Portland Trail Blazers, una rivoluzione che sta già premiando

Portland Trail Blazers, una rivoluzione che sta già premiando

Dopo le tante partenze importanti della scorsa estate la franchigia dell’ Oregon ha iniziato una ricostruzione che già quest’anno sta portando i primi inaspettati risultati.

Per raccontarvi la stagione dei Portland Trail Blazers dobbiamo fare un piccolo salto indietro nel tempo, è il 9 Luglio scorso quando i San Antonio Spurs annunciano l’arrivo nella città dell’Alamo di LaMarcus Aldridge, il giocatore che insieme a Damian Lillard rappresentava le fondamenta della franchigia dell’Oregon. Oltre a lui verranno ceduti altri tre pezzi da novanta come Nicolas Batum, Wesley Matthews e Robin Lopez.

Persi quattro quinti del quintetto titolare la parola d’ordine per la stagione tuttora in corso era una sola: rifondazione. Ripartire da Lillard e lentamente costruire una squadra adatta a lui ed alle sue caratteristiche.

Sono arrivati Mason Plumlee, Ed Davis, Al-Farouq Aminu, Maurice Harkless, Gerald Henderson e Noah Vonleh ed è stato promosso titolare C.J. McCollum. Quello che però nessuno si sarebbe mai aspettato è che questi nuovi Blazers avrebbero lottato per un piazzamento Playoffs nella super competitiva Western Conference fin da subito. Buona parte degli addetti ai lavori aveva previsto un annata disastrosa per i ragazzi allenati da Terry Stotts. Invece contro ogni pronostico negativo Lillard e compagni si ritrovano secondi nella Northwest Division dietro solo agli Oklahoma City Thunder e sesti ad Ovest davanti, tra le altre, agli Houston Rockets, squadra presentatasi al via con ambizioni di titolo.

Ma come può una squadra quasi totalmente smantellata appena 8 mesi fa giocarsela con franchigie all’apice del loro progetto e con molto più talento a disposizione?

Innanzitutto va sottolineato il gran lavoro sul piano tattico e su quello mentale che coach Stotts sta facendo sulla sua squadra. Ha saputo valorizzare un gruppo di ragazzi che è un mix tra giovani promesse e giocatori in cerca di una seconda possibilità. L’ex vice-allenatore dei Mavs lavora molto su una fase offensiva in grado di coinvolgere il più possibile la totalità dei giocatori sul parquet, cercando quindi di limitare quella che in un contesto simile potrebbe essere la soluzione più facilmente percorribile, ovvero: palla a Lillard e vediamo che succede. Questo porta i Blazers ad avere il settimo attacco della lega con una media di 104,5 punti a partita. Ovviamente il miglior realizzatore è proprio Lillard, che dopo la partenza di Aldridge è definitivamente diventato il leader della squadra. Ha saputo aspettare il suo momento con grande professionalità senza diventare una presenza troppo ingombrante e adesso è finalmente pronto per prendersi sulle spalle la squadra e diventare il giocatore simbolo di questi nuovi Trail Blazers.

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“Ci hanno giudicato senza concederci nemmeno una chance. Stiamo smentendo le previsioni, guidati dalla mentalità positiva della nostra squadra nel voler superare gli ostacoli. Dobbiamo continuare a migliorare ed insistere sui dettagli per avere possibilità di vincere. Certamente aiuta avere tutti la stessa mentalità” Ha dichiarato recentemente il play in un intervista.

Il numero zero quest’anno sta attraversando la sua migliore stagione in NBA, viaggia ad una media di 25,8 punti a partita contro i 21 della passata stagione e con 6,9 assist sta facendo meglio del suo anno da rookie quando servì una media 6,5 assistenze per match. Il suo picco di rendimento è arrivato dopo la pausa per l’All Star Game dal quale è stato escluso. Dal 19 Febbraio quando ha messo a segno 51 punti contro Golden State il ragazzo da Weber State ha toccato o superato la soglia dei 30 punti ben 9 volte su 17 partite giocate. Unico neo nelle prestazioni di Lillard va trovato nella metà campo difensiva dove ancora troppo spesso il nativo di Oakland pecca di scarsa concentrazione.

La grande rivelazione di quest’anno per i Blazers è invece C.J. McCollum, scelto alla decima chiamata del Draft 2013, è alla sua terza stagione a Portland, la prima da titolare dopo la partenza di Wes Matthews (nelle due stagioni precedenti appena 3 presenze nello starting five). Il prodotto di Lehigh University è stato capace di passare dai 6,8 punti e 1 assist a partita della scorsa stagione all’attuale media di 20,8 con 6,4 assist. La sua ottima meccanica di tiro viene sfruttata al meglio quando si fa trovare pronto sugli scarichi di Lillard, insieme al quale forma uno dei backcourt più temibili dell’intera lega.

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Punti importanti arrivano anche dalla panchina grazie ad Allen Crabbe, sesto uomo mai così decisivo come quest’anno, 10,3 punti di media a partita (lo scorso anno erano appena 3,3) e terzo miglior realizzatore della squadra.

Veniamo ora ai nuovi innesti che il GM  Neil Olshey ha ingaggiato per questo progetto di rifondazione. Partiamo dai due giocatori che fin qui sono sempre stati inseriti nel quintetto titolare di coach Stotts. Quello di maggiore impatto è senz’altro Al-Farouq Aminu, l’esterno tuttofare prelevato dai Dallas Mavericks garantisce equilibrio e la giusta esperienza, sempre titolare in tutte le partite giocate sta vivendo anche lui una delle sue migliori stagioni con una media di 9,7 punti, 1,7 assist e 6 rimbalzi a partita. Dai Brooklyn Nets è arrivato invece Mason Plumlee, il centro da Duke ha già a referto 14 doppie doppie (punti e rimbalzi) in questa regular season e ha notevolmente migliorato la statistica degli assist, 2,7 a partita contro gli 0,9 delle sue prime due stagioni in NBA.

Un buon apporto in fatto di punti arriva anche da Gerald Henderson, uno dei giocatori più esperti del gruppo arrivato da Charlotte insieme al buon prospetto Noah Vonleh nella trade che ha portato Nicolas Batum agli Hornets. Vonleh partito spesso nel quintetto titolare quest’anno si alterna poi nel ruolo di interno con Ed Davis, mai sotto le luci della ribalta ma importantissimo nell’economia di gioco di Portland, o Meyers Leonard, il quale però sarà costretto a saltare il finale di stagione e gli eventuali playoffs a causa di un infortunio alla spalla sinistra. Discreto minutaggio anche per l’esterno Maurice Harkless arrivato in estate dagli Orlando Magic.

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Un ultima considerazione va fatta sulla situazione contrattuale di questa squadra. A fine stagione andranno in scadenza vari giocatori tra i quali Crabbe, Leonard e Harkless che molto probabilmente verranno rifirmati, Gerald Henderson ed i poco utilizzati Chris Kaman e Brian Roberts. Lasciando alla dirigenza un buon margine salariale per operare sul mercato e rafforzare ulteriormente un gruppo che è già partito con il piede giusto.

La tifoseria di Portland, una delle più appassionate e competenti dell’intera NBA negli anni si è abituata un po’ a tutto, dalle scelte sbagliate ai Draft dove sono stati ignorati giocatori del calibro di Bird, Jordan, Barkley, Stockton e più recentemente Kevin Durant, agli infortuni di Brandon Roy e Greg Oden. Adesso però il presente per Rip City sembra essere roseo nonostante le previsioni negative. E il futuro potrebbe esserlo ancora di più.

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