Sei giocatori in cerca d’autore: le speranze e i dubbi della stagione NBA

Sei giocatori in cerca d’autore: le speranze e i dubbi della stagione NBA

 

Nylon Calculus
  Oh! Che fai? Che faccio? Inchiodo. A quest’ora? Sono già le dieci e mezzo! A momenti sarà qui il Direttore per la prova. Ma dico, dovrò avere anch’io il mio tempo per lavorare! L’avrai, ma non ora. E quando? Quando non sarà più l’ora della prova. Su, su, portati via tutto, e lasciami disporre la scena per il secondo atto del “Giuoco delle parti”!   Così comincia “Sei personaggi in cerca d’autore”, una delle commedie più famose di Luigi Pirandello, pilastro del “teatro dell’assurdo” che ha consacrato l’Autore fino ai giorni nostri, croce e delizia di ogni studente all’ultimo anno delle scuole superiori. Prendendo spunto dal titolo, abbiamo analizzato quali possono essere i sei giocatori che in questa stagione 2015/2016 cercano una rivincita, un nuovo ruolo, dopo aver cambiato squadra (e conference). Andiamo a studiare gli “attori” uno per uno, per scoprire meglio i motivi che li hanno portati su queste nuove strade.   Lance Stephenson – Da Hornets a Clippers
Rantsports.com
In una stagione, Sir Lance-A-Lot è passato da essere uno degli idoli della tifoseria Pacers, in uno degli stati più caldi d’America, a diventare il bersaglio preferito delle critiche esterne (e non solo) degli Hornets. Del resto, Stephenson la scorsa stagione era chiamato ad essere uno degli elementi cardine di una franchigia che voleva fare a tutti i costi il tanto atteso salto di qualità, potendo contare su altri talenti del calibro di Al Jefferson, Kemba Walker e del diamante grezzo Kidd-Gilchrist. Purtroppo però a Charlotte non hanno fatto conto con il Lance distruttore, capace di rompere gli equilibri di una squadra basata fino ad allora sulla difesa e sul collettivo, a causa del suo eccessivo amore per il pallone. Esperimento fallito e nuova tappa, destinazione California: ad accogliere la bizzosa guardia sono i Clippers, forse una squadra già fin troppo ricca di ball-hoggers, ma che è chiamata all’ora o mai più nella corsa alle finali di Conference, per sfatare un mito. Può un maledetto sfatare una maledizione? Compiuti i 25 anni, per Lance Stephenson si ripropone un’altra stagione in partenza dalla panchina, con più di qualche dubbio sulla tenuta psicologica.   Jeremy Lin – Da Lakers a Hornets
Channel News Asia
Nel febbraio 2012, il panchinaro di New York al secondo anno, in uscita dall’Università di Harvard, esce dalla panchina e nel derby contro i Nets esplode con 25 punti: è l’inizio della Linsanity, che caratterizza il finale di stagione della NBA, un fenomeno inspiegabile di un giocatore che da scaldapanchine vive un periodo assurdo, capace di arrivare addirittura a quota 38 punti solamente sei giorni dopo contro i Lakers. Oggi si ritrova scaricato proprio dagli stessi californiani, artefice del percorso inverso rispetto al primo “attore”, in arrivo in North Carolina: da quel 2012, Lin ha vissuto una carriera sempre sotto pressione, con gli occhi addosso di un intero continente (che lo spinse all’All Star Game) e di presidenti NBA che richiedevano di essere ripagati del lauto stipendio concesso (citofonare in Texas per maggiori info). A Charlotte Lin troverà un ambiente decisamente meno mediatico di L.A., dove ancora una volta dovrà partire dalla panchina e fare da scudiero di Kemba Walker, uomo-simbolo dei calabroni; due anni di contratto a poco più di due milioni sono un’ottima motivazione per rimanere tranquillo e poter dimostrare di non essere solo il fuoco di paglia visto tre anni fa nella Grande Mela, ma un giocatore cresciuto, sia nella gestione del pallone che in difesa.   David Lee – Da Warriors a Celtics
Celticslife.com
Solamente nel 2012/13 era una macchina da doppie-doppie (329 in carriera, 56 nel corso di quella stagione), due anni dopo diventa il “peso” della miglior franchigia del momento. David Lee si presenta a Boston comunque con un biglietto da visita che dice “NBA Champion, two-times All-Star”, pur non essendo all’apice della sua forma, dopo una carriera costellata da problemi fisici. A trentadue anni, Lee arriva a Boston praticamente gratis (Gerald Wallace non ha nemmeno fatto tempo a disfare i bagagli a San Francisco, venendo immediatamente tagliato), chiamato a dare la sua esperienza in un roster zeppo di giovani talenti. Con tutta probabilità lo vedremo anche maggiormente in campo rispetto ai miseri 8′ di impiego negli ultimi Playoffs, data la scarsa profondità e qualità del reparto lunghi di Boston. I tempi migliori per Lee sembrano alle spalle, lo aspetta l’ultimo anno di un pesantissimo contratto (quasi 16 milioni di $), che lo ha ripagato di una carriera da double-doubles machine: in estate sarà comunque una possibile scelta a basso costo, con un rendimento discreto.   Robin Lopez – Da Blazers a Knicks
Rantsports.com
Robin raggiunge il suo gemello Brook nella Grande Mela, ma stando dall’altra parte del Ponte: sarà infatti il nuovo centro titolare dei New York Knicks, per  12 milioni di dollari a stagione (a salire). Il più grande nemico delle mascotte NBA era infatti il piano B dopo l’addio di Tyson Chandler in estate, ma sfumato prima Jordan, poi Monroe (Big City Milwaukee preferita alla piccola NY…) il centro ex Blazers era il terzo Big Man più appetito della free agency. Lopez, dopo essersi rotto la mano destra lo scorso inverno, è già costretto ai box, alle prese con un “Undisclosed Injury” che lo terrà lontano sicuramente per l’esordio stagionale contro i Bucks. Dopo due buone stagioni ai Blazers, Robin vuole dimostrare di poter essere un solido starter anche al fianco di un giocatore diametralmente opposto a Aldridge, come è Carmelo Anthony.   Tiago Splitter – Da Spurs a Hawks
Basketballinsiders.com
Cinque anni e un anello di campione NBA dopo, Tiago Splitter lascia la “casa” Spurs che lo aveva accolto in NBA, per cambiare conference, destinazione Atlanta, Georgia. Il passo da Popovich a Budenholzer non sarà un trauma per il brasiliano, in quanto il Coach of the Year 2015 è uno degli allievi del guru degli speroni, predicando la stessa filosofia difensiva. Inusuale starter degli Spurs, chiamato a cominciare le gare per poi molto raramente finirle, Splitter avrà il ruolo di riserva di tutto rispetto di Al Horford, in una second unit intrigante, guidata dalla scheggia impazzita tedesca Schroder. Gli Spurs lo hanno lasciato a malincuore, sapendo di liberare un preziosa risorsa nel mercato dei free agent, ma compiendo una mossa indispensabile per liberare spazio salariale e arrivare a LaMarcus Aldridge; ottima mossa di Atlanta che prende un giocatore nel pieno della maturità cestistica e già calato a perfezione nei meccanismi del team, aggiungendo pericolosità nei pressi del ferro e una utile arma nei pick&roll, dei quali Schroder e Teague sono grandi interpreti.   Nik Stauskas – Da Kings a Sixers
USA Today
In una franchigia all’ennesimo anno di tanking, la probabilità per i giovani di emergere dovrebbe essere più alta: questo è quello che si augura Nik Stauskas, neo acquisto in casa Sixers, laboratorio e showcase continuo di giovani nelle ultime stagioni, dove si prova a gettare le basi in attesa che sbocci (o arrivi…) finalmente una superstar NBA. Arrivato solo lo scorso anno da Michigan, il canadese ha avuto la “sfortuna” di essere selezionato al Draft dai Kings, senza una reale convinzione, dove nello spot di guardia era già presente il sophomore Ben McLemore, che godeva del pieno appoggio della società. Per Stauskas quindi non ci sono stati più di 15 minuti a partita, con il quintetto solamente nell’ultima partita di Regular Season, quasi in segno di beffa. Lo shooter si sarebbe aspettato sicuramente più minuti, ma il caos societario ha portato Malone e Corbin prima, George Karl dopo, a dare sempre fiducia al prodotto di Kansas. In estate un nuovo scenario: trade imbastita con i Sixers, che riescono ad arrivare alla guardia canadese, al quale potrebbero aprirsi le porte addirittura del quintetto, più grazie alla carenza di giocatori adatti ad un contesto NBA, che al miglioramento del nostro. Ma l’occasione per mettersi in mostra è ghiotta, Nik potrebbe trovare un ruolo da shooter, dopo un anno di purgatorio a Sacramento, diventando una valida riserva di una contender di livello, nel prossimo futuro.    

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