Odi et amo, Steph Curry

Odi et amo, Steph Curry

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“Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.” (Catullo, carme LXXXV) Stephen Curry si odia perché fa quello che vuole. Si odia perché va contro ogni idea di pallacanestro insegnata ad ogni cestista fin dal primo allenamento. Quante volte avete sentito parlare di letture? Dimenticate tutto questo, ma non imitatelo: non ci riuscireste e rovinereste la bellezza di questo sport. Si odia perché se sei dall’altra parte non puoi far molto più di mettergli la mano in faccia, più di stargli attaccato senza farlo respirare, più di difendere come non hai mai difeso e come nessun altro avrebbe mai difeso in vita sua. Lui ti punisce comunque. Si odia perché quando ti ammazza con l’arma più prolifica che la pallacanestro conceda – la tripla – ti guarda anche perfidamente, sapendo che tu non puoi fare nulla. Si odia perché sa che sei solo un povero illuso e lui può tutto. Si odia perché non puoi distrarti un attimo. Si odia perché se ti batte in palleggio e un tuo compagno aiuta, scarica la palla a compagni che sanno sempre cosa farne. Si odia perché lui è il diavolo e ne ha una per ogni tua mossa. Si odia perché la tua difesa lo sta per far deragliare; tu ne sei convinto, ,ma lui ti sta solo prendendo in giro. Il folletto da Akron è un giocatore che azzanna gli avversari come forse solo Jordan sapeva fare. Ma se il #23 dei Bulls sorrideva solo dopo averti ucciso, lui lo fa mentre ti punisce con quelle parabole senza senso. È quello che fa incazzare. È quello che ti fa saltare sul letto.
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Alla fine Stephen Curry si ama. Si ama perché un giocatore così elettrizzante non si vedeva da un po’. Si ama perché non ha senso quello che fa, nemmeno le decisioni che prende. Si ama perché se vede che su di lui in difesa c’è il più forte giocatore avversario lo vuole massacrare psicologicamente a suon di tiri impossibili. Si ama perché quei tiri non sono riproducibili. Si ama perché convince i difensori di poterlo limitare, ma lui sa già cosa fare in qualunque eventualità si presenti di fronte. Si ama perché ormai non ci si può più aspettare nulla. “Ma no, ma no, ma no, ma no, ma no, ma no, ma no” di Flavio Tranquillo alle Finals 2015 vi ricorda qualcosa? Si ama perché è un extraterrestre. Non è l’unico in NBA, sia chiaro, ma lui è troppo umano fisicamente, troppo simile a noi per sembrare così inarrivabile. È questo che fa innervosire tutti e lo fa odiare: da noi che ci chiediamo perché lui può e noi no, e dai suoi avversari che ogni sera sanno che qualsiasi loro mossa sarà resa evanescente dall’intelligenza del #30 dei Warriors. Ma è proprio questa sua “marzianità psicologica” in quella sua normalità fisica che ce lo fa amare. A differenza del tormento catulliano, ogni sera ciò che esplode è la gioia per quello che abbiamo la fortuna di assistere. In attesa delle sue prossime, e sicuramente imminenti, magie.

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