New York Knicks, il peggio è alle spalle?

New York Knicks, il peggio è alle spalle?

Il passato, il presente e il futuro dei New York Knicks. Che ne sarà di loro? Analizziamo la situazione.

‘If I can make it there, I’ll make it anywhere, It’s up to you, New York, New York.” cantava Frank Sinatra in un celebre film di Martin Scorsese.

Questa frase è il simbolo di quanto sia importante, celebre, ma allo stesso tempo difficile e piena di pressione la “big apple”, New York City.

L’ultimo titolo vinto a NY risale alla stagione 1972-73, dove i Knickerbockers guidati dall’MVP Willis Reed sconfissero 4-1 i Los Angeles Lakers. Da quella volta pochissime le soddisfazioni per i tifosi dei New York Knicks, con la parentesi di due finali NBA perse nell’epoca di Pat Ewing, fino a passare alla recente eliminazione in semifinale di conference nella stagione 2012-13 contro gli Indiana Pacers guidati da Paul George. Il resto? Il buio più totale.

La pressione. New York è la piazza con più pressione al mondo per quanto riguarda il mondo NBA, e non solo, dove non si accettano sconfitte, il pubblico non sa nemmeno cosa sia la pazienza e i fischi sono sempre dietro l’angolo. Dicevamo dei fischi, che sono praticamente una costante fissa ad ogni Draft, chiedere a Danilo Gallinari e Kristaps Porzingis. Il tifoso medio dei Knicks non ha fiducia verso niente e nessuno, persona dello staff o giocatore che sia, e qualsiasi sia il ruolo di chi sta nel mondo Knicks deve conquistarsela.

Il pubblico del Madison Square Garden è solo fischi e contestazioni? Assolutamente no. Nonostante ci sia spesso nell’aria quella sensazione di “scetticismo”, New York, il Madison è simbolo di eleganza, fashion, vip. Qualsiasi personaggio del jet-set, attore, musicista o chi sia, deve passare per la prima fila del Madison Square Garden.

New York non è per tutti, chi vuole giocare qui deve sapere quale sia il prezzo che si deve pagare, ovvero pressione, uno status da vip, la vittoria pretesa dal pubblico o almeno che i Knicks che siano dove conta.

http://media.zenfs.com

Le ultime tre annate sono state tutt’altro che entusiasmanti, per usare un eufemismo, con una percentuale di vittorie ben sotto il 50% e la parola “Playoffs” distante un abisso. I tifosi hanno individuato un colpevole per tutto questo (e non hanno neanche tutti i torti) che ha un nome e un cognome: James Dolan.

James Dolan è il proprietario dei New York Knicks, New York Rangers (NHL) e New York Liberty (WNBA) ed è un uomo molto criticato e discusso negli USA per la sua gestione manageriale e per il suo ruolo all’interno delle squadre di sue proprietà. Oggettivamente sono più i danni che le cose positive fatte da Dolan, chiedere ai suoi tifosi, e forse proprio per questo negli ultimi anni ha deciso di avere un ruolo più marginale nelle decisioni, affidando la presidenza dei New York Knicks ad un certo Phil Jackson.

http://www.slamonlineph.com

Il 18 marzo 2014, Phil Jackson viene ufficialmente nominato presidente dei New York Knicks, con pieno potere manageriale e con “l’obbligo” di far tornare i Knicks nelle posizioni che contano. Coach Zen, oltre ad essere un guru del basket mondiale, è un ex giocatore dei Knicks (ha praticamente giocato tutta la carriera a NY) nonché campione NBA nel 1973 con la squadra della grande mela.

Chiunque si è reso conto dei “danni” fatti dalla gestione precedente, in particolare da Dolan in persona, con i suoi capricci, ad esempio Isaiah Thomas, Larry Brown solo per citarne alcuni.

Per questo i Knicks hanno avuto bisogno di un progetto di “rebuilding”, di ripartire da 0 dopo la delusione dei Playoffs 2013. Il ritorno come GM di Steve Mills che aveva già lavorato con altri ruoli fino al 2009 a NY e sotto la quale Phil Jackson crede molto è la prova della necessità di cambiare. Via Tyson Chandler, Stoudemire, Bargnani, JR Smith e Iman Shumpert, per liberare spazio salariare, eliminare problemi interni (qualcuno ha detto JR?) e cercare di ricostruire un team competitivo. Problema non da poco è stata la mancanza di libertà salariale in queste ultime stagioni, con super contratti che legavano l’intero mercato. Nell’ultima estate ci si aspettava sicuramente di più dal mercato dei free agents, con più libertà di muoversi, ma la big apple è stata praticamente snobbata da tutti i top player liberi sul mercato (anche con un po’ di sorpresa), Aldridge e Monroe su tutti. Piano B per Phil Jackson quindi, con le firme di Robin Lopez, lungo molto utile e sottovalutato e Aaron Afflalo, guardia molto intelligente e con un buon tiro, considerati giocatori ottimi all’interno di un sistema.

Si perché creare un ottimo progetto prevede la costruzione di un sistema funzionante nel tempo, non costruito in pochi giorni. Con il contratto massimale offerto a Carmelo Anthony, si è deciso di farne il perno centrale della ricostruzione e la superstar del gruppo, sulla quale fare affidamento in queste stagioni, le quali si sperano siano di riscossa.

Molto buona la gestione del Draft con le scelte di Jerome Grant e soprattutto di Kristaps Porzingis con un probabile futuro da All Star davanti a lui. Melo e Porzingis sono la base da cui ripartire, la giovane stella e la superstar affermata su cui basa tutto in casa Knicks. Ora sta per terminare l’ennesima stagione negativa, con un coach ad-interim e un’estate fondamentale alle porte. Come muoversi? Cosa serve a questi Knicks per tornare grandi?

Per prima cosa, vediamo come e quanto potrebbero spendere sul mercato dei free agent e quante scelte avranno a disposizione nel prossimo Draft. Nel Draft 2016 i Knicks non avranno a disposizione praticamente nulla, dopo aver ceduto le loro scelte ai Raptors (nella trade per Bargnani) e ai Nuggets (nella trade per Anthony). Phil Jackson per rimediare a queste scelte “discutibili” sta già lavorando per i successivi draft, cercando di avere più scelte possibili nei prossimi anni. Quindi, bisogna concentrarsi sul mercato dei free agents. Cosa serve ai Knicks? Assolutamente un playmaker.

http://gms.cachefly.net

E’ la priorità assoluta, tanto che già si è cercato prima della deadline di imbastire qualche trattativa per Ricky Rubio o Mike Conley, non andata a buon fine. Calderon entrerà nell’ultimo anno di contratto, ad 8 milioni di dollari, e con tutta probabilità verrà inserito in qualsiasi possibile trade. Come già detto, Conley e Rondo sono tra gli obbiettivi principali della free agency o anche una possibile trade per arrivare a Teague o Rubio come già tentato quest’inverno. E’ scontato un tentativo per il miglior free agent possibile sul mercato, Kevin Durant, ma è anche scontato che ci proveranno tutte le squadre con un minimo di possibilità e non è neanche detto che decidi di non lasciare OKC. Sempre rimanendo nel tema OKC, non è da scartare un ipotesi di un playmaker per la sola stagione 2016/17, che possa essere anche lo stesso Calderon, per tentare l’assalto a quel Russell Westbrook tanto ambito, che ha già strizzato l’occhio a NY al termine del suo contratto l’anno prossimo. I Knicks avranno a disposizione 31 milioni di dollari nella prossima stagione, sicuramente non tutti da spendere nella prossima estate, ma i quali potranno fare molto comodo. Tra le prime scelte da fare inoltre ci sarà quella del Coach. Puntare sull’uomo fidato del triangolo, ovvero Kurt Rambis, o scegliere qualcos’altro dal mercato? Si sono fatti mille nomi per la panchina dei Knicks tra cui, Tom Thibodeau e Scott Brooks, il quale quest’ultimo secondo i rumors sarebbe un “incentivo” per far scegliere NY all’oggetto del desiderio Kevin Durant. Recentemente trapelano numerosi voci che vogliono la conferma pluriennale per Rambis, uomo fidatissimo di Coach Zen e grande conoscente degli schemi e della filosofia Jacksoniana.

Phil Jackson è stato sempre considerato come uno dei guru del basket mondiale, apprezzato e rispettato ovunque. Kobe Bryant e Michael Jordan, non due personaggi a caso, lo considerano tantissimo e hanno un rispetto immenso nei suoi confronti, ma ora è in una situazione e in ruolo diverso. Phil non deve allenare, deve fare il presidente, e deve soprattutto creare una squadra vincente in un luogo “scomodo” e prestigioso come New York, dove sono troppo anni che non vedono dei Knicks vincenti. Anzi il suo ruolo è cancellare anni disastrosi dal punto di vista manageriale, compito tutt’altro che facile. Ci riuscirà? Vedremo fra qualche anno… Stay tuned, in Phil we trust.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy