Perché i Golden State Warriors non vinceranno il titolo NBA

Perché i Golden State Warriors non vinceranno il titolo NBA

Continuando in questa direzione, il titolo NBA non sembra essere il finale più scontato per questi Golden State Warriors.

di Matteo Andreani, @matty_vanpersie

Un titolo forte, una provocazione vera e propria.

Giocando in questo modo, i Golden State Warriors non vinceranno il titolo NBA. 

Stephen Curry, Klay Thompson, Andre Iguodala, Kevin Durant, Draymond Green. Un quintetto del genere resta assolutamente il favorito nella corsa all’anello NBA, a maggior ragione se questo è una dinastia che viene da 3 titoli vinti negli ultimi 4 anni.

I Golden State Warriors restano i favoriti assoluti per alzare il Larry O’Brien a fine stagione. Per quale motivo allora il titolo scrive l’esatto opposto di quello che abbiamo appena detto? Perché, grazie a Dio, la pallacanestro non è uno sport scontato in cui bastano i nomi per vincere: il talento deve essere accompagnato da mentalità, dedizione, sacrificio e soprattutto alchimia.

La maggior parte degli addetti ai lavori ha sempre pensato che i Warriors giocassero al minimo delle loro possibilità, gestendo le energie per arrivare a maggio/giugno in piena forma. Ma se invece non fosse così? La pesantissima debacle casalinga contro i Los Angeles Lakers nel Christmas Day ha acceso più di qualche spia nel cruscotto dei campioni in carica.

Ma quali sono i problemi dei Golden State Warriors?

  • La mentalità, l’approccio mentale alle partite. 3 titoli vinti negli ultimi 4 anni per questi Warriors ed il problema è nella testa? Sembra così assurdo come così evidente in alcune occasioni. “Siamo forti, vinciamo comunque senza avere il bisogno di premere a fondo sull’acceleratore”. La superficialità è l’errore più grande che una squadra possa commettere in qualsiasi sport professionistico. Vengono alla mente i Los Angeles Lakers stagione 2003/2004. Un super team in cui alla coppia Kobe-Shaq si univano Gary Payton e Karl Malone. Una dream team sulla carta, sconfitto in finale dai Detroit Pistons di Coach Larry Brown, una Squadra con la S maiuscola. I nomi sono importanti, ma non sono tutto.

  • Superficialità. Strettamente collegata col punto precedente. Il video allegato poco sopra mostra come i Los Angeles Lakers abbiano fatto il bello e cattivo tempo nel Christmas Day appena passato alla Oracle Arena. Ripetiamo che una rondine non fa primavera, ovvero una partita storta può capitare a tutti. Il problema principale è che non stiamo parlando di questa partita solamente, ma di parecchie gare da ottobre a questa parte. Cambi difensivi lenti, errori di distrazione, poco movimento di palla e un tiro da 3 punti che non entra come dovrebbe. Se per l’ultimo punto siamo certi che sia questione di momenti per invertire il trend, per gli altri forse non è così facile e scontato come sembrerebbe.
  • Kevin Durant e Draymond Green. Non state sognando e non siamo nemmeno pazzi, ma entrambi (collegati o meno) possono essere il vero problema dei Golden State Warriors. Ma come, i protagonisti indiscussi degli ultimi due titoli, uno a livello realizzativo, l’altro a livello difensivo, un problema? La litigata tra KD e Draymond nel finale di Golden State Warriors – Los Angeles Clippers ha fatto il giro del mondo. “Tu non sei più importante della squadra, abbiamo vinto anche senza di te!”. Draymond Green si è rivolto così a Durant, senza minimo timore. I malumori post litigata sono stati talmente evidenti, da non poterli nascondere dalla squadra stessa. Green è il leader del gruppo storico dei Warriors, un giocatore a cui non sono mai mancati gli attributi nei momenti decisivi e che ha fatto sempre sentire la sua voce, a volte anche troppo. Durant non ha mai nascosto di voler monetizzare al massimo il suo prossimo contratto, dato che al termine di questa stagione sarà free agent. Difficilissimo, se non quasi impossibile, che i Warriors possano offrire quello che chiede KD. New York, e non solo, consegnerebbe le chiavi della città a Durant. Probabilmente Draymond Green e Kevin Durant non giocheranno insieme nella prossima stagione, ma chi sarà dei due ad abbondare la nave? KD è l’indiziato principale, ma a breve arriveremo al problema principe che tutti gli avversari stavano aspettando. Tutti possono chiedere i big money, possono chiedere contratti altissimi ma non tutti possono rimanere in questa squadra per forze di cose a livello di Salary Cap. Che sia il brutto rapporto tra i due, la chiave di questa “crisi di risultati” in casa Warriors?
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  • Motivazioni. Che la fame di vittoria non sia la stessa che ha incantato il mondo della pallacanestro in questi anni? Vincere non stanca mai, questo è ovvio. Ma le motivazioni, la voglia di sacrificio, l’impegno sono gli stessi di alcuni fa? La domanda sembra banale, ma non lo è. Motivazioni, unite a malumori nello spogliatoio, possono essere un cocktail letale per qualsiasi squadra.
  • Vincere anche senza il bisogno di un centro titolare. Probabilmente si sottovaluta spesso questo fattore tattico. I Warriors campioni NBA hanno avuto Andrew Bogut, Javale McGee, Zaza Pachulia, David West. Giocatori fondamentali in una squadra di campioni come Curry, Thompson, Durant, giocatori che sono indispensabili per la giusta alchimia offensiva ma sopratutto difensiva. Gli attacchi vendono i biglietti, le difese vincono le partite. Con tutto il rispetto per Kevon Looney e Jordan Bell, siamo sicuri che sia sufficiente? DeMarcus Cousins è la risposta più naturale al problema in questione. Ma l’ex Kings e Pelicans come tornerà in campo dopo un infortunio grave come quello occorsogli? Nel caso tornasse subito in ottima salute, come speriamo per lui, sarà quel tassello in più o i problemi difensivi saranno ancora di più evidenziati piuttosto che risolti?

 

Probabilmente saremo smentiti e i Golden State Warriors vinceranno il quarto titolo in 5 anni, ma il campo sarà il solo ed unico banco di prova di questi Warriors. Il basket della prima metà di stagione spesso non coincide con quello della seconda metà. Chiunque darà il 150% per battere questa squadra che ha già scritto una parte della storia NBA, ma mai dire mai.

Come per quei Lakers 03/04, nulla è scontato.  Kyrie Irving e i Boston Celtics, LeBron James e i Los Angeles Lakers, Kawhi Leonard e i Toronto Raptors (giusto per citare solamente alcuni) vorranno ripetere le gesta di quei Detroit Pistons di Larry Brown, una squadra in grado di ribaltare qualsiasi pronostico di inizio stagione.

Ci riusciranno?

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