No, il basket FIBA non è meglio del basket NBA

No, il basket FIBA non è meglio del basket NBA

E’ la polemica più viva del momento cestistico attuale: il basket NBA (per alcuni ultimamente, per altri da sempre) è inferiore a quello FIBA. O comunque non rispettoso delle Tavole della Legge del Gioco.
Non riusciamo ad essere d’accordo, purtroppo.

di Leonardo Zeppieri, @TOPlayer3

Se siete appassionati NBA, vi sarà successo almeno una volta nella vita (reale o virtuale che sia) di imbattervi in questa frase: “L’NBA è un circo, il Vero Basket™ si gioca in Europa”. Da qui vengono poi tirati fuori i luoghi comuni peggiori sulla pallacanestro statunitense. Cercheremo di fare un po’ di chiarezza e di sfatare i principali miti della diatriba basket NBA vs basket FIBA.

 

“In NBA non fischiano i passi”

 

È parzialmente vero. In NBA gli arbitri prestano molta più attenzione ai contatti tra giocatori che non alle infrazioni di passi (anche se è stata posta più enfasi sul cosiddetto “load step”, il passo che utilizzano tutti i giocatori che cercano di battere un close out difensivo (GIF esplicativa a seguire).

 

 

Durante la scorsa stagione le infrazioni di passi fischiate in una partita NBA sono state circa 1,9. Purtroppo l’Eurolega non rende noti questi dati (o, almeno, noi non siamo riusciti a trovarli), ma guardandone le partite si direbbe che il numero non si discosti troppo da quello statunitense (lo si direbbe compreso tra 1,5 e 2,5, con un buon margine d’errore). Certo, in Eurolega si giocano 8 minuti in meno è il pace è più basso, ma la differenza nelle chiamate dei passi non sembra tale da giustificare la discriminazione di cui è vittima il campionato NBA.

Se la differenza fosse grande come tanti sostengono, sarebbe anche difficile spiegarsi il perfetto adattamento dei giocatori NBA quando si trovano a disputare competizioni FIBA (Mondiali e Olimpiadi in particolar modo). A memoria, non si ricorda Team USA messo particolarmente in difficoltà dalle infrazioni di passi; sbagliato?

 

“In NBA si abusa del tiro da tre”

jumperbrasil.lance.com

Questa è favolosa.

Ammesso che si possa parlare di “abuso” per una naturale evoluzione del gioco, guardando i numeri si scopre una verità di fronte alla quale cadono tutte le opinioni “anti-americane”: le squadre di Eurolega tirano da tre più di quelle NBA. Parlando della stagione in corso, vediamo che per una squadra NBA i tiri da tre costituiscono il 35,2% del totale (88,7 i tiri totali e 31,25 quelli da tre, parlando di medie per partita), mentre per una squadra di Eurolega i tiri da tre rappresentano il 36,7% della torta (61,9 i tiri totali, 22,75 quelli da tre).

Di più: l’aumento del volume di tiri da tre punti è un fenomeno che si è verificato in Europa molto prima che negli USA. Se torniamo indietro alla stagione 2012/2013, infatti, vediamo che per le squadre di Eurolega i tiri da tre rappresentavano già il 34% dei tiri totali, mentre per quelle NBA il dato era estremamente lontano: 24%!

Insomma, se mai l’argomento “nel campionato X si tira troppo da tre punti” fosse valido per screditare un determinato torneo, beh, allora quel torneo sarebbe l’Eurolega, non certo l’NBA.

 

“In NBA conta solo il fisico, non la tecnica”

 

La più banale. Ovviamente questa è impossibile da sfatare usando i numeri, ma sembra evidente che sia quantomeno tendenziosa.

Se prendiamo in considerazione i giocatori che sono ora in NBA, come possiamo dire che non abbiano tecnica?

Guardiamo per un attimo alle point guard; abbiamo alcuni tra i migliori handler mai visti su un parquet: Kyrie Irving, Steph Curry, Kemba Walker, Damian Lillard, Chris Paul, James Harden (e si potrebbe continuare). Questi giocatori fanno parte di un’élite straordinaria e, combinando abilità di palleggio e di tiro, risultano essere un incubo anche per i difensori più tenaci. Chi vorrebbe affrontare un giocatore che può tirare da ogni posizione ed è anche un ottimo finisher vicino al ferro?

Se ci spostiamo tra i lunghi, poi, troviamo Anthony Davis, un 210 cm che può giocare spalle o fronte a canestro, rollare o poppare dopo un blocco, tirare efficacemente da tre e con l’80% i tiri liberi: non è tecnica, questa?

Di più: Blake Griffin, uno che appena entrato nella lega faticava a segnare con costanza dalla lunetta, adesso è un 4 (se ha ancora senso parlare di ruoli) che gioca il pick and roll da palleggiatore come fosse un play, tira oltre 6 volte a partita da tre (col 37%) e dà via 5 assist di media.

 

 

Quando nell’NBA “contava la tecnica”, quante ali forti sapevano fare queste cose?

Potremmo andare oltre, guardando a Joel Embiid e Karl-Anthony Towns, due 5 veri, ma con una dimensione anche lontano da canestro (a costo di ripeterci: quanti centri, nella storia della NBA, uscivano dai blocchi come Towns?).

Ovviamente un discorso simile si può fare anche per ali piccole (due delle migliori 5 all-time giocano proprio adesso, contemporaneamente) e guardie, ma la tesi ci pare abbastanza chiara e quindi eviteremo di dilungarci.

 

“In NBA non si difende”

 

Si tratta di un mito diffusissimo da questa parte dell’oceano e, in parte, giustificato. Durante la regular season ci sono un numero consistente di partite in cui “non difendono”. Sarebbe però assurdo il contrario; con 82 partite di stagione regolare (+Playoffs, per alcuni) è irrealistico pensare che si possa difendere alla morte per 48 minuti, tutte le notti. Perché, ovviamente, quando non si difende a mancare sono voglia ed energia, non certo capacità e organizzazione.

Quasi tutte le squadre NBA hanno, al di là della propria identità più o meno difensiva, specialisti in grado di marcare i migliori attaccanti avversari, non importa quanto questi siano talentuosi e fisicamente dominanti. Pensiamo a giocatori come Patrick Beverley, Avery Bradley, Danny Green, Tony Allen, ma anche Klay Thompson, Kawhi Leonard e Paul George, non certo degli specialisti. Perché un altro luogo comune è che i difensori siano degli specialisti, e che il giocatore medio NBA in difesa valga pochino. Niente di più sbagliato.

Mediamente i giocatori NBA sono buoni difensori; in ogni quintetto c’è spesso un giocatore non eccelso “dietro” (che però vale la pena proteggere per quello che dà in attacco: pensiamo a Kyrie Irving, pensiamo anche a Lillard), è vero. Ma solitamente gli altri quattro sono in grado anche di tappare questi buchi. E qui veniamo all’organizzazione. Prendiamo ad esempio un giocatore di scuola europea, Nikola Jokic.

 

giphy.com

 

Jokic, oggi, è probabilmente il miglior playmaker della NBA (facendo sempre un discorso a parte per LeBron), ma non un rim protector di grande livello. L’intelligenza di Malone l’ha però aiutato ad aiutare la squadra anche in difesa. Il serbo non salterebbe un elenco telefonico, ma è giocatore con mani veloci e una buona wingspan, e a Denver hanno capito perfettamente come utilizzarlo, mettendolo in situazioni per lui ideali (a tal proposito riporto qui il video di BBallbreakdown). Jokic è terzo tra i centri per recuperi (1,4 a partita) e Denver ha il nono Defensive Rating della Lega, che migliora di quasi 4 punti quando Nikola è in campo.

Sono esempi, certo. Sarebbe impossibile riportare l’intera casistica delle difese NBA individuali e di squadra.

E, se per le individualità bisognerà sottolineare come spesso e volentieri siano proprio i giocatori europei ad avere le difficoltà maggiori – mi vengono in mente Teodosic, Rodriguez, Huertas, ma anche lo stesso Doncic – per l’organizzazione di squadra speriamo si possa fare affidamento su una più assidua visione di partite NBA (possibilmente di Playoffs, per il discorso fatto sopra).

 

C’è da dire, in ultima analisi, che spesso le critiche al mondo NBA – sia per quanto riguarda gli stili di gioco, sia per quanto riguarda i singoli giocatori – sono viziate da una certa tendeziosità. Si tende ad attaccare la Lega americana con argomenti che talvolta finiscono per annullarsi le une con le altre. E così Ben Simmons non è un giocatore di pallacanestro perché non sa tirare (e poco importa che sappia fare un altro paio di cose interessanti), mentre i 43 punti con 4 palleggi di Klay Thompson sono “uno schifo”, perché il basket “è un gioco di squadra, non un tiro al Luna Park” (cito da un commento apparso sulla nostra pagina Facebook).

 

Ma forse la questione vera è questa: non si tratta di NBA o Eurolega, ma di convinzioni. Forse è impossibile convincere qualcuno che non vuole essere convinto, nonostante argomentazioni stringenti, video, evidenze numeriche.

Ci lasciamo con una provocazione. È stato inventato negli Stati Uniti e quando si gioca vincono sempre loro, ma il Vero Basket™ è quello europeo: suona un po’ strano, no?

 

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  1. GiovanniManca - 2 mesi fa

    Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno. Bisogna imparare dagli americani, come già stanno facendo alcuni Paesi in cui il basket sta effettivamente crescendo (le Filippine, per esempio), invece che criticarli perché il “vero basket” è europeo.
    Complimenti per l’articolo, davvero.

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