contro il terribile duo. I titolari, tuttavia, non sono assolutamente da meno: Zubac aveva mostrato ampi margini di miglioramento ai Lakers prima della trade, confermati nel trasferimento ai Clippers; Gilgeous-Alexander, oltre ad avere un cognome lunghissimo, si è fatto notare per il potenziale futuro e per le doti di piccolo, grande generale sul campo. Ciliegina sulla torta il nostro orgoglio nazionale, Danilo: (giustamente) criticato per essersi infortunato in modo sciocco con la nazionale, ha mostrato che sotto tutti i muscoli c’è grande voglia di spaccare il mondo e tornare quel giovane su cui tutti i tifosi italiani avevano risposto le speranze del basket nostrano.

La chiave della serie: La concentrazione sarà determinante: quando non sono in serata, i Warriors risultano esposti ad un attacco che muove la palla molto bene e possono trovarsi a soffrire sul perimetro. Inoltre, il fattore psicologico è sempre nascosto dietro l’angolo: i Warriors credono molto in sé stessi, tanto da risultare quasi arroganti e antipatici alla maggior parte dei tifosi avversari. Se questa cieca fiducia nei propri mezzi dovesse venire meno, per i ragazzi di Kerr ci potrebbero esserci vari grattacapi. Sono tuttavia dei professionisti e sanno cosa devono fare per portare a casa l’anello: l’hanno ampiamente dimostrato negli ultimi anni. Non sono imbattibili e le 25 sconfitte stagionali lo dimostrano ampiamente: le avversarie di livello non mancano. Golden State ha però l’asso nella manica: l’esperienza ai Playoff. Le altre squadre hanno ancora tanta solidità da dimostrare in questa fase, mentre Curry e compagni non sono certo delle debuttanti al ballo in società: semmai, sono la matrona un po’ carogna ma che tiene ancora sotto controllo l’interà comunità.

Pronostico: Warriors in 5 (4-1).

3 vittorie ed 1 sconfitta contro i Clippers in stagione per Golden State: la storia è dalla parte della Baia in questo momento. L’ottava classificata non rappresenta una sfida esageratamente difficile: i Warriors sembrano più pronti per giocare la post-season oltre il primo turno. Il quintetto titolare è stato costruito esattamente per questo scopo: qualsiasi risultato inferiore alle Finals non determinerebbe un fallimento totale, ma lascerebbe certo l’amaro in bocca non solo agli appassionati ma anche agli addetti ai lavori.

a cura di Raffaele Guerini

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