Questo basket non è ancora pronto per Russell Westbrook

Il #0 di OKC è un play a dir poco atipico, il suo modo di giocare non è ancora ben digerito dal resto del mondo.

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Possiamo solo immaginare la frustazione di Russell Westbrook dopo gara 7 contro i Warriors: si può dire tutto e il contrario di tutto (cosa che proveremo a fare in queste righe) sul numero 0, ma non che gli manchi la voglia di vincere.
E può essere che proprio questo irrefrenabile desiderio di vittoria sia ciò che lo ha portato a un passo dalla sua seconda finale, così come quello che l’ha fatto andare in vacanza prima di giugno per l’ennesima volta.

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L’irruenza tecnico-atletica del play di OKC è rarissima nel panorama cestistico mondiale, addirittura unica se si prende in considerazione il suo ruolo. Il portatore di palla ragionatore, dedito a eseguire lo schema e far segnare i compagni è un cliché ormai morto e sepolto, roba di altri tempi, altro basket: un ruolo che in NBA potrebbe andare definitivamente in archivio con l’eventuale prossimo ritiro del sommo Andre Miller. Ma Westbrook è una creatura a sé stante, un unicum, per il tipo di giocatore che è non può essere ritenuto prototipo delle point guard contemporanee.
D’altronde basta dare un’occhiata alle cifre per capire che ci troviamo di fronte a un’eccezionalità cestistica: nelle ultime tre stagioni si parla di 24.7 punti con più di 19 tiri presi a partita, 8.9 assist, 7.1 rimbalzi, 2 rubate e 4.2 perse di media. E comunue i numeri non dicono tutto, perché non rendono il senso di arrogante impatto che Westbrook ha sulle partite.

Però RW0 compie 28 anni il prossimo novembre, non ha più l’età del ragazzino testa matta che fa da spalla a Kevin Durant; è legittimo che tifosi, compagni di squadra e soprattutto dirigenza dei Thunder si aspettino non tanto un suo salto di qualità (sarebbe ingeneroso nei confronti del giocatore), quanto una maturità nella gestione dei possessi che ti cambiano una stagione.
Gara 6 è emblematica, in questo senso: 5 palle perse in totale per lui in quasi 44 minuti di gioco, ma 4 di quei 5 palloni sono stati recuperati dai Warriors negli ultimi 100 secondi, per un parziale di 7-0 che ha portato tutti a gara 7.
Dal tuo play titolare con 8 stagioni NBA alle spalle, potresti e dovresti aspettarti altro tipo di gestione.
E nelle ultime tre gare contro Curry & co. (che in caso di vittoria avrebbero dato a OKC il pass per le Finals), Russell ha sì fatto registrare quasi 26 punti, 11 assist e 8 rimbalzi a gara, ma tirando con 28/76 dal campo (5/19 da tre).

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Certo, anche il suddetto Curry gioca playmaker e se c’è da prendersi un tiro non si fa affatto pregare, ma le sue improvvisazioni sono perfettamente integrate nel sistema dei Warriors; sembra invece che il gioco di Oklahoma City non riesca ad assorbire completamente le estemporaneità del #0, così come buona parte dei “puristi” che inorridiscono ogni volta che vedono una point guard scendere in palleggio a tutta birra e forzare un tiro contro la difesa schierata.
Che Russell Westbrook sia il prototipo del playmaker del futuro? Non lo sappiamo, ma a giudicare dai risultati pare proprio che la pallacanestro di oggi non sia ancora pronta alla rivoluzione westbrookiana.

E a proposito di futuro, che faranno a Oklahoma City? Tutto gira intorno alla decisione di Kevin Durant, unrestricted free agent estivo la cui giacchetta è tirata da almeno 8-9 altre squadre; pare che la soluzione più accreditata sia quella del prolungamento di contratto con un 1+1 per KD, mentre il nostro Westbrook sarà anche lui unrestricted free agent, ma solo nell’estate 2017.
La prossima stagione sarà cruciale per il suo futuro, con la spada di Damocle di quest’ultima finita non come si sarebbe desiderato in quel dell’Oklahoma.

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