Steph Curry parla di sé, dei suoi compagni, degli avversari e di Leo Messi

Steph Curry parla di sé, dei suoi compagni, degli avversari e di Leo Messi

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Giornalisti da 19 paesi in giro per il mondo hanno avuto la possibilità di porre domande all’MVP in carica Steph Curry, in una conference call globale della durata di mezz’ora.
Ecco la trascrizione dei punti salienti dell’intervista in cui il numero 30 dei Warriors ha parlato di sé e di chi gli sta vicino.

Domanda: “La pallacanestro ha delle regole di base, come quella secondo cui più ti avvicini a canestro e più hai probabilità di segnare. Sembra che voi stiate cambiando queste regole, è uno dei vostri obiettivi far sapere al mondo che la nuova generazione sta cambiando l’NBA?”

Steph Curry: “Grande domanda. Penso che molto dipenda semplicemente dallo stile di gioco che siamo abituati a giocare, che è molto perimetrale. Molte persone usano il termine “Small ball” a causa dei quintetti che riusciamo a mettere in campo. Sono sicuro sia già stato fatto in passato, ma il livello a cui noi l’abbiamo portato sta facendo girare molte teste.
Sfruttiamo il nostro talento, l’atleticismo, la nostra capacità a tirare e i diversi quintetti, tutto per vincere partite. Il tiro da tre è certamente più importante in questo momento rispetto a quanto sia mai stato, ma alla fine si tratta solo di metterla dentro.”

Domanda: “Al momento siete 16-0, ma Luke Walton non sta prendendo abbastanza meriti per questo. Quanto pensi che lui sia responsabile per il record che avete raggiunto?

SC: “Molto. Noi eseguiamo sul campo, abbiamo una chimica super e proviamo a portare il nostro gioco a un altro livello come abbiamo fatto l’anno scorso. Ciascuno di noi ha la sua parte in tutto questo, dal coaching staff al 15° della rotazione. E il sistema che coach Kerr ha implementato la stagione scorsa è quello di cui andiamo più fieri, offensivamente e difensivamente.”

Domanda: “Parliamo di Andrew Bogut. Dopo che ha perso peso, corre su e giù per il campo come un ragazzino. Puoi parlare del suo lavoro durante la off-season? E dopo così tanti anni in NBA, ha cambiato il suo gioco per adattarsi al vostro?”

SC: “È concentrato. Per uno con la storia d’infortuni che ha avuto lui, essere in forma e sentirsi bene ci aiuta molto. Ci fa giocare meglio quando è in salute. È fantastico vederlo correre intorno agli altri lunghi della lega, prendere lob, giocare alla grande in difesa e fare stoppate.
Ha cambiato dieta e routine di allenamenti questa estate, e ne va davvero fiero. Credo che abbia tagliato tutti gli zuccheri nella sua dieta, sono piccole cose come questa che fanno capire quanto sia impegnato a rimanere disponibile per noi e giocare notto dopo notte. Abbiamo bisogno di questo per diventare la squadra che vogliamo diventare.”

Domanda: “Quando si parla dei Warriors, i primi nomi che si fanno sono il tuo e quello di Klay Thompson. Puoi però parlarci di Draymond Green, del suo ruolo in squadra e di quanto le sue prestazioni vi hanno aiutato?”

SC: “Oh, è importante come chiunque altro, per tutte le cose che riesce a fare in campo, che sia difendere, andare a rimbalzo, portar palla, o coinvolgere i compagni. Ed è anche la voce più forte nella squadra. Io provo a essere leader con il mio stile, dando l’esempio e portando il mio contributo in campo ogni notte. Parlo poco, invece Draymond incarna un po’ lo spirito della squadra e noi ci abbeveriamo della sua energia. È un enorme vantaggio per noi, averlo in squadra.
Ha migliorato il suo gioco in ogni singola stagione che ha passato nella lega, ora ci serve che butta questo dentro tutte le sere, come sta facendo.”

Domanda: “LeBron James e te siete stati paragonati a Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, il quale è, insieme a te, uno dei nominati al premio di Sports Illustrated. Pensi di essere il Messi del basket, o si può dire che Messi sia il Curry del calcio?”

SC: “Non saprei, è come il discorso se è nato prima l’uovo o la gallina. Abbiamo entrambi uno stile creativo, tendiamo a improvvisare a seconda di quello che succede in campo.
Io provo delle giocate fantasiose con entrambe le mani, facendo crossover e provo a dare una certa creatività e uno stile al mio gioco. E questo è precisamente quello che fa anche Messi quando scende in campo. Adoro vederlo giocare, sono un suo grande fan, è fantastico guardare un tipo come lui che non sai mai cosa potrà inventarsi di speciale quando gli arriva la palla. Non si può che apprezzare questo tipo di talento.”

Domanda: “Ti consideri un perfezionista? E in ogni caso, questo ti ha aiutato mentalmente nel tuo gioco?”

SC: “Provo a essere perfezionista, certo. So di non essere perfetto in campo, né nella vita, ma di sicuro mi pongo degli alti obiettivi. A volte faccio delle gran gare a livello statistico, con tanti punti e tanti assist, ma la prima voce che vado a leggere sul foglio delle statistiche a fine partita è quella delle palle perse. Non importa quanto bene ho giocato, quella è la prima cosa che m’interessa, provo a capire come migliorare. Se segno 50 punti ma faccio 3 brutte palle perse, sono deluso dalla mia prestazione. Cerco sempre di migliorare e di giocare la partita perfetta; ancora non l’ho giocata, forse un giorno ci riuscirò.”

Domanda: “Sei una persona molto umile e il tuo carattere ricorda quello di Dirk Nowitzki. Vedi dei punti di connessione tra te e lui?”

SC: “Beh, entrambi ci affidiamo al nostro tiro da fuori per diventare grandi. Lui è molto più alto di me e ha giocato ad altissimi livelli per molto più tempo, è chiaramente un campione. Mi è sempre piaciuto vederlo giocare crescendo, ma ovviamente il nostro stile è diverso a causa della stazza e del ruolo.
Ho studiato alcune delle sue mosse e le ho implementate nel mio allenamento personale, per riuscire a farle anche mie. Probabilmente nessuno avrebbe scommesso che noi due avremmo vinto un titolo NBA, ma entrambi l’abbiamo fatto.”

Domanda: “Dirk ha 37 anni e sta ancora giocando alla grande. Cosa pensi delle sue performance a questa età, e come vedi te stesso a 37 anni?”

SC: “Spero di giocare ancora, e di segnare come sta facendo lui. Penso che la posizione in alta classifica dei Mavs sia in buona parte merito suo, e che continui così per almeno 78 gare in stagione, visto che ci giochiamo contro 4 volte.
È un futuro Hall of Famer, non vedo l’ora di scendere in campo contro di lui anche per vederlo giocare.”

Domanda: “Sei felice al pensiero di partecipare alle prossime Olimpiadi a Rio?”

SC: “Sono assolutamente entusiasta di far parte della squadra olimpica. Sarà un sogno che diventa realtà prima di tutto giocare le Olimpiadi, e poi anche tornare a Rio dopo esserci stato a 18 anni con la mia famiglia.
Ma tornare là e giocare con tutti gli altri enormi talenti che faranno parte del roster di USA Team sarà uno spasso, e davvero è dietro l’angolo. Questa è la parte migliore: la stagione NBA è lunga, e sperando di arrivare fino in fondo e festeggiare un altro anello, dopo avremo tre settimane per prepararci per Rio, che per la cultura, i panorami e tutta l’esperienza olimpica, sarà un ricordo che resterà sempre con me.”

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