Questione Hack-a-Shaq, previsto dialogo per cambio regola: “Non è entertainment”

Questione Hack-a-Shaq, previsto dialogo per cambio regola: “Non è entertainment”

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Da anni è la più controversa strategia difensiva del basket americano: l’hack-a-Shaq.

Il nome, coniato e modellato sulla testa di Shaquille O’Neal (primo giocatore a subire questa chiamata), riguarda appunto il fallo sistematico su un giocatore noto per essere uno scarso tiratore di liberi, per permettere di riacquistare palla velocemente senza subire i due punti al 90% dei casi. I più martoriati da questa strategia sono stati, negli anni, i vari Howard, DeAndre Jordan, e aggiuntosi recentemente alla lista, l’ex Barcellona Joey Dorsey. Ideata da Gregg Popovich (che ne ha fatto un uso massiccio in gara 2 di questi playoffs contro l’ex centro di Texas A&M), l’hack-a-Shaq potrebbe avere i giorni contati.

Adam Silver ne ha parlato ai microfoni di ESPN prima di Gara 3 HOU@DAL:

“Ho sempre considerato l’Hack-a-Shaq una strategia da contrastare attraverso il cambio delle regole, anche se, quando si parla di regolamento bisogna sempre andarci piano. Consultandomi con alcuni dei grandi di questo gioco, ho notato come la soluzione proposta da loro sia che i giocatori colpiti imparino a tirare con percentuali apprezzabili i tiri dalla lunetta. Questo ha cambiato leggermente la mia visione, anche se resto dell’idea che non sia per nulla una “entertaining play”. A Giugno ci sarà uno dei consueti meeting con proprietari e dirigenti e quello dell’Hack sarà uno dei temi più caldi”

Anche Doc Rivers si è detto danneggiato dall’uso massivo da parte degli Spurs usato in G2, per questo confida nel cambio del regolamento.

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