Philadelphia 76ers. What’s gonna happen tomorrow?

Philadelphia 76ers. What’s gonna happen tomorrow?

“What’s gonna happen tomorrow?” Cosi cantavano in un loro famoso successo i Duran Duran. Questa volta se lo chiedono i tifosi dei Sixers..

What’s gonna happen tomorrow? In questo caso non sono i Duran Duran a dire questa frase, ma molti appassionati del basket stelle e strisce e in particolare i tifosi dei 76ers sul futuro della loro squadra del cuore.

Gli ultimi anni sono stati tutt’altro che entusiasmanti per dire un eufemismo, con annate piene di sconfitte con il fine di ottenere ottime scelte future sia per quanto riguarda giovani talenti provenienti dal Draft, sia per quanto riguarda le scelte contrattuali e i possibili free agent presenti sul mercato. Se i free agent spesso hanno deciso di “ignorare” le offerte della città dell’amore fraterno, optando per altre mete,  l’urna del Draft si è rivelata spesso un piacevole alleato. Nel recente 2015, Philadelphia ha potuto scegliere alla numero 3 Jahlil Okafor, big man proveniente dalla “garanzia universitaria” Duke. Da molti pronosticato come papabile prima scelta, Okafor ha fatto vedere grandissime cose all’università trascinando al titolo la sua Duke prima di approdare al Draft NBA. Quindi nessun problema o perplessità sulla sua scelta a Phila, giusto? Niente affatto, perché solo un anno prima, nel 2014, i Philadelphia 76ers, sempre alla numero 3 avevano scelto il centro di Kansas, Joel Embiid.  Wait a minute. Due centri in due anni sempre scelti dai Sixers? Si, perché Embiid poco prima di essere scelto al Draft è stato costretto ad un’operazione allo scafoide del piede destro, il quale lo ha portato ad un lungo calvario e fuori dai campi per più dei 4/5 mesi pronosticati in precedenza e diretta conseguenza della scelta di Okafor.

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Nel 2013, anno in cui fu Anthony Bennett, probabilmente la peggiore prima scelta di sempre, ad essere selezionato dai Cleveland Cavaliers, i Sixers, che possedevano la scelta numero 6, decisero di puntare sul prodotto di Kentucky, Nerlens Noel. Noel è un lungo mobile, in grado di fornire punti ed assist, con un notevole apporto di fisicità ed atletismo.

Nella prossima stagione Embiid sembra prossimo al debutto in maglia Phila, dopo due anni di calvario fisico, con Noel da 4 e una front-line pronta a dire la sua per anni ed anni. Si, ma Okafor? Okafor come già detto, Embiid e Noel. Qui qualcuno sembra di troppo. Probabilmente il più incedibile è Noel, in grado di adattarsi bene al gioco in post vicino ad un 5 di razza, ma il condizionale è d’obbligo, perché uno dei 3 sembra destinato a fare le valigie e salutare la città dell’amore fraterno. Ma chi sarà?

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Il prossimo anno raggiungerà Philadelphia uno dei più grandi talenti europei in circolazione, ovvero Dario Saric. Il croato, attualmente protagonisti nel campionato turco e in Eurolega con l’Anadolu Efes Pilsen, è un’ala versatile di 208cm per 100 kg, il quale ha già fatto vedere cose notevoli in maglia Efes e con la nazionale croata. Sul classe ’94 si ripone tantissima fiducia in quel di Philadelphia, convinti che insieme ai già citati talenti descritti poco fa, possano creare un asset di grandissimo talento nel futuro, ma soprattutto nel presente.

In queste stagioni, il tanking ha fatto da padrone in quel di Philadelphia, avendo la possibilità di selezionare molte buone prese come i già citati Okafor, Noel e Embiid. Queste stagioni di transizione hanno dato la possibilità a molti rookie di mettersi in mostra, prendendosi minuti e tiri senza il peso di una grandissima pressione di vittoria a tutti i costi. Robert Covington, Isaiah Canaan e in particolare, Ish Smith hanno mostrato buone cose in questa stagione negativa, molto negativa per i Sixers. Smith ad esempio viaggia 15 punti e 7 assist di media, mentre Covington e  Canaan sono sulla doppia cifra di media, tutti e 3 con un abbondante minutaggio a disposizione. Stagione negativa, perché una stagione in cui il record è di 8 vittorie e 52 sconfitte (al momento in cui stiamo scrivendo) non può essere considerata una buona stagione, ma una pessima stagione. Stagione in cui tra l’altro è stata autore di una striscia negativa di sconfitte consecutive a dir poco imbarazzanti. 28 sconfitte consecutive come già fatto nella precedente stagione 2014-15, oltre alla striscia di 26 sconfitte consecutive della stagione 2013-14.

Ma è tutto da buttare a Philadelphia? Non proprio. Il prossimo anno ci sarà un salary cap molto buono, con pochi “contrattoni” a pesare sul bilancio della squadra. Scadranno finalmente i super contratti di JaVale McGee e Gerald Wallace, che nel 2015/16 pesavano rispettivamente per 12 e 10 milioni di dollari. Si passerà dai 63 ai 32 milioni di dollari di Salary Cap, con parecchia flessibilità   che permetterà di muoversi sul mercato dei Free Agent ed aggiungere qualche giocatore di qualità.    Torneranno i 76ers ad essere una squadra appetibile per i giocatori liberi sul mercato dei Free Agent? Se lo augura coach Brett Brown, alla prima esperienza da Head Coach proveniente dallo staff tecnico dei San Antonio Spurs, che spesso garantisce grande qualità, affiancato recentemente dall’ex Lakers, Suns, Mike D’Antoni.

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Non è l’unica “modifica” avvenuta nei tempi recenti in quel di Philadelphia. Sam Hinkie, GM dei Sixers, è stato “affiancato” se così lo possiamo definire, da Jerry Colangelo come “Chairman of Basketball operations”, cercando di accelerare questo processo di trasformazione che sta durando da alcuni anni a questa parte.

Si, perché si lavora per il futuro, si “perde” per il futuro, ma quando arriva questo futuro? La dirigenza dei Sixers, con D’Antoni in panchina e un notevole uomo dietro la scrivania come Colangelo, hanno deciso di cercare di accelerare queste operazioni facendo avvicinare questo futuro sempre più verso un presente.

21,20,21,21. Queste sono le età dei maggiori talenti descritti poco prima, ovvero Noel, Okafor, Saric e Embiid. Le basi e le prospettive sembrano buone, anche se non è la prima volta in cui si spera in una stagione di svolta a Philadelphia. Sarà l’anno buono? What’s gonna happen tomorrow?

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