Quella volta che Nike perse Curry per un errore di pronuncia…

Quella volta che Nike perse Curry per un errore di pronuncia…

Ora il numero 30 dei Warriors è la stella di Under Armour, ma le cose è andato ad un passo dal siglare un accordo con l’azienda di Portland: se solo non avessero sbagliato il suo nome!

Under Armour sta clamorosamente raggiungendo i colossi Nike e Adidas nel panorama delle scarpe da basket: nei primi tre mesi del 2016, le vendite sono aumentato di quasi cinque volte rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Il merito non può che andare, in larghissima maggioranza, al testimonial più famoso della casa di Baltimora: quello Stephen Curry che sta rivoluzionando la NBA moderna.

Eppure, solo tre anni fa, il numero 30 di Golden State poteva firmare un contratto multimilionario con Nike: un accordo sfumato all’ultimo secondo, come racconta Ethan Sherwood Strauss, di ESPN.

Durante l’estate 2013, la casa dello swoosh contattò Curry, proponendogli un incontro per discutere i termini di una possibile sponsorizzazione; con il padrino di battesimo dipendente Nike, Stephen non ci pensò un attimo, accettando un incontro a Oakland in agosto.
Di fondamentale importanza, fu l’assenza di Lynn Merrit, potente uomo marketing di Nike, che ebbe un ruolo decisivo nella firma di LeBron James: Stephen e il padre Dell non videro di buon occhio la sua assenza, come segno di poco rispetto verso di loro.

Ma era solo l’inizio: uno dei dipendenti Nike chiamati a trattare con lui lo annunciò dopo pochi secondi come Steph-on Curry, per poi continuare mostrando una slide in cui era rimasto il nome di Kevin Durant (altro atleta Nike) per errore. “Non mi sorpresi tanto dell’errore, altri hanno sbagliato il nome di mio figlio, quanto il fatto che non si sia nemmeno accorto dell’errore” ha ammesso Dell Curry “Dopo aver letto Durant, poi, smisi di ascoltare, facendo finta di nulla. Loro avevano sotto contratto LeBron, Kobe, Durant: Stephen sarebbe partito in seconda fila, così gli consigliai di provare a osare, a provare qualcosa di nuovo“.

E quella novità fu proprio la firma con Under Armour, azienda che credette in lui e gli portò il rispetto dovuto prima di tutte le altre: ora Steph la ripaga a suon di triple e di Curry 2 vendute, per la gioia di entrambi.

 

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