NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

NBA Playoffs Preview Inside: 1° turno Western Conference

Tutto quello che c’è da sapere sul primo turno dei Playoffs riguardo la Western Conference.

di La Redazione

(1) Houston Rockets vs Minnesota Timberwolves (8)

 

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HOUSTON ROCKETS:

Quintetto titolare: Chris Paul,  James Harden, Trevor Ariza, PJ Tucker, Clint Capela

Panchina: Ryan Anderson, Tarik Black, Markel Brown, Eric Gordon, Gerard Green, RJ Hunter, Aaron Jackson, Joe Johnson, Luc Mbah a Moute, Nene, Chinanu Onuaku, Zhou Qi.

Regular Season: Estate 2017: Chris Paul finisce a Houston dopo una trade tra la franchigia del Texas e i Los Angeles Clippers. Le voci si ingrossano, potranno coesistere una delle migliori point guard della lega e uno dei papabili MVP della stagione appena conclusasi? Primavera 2018: Gli Houston Rockets, oltre a siglare la miglior stagione della squadra a livello di record, sono la migliore squadra in NBA nel confronto vittorie-sconfitte. I dubbi sul funzionamento della coppia Paul-Harden sono svaniti veloci come un treno in corsa, dato che i due sono tra i primi 3 backcourt della lega, sia a livello di numeri che a livello di analisi del talento. Paul ha finalmente trovato lo scorer superstar di cui ha sempre avuto bisogno. Un giocatore che gli era mancato anche a Los Angeles visto che Blake Griffin, per quanto considerato sempre una stella, non è mai andato così vicino a vincere il premio di MVP stagionale quanto James Harden. James Harden, per l’appunto: se l’anno scorso era stato oscurato dalla stagione storica di Russell Westbrook (che comunque ha fatto storcere il naso a certuni, una volta vinto il premio di MVP proprio davanti al Barba), quest’anno Harden ha deciso di andare a prendere il titolo con le unghie e con i denti. Non solo cifre stratosferiche, Harden è il motore di questi Houston Rockets: girano meglio grazie a lui, è il primo riferimento offensivo e quello che si carica i compagni sulle spalle. Harden vuole cancellare anche l’ultima apparizione ai Playoff dello scorso anno: 10 punti in gara 6 delle Semifinali, contro degli Spurs che l’avevano ingabbiato a dovere. Harden però vuole spezzare quelle catene, un po’ alla King Kong, per scalare la griglia dei Playoff fino alla vetta.

Punto di forza: Non sono solo Paul e Harden l’ossatura di questi Rockets: possono essere il cervello e la spina dorsale, ma c’è molto di più a tenere in piedi quel corpo da 65 vittorie stagionali. Clint Capela è diventato una macchina da doppia-doppia, rispecchiata nelle sue medie stagionali, 13.9 punti e 10.8 rimbalzi in regular season; come se non bastasse, 1.9 stoppate a partita – un’area ben protetta quella dei Rockets, insomma. Trevor Ariza è ormai un giocatore che ha trovato il suo spazio a Houston e una sua dimensione, non è necessario per fare punti quanto piuttosto per portare intensità e aggressività in campo. PJ Tucker è un giocatore della stessa solida pasta: una certezza in campo, difensore di buon livello ma offensivamente non un mostro: non è comunque suo il compito di guidare la squadra in attacco. La squadra è una macchina non solo grazie ai suoi interpreti, ma grazie anche al guidatore, quello che imposta velocità e direzione del gioco. Mike D’Antoni, in quanto allenatore, non si può ancora considerare arrivato: ha dimostrato le sue qualità in lungo e in largo nel corso degli anni, ma non è mai riuscito a raggiungere il palcoscenico più grande, quelle Finals che danno il senso a stagioni, progetti, anni. Le ha sfiorate in più di un’occasione: con i Phoenix Suns degli anni d’oro, l’anno scorso si è fermato alle Semifinali di Conference contro i San Antonio Spurs. Anche per lui, come per i suoi giocatori, è giunto il momento di scoprire le carte e giocarsi la partita fino in fondo: nessuno sembra imbattibile quest’anno, nemmeno i Golden State Warriors che hanno dominato l’Ovest negli ultimi anni.

 

MINNESOTA TIMBERWOLVES:

Quintetto titolare: Jeff Teague, Jimmy Butler,  Andrew Wiggins,  Taj Gibson, Karl-Anthony Towns

Panchina: Cole Aldrich, Nemanja Bjelica, Aaron Brooks, Anthony Brown, Jamal Crawford, Gorgui Dieng, Marcus Georges-Hunt, Amile Jefferson, Tyus Jones, Justin Patton, Derrick Rose

Regular Season: Sulla carta, sembra impossibile che un quintetto titolare del genere possa trovarsi all’ultimo posto della Western Conference: d’accordo, stiamo parlando della Conference al momento più forte tra le due disponibili. Tuttavia, osserviamo il quintetto da un punto di vista del talento teorico: Jeff Teague è un ottimo playmaker, che riunisce ottime abilità di scorer e di gestione del pallone nel lato offensivo. Jimmy Butler è uno che col tiro ha una confidenza particolare, possiede l’abilità di aprire il campo e allo stesso tempo segnare da qualsiasi zona se messo in ritmo e nella condizione ideale. Andrew Wiggins è ancora, al suo quarto anno, una promessa che non è mai sbocciata davvero: ciononostante, quando decide di mettere in campo le proprie abilità al servizio dei compagni è potenzialmente un giocatore capace di svoltarti una gara. Taj Gibson dovrebbe essere l’ancora, quel giocatore con più esperienza rispetto al nucleo giovane del roster: capace non solo di mettere in campo intensità e trucchi del mestiere, ma anche di guidare i giocatori attraverso un processo di maturazione che li metta nelle condizioni di giocarsela contro tutti. Karl-Anthony Towns è semplicemente la stella: il giocatore imprescindibile, quell’uomo senza il quale non scenderesti sul campo di battaglia perché sa far bene tutto; è il go-to-guy, il giocatore a cui ti rivolgi nel momento di maggiore difficoltà e grazie alle sue doti innate e uniche riesce a trascinare alla vittoria una banda comunque ben formata.

Punto di forza: Quanto letto sopra rappresenta ciò che è stato detto all’inizio della stagione sui Minnesota Timberwolves: potenzialmente, una squadra che potrebbe raggiungere la top-3 ad Ovest se tutto funzionasse sempre come dovrebbe. I problemi però non sono possibili, sono una certezza: un meccanismo ben oliato deve essere comunque tenuto sotto controllo, altrimenti il rischio è sempre dietro l’angolo. I Timberwolves sono esattamente questo: un congegno che deve essere strettamente controllato o rischia di non svolgere il proprio compito in maniera efficiente. Tom Thibodeau era stato chiamato a fare proprio quello: dare un senso all’incredibile ammontare di talento a disposizione per rendere Minnesota una squadra pronta a dare filo da torcere in sede di Playoff alle grandi, in vista di un futuro sicuramente roseo. Qualcosa, tuttavia, è andato storto nel frattempo. Thibodeau, allenatore famoso per l’attenzione dedicata alla fase difensiva, non è riuscito a lasciare la sua impronta sul gruppo che è difensivamente debole: il bullone allentato è in particolare Karl-Anthony Towns. Tanto bravo e completo offensivamente, capace di tirare da 3 quanto da dentro il pitturato, definirlo un Telepass in difesa sarebbe riduttivo: KAT è ancora incapace di difendere sui pari ruolo, concedendo di volta in volta all’avversario centimetri necessari a segnare con continuità e opponendo debole resistenza. Jimmy Butler si è infortunato a metà febbraio, lasciando la squadra senza uno dei principali riferimenti offensivi proprio nel momento caldo della stagione. Andrew Wiggins ha dimostrato una volta ancora di essere bravo ma incostante: non è il giocatore a cui affideresti le chiavi del gioco ad occhi chiusi, perché le sue sensazioni serali ne condizionano troppo le prestazioni. Taj Gibson è un giocatore solido, ma che non può svoltare il destino di una franchigia, discorso che si può fare per Jeff Teague in maniera simile. Non solo il gioco difensivo è un sistema anarchico, ma anche in attacco Minnesota ha faticato parecchio: ci si è affidati alle azioni individuali per gran parte della stagione, con dei momenti vagamente imbarazzanti dove non si è capito dove l’attacco dei Timberwolves stesse andando a parare. La possibilità di far male ai Playoff c’è, naturalmente: se in serata, Minnesota può far male a chiunque, tutto sta nel capire quando l’interruttore dell’intensità è acceso o spento.

La chiave della serie: La voglia di Minnesota di dimostrare che non sono solo un fuoco di paglia. Potenzialmente sono un cliente scomodo perché imprevedibili, ma questa loro caratteristica è un’arma a doppio taglio: così come può essere una caratteristica positiva, può facilmente trasformarsi in una brutta prestazione e negare ai Timberwolves la possibilità di passare il primo turno. Giocare contro Houston non aiuta: non solo è forse la squadra più in forma di tutta la lega, ma è anche una squadra che conosce esattamente la propria identità e come giocare le partite senza distrazioni eccessive. Contro un meccanismo che gira bene in maniera automatica, una squadra come Minnesota può facilmente andare in palla e perdere la serie 4-0 se non riesce a mettersi in carreggiata come si deve. Tanto passa dalle mani di Karl-Anthony Towns: quando mette aggressività anche nella difesa del proprio canestro, il ragazzo è un giocattore da top-5 NBA (no, non è un’esagerazione: si guardino i numeri che ha collezionato durante la regular season); quando non è mentalmente presente (cosa che accade frequentemente) per gli avversari non rappresenta un ostacolo insormontabile. Harden e Paul sono una coppia rodata, pronta a punire una difesa non brillante come quella di Minnesota: basta mantenere i ritmi e la concentrazione delle ultime 82 partite e la struttura dovrebbe continuare a reggere per i Rockets.

Pronostico Basketinside: Houston Rockets 4-1

Houston dovrebbe vincere la serie senza particolari difficoltà: è difficile pronosticare una ripresa di Minnesota dopo una stagione giocata sul filo del rasoio. Per quanto non sia realistico dare i Timberwolves per spacciati a prescindere, in quanto capaci di capovolgere una situazione sfavorevole mettendo in campo gli attributi, Houston ha chimica e confidenza in più: fattori necessari a portare a termine una serie a proprio vantaggio. Houston vincente per 4-1, perché Minnesota le armi per vincerne almeno una potenzialmente le ha: vedremo se decideranno di usarle.

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