Stephen Curry & Klay Thompson: Jump Shooting Teams can win

Stephen Curry & Klay Thompson: Jump Shooting Teams can win

 

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Il titolo di questo articolo deriva da una frase detta da Charles Barkley in cui l’ex stella dei Suns e Rockets affermava che i famosi “Jump Shooting Teams” erano sì belli da vedere, ma non vincenti. Barkley è stato smentito dai terribili ragazzi di Steve Kerr, quei Golden State Warriors in grado di battere chiunque lo scorso anno, LeBron James e Cavs inclusi.
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Chi non si è innamorato dei Phoenix Suns di Coach D’Antoni? Del Pick & Roll Nash-Stoudemire? Del tiro pazzo in contropiede senza un minimo di senso? Beh diciamo che l’idea rivoluzionaria, del correre e tirare appena possibile, con anche 20 secondi sul cronometro dei 24 nasce o per lo meno si sviluppa con importanza sotto questa squadra. Ma il problema dei Suns è sempre stato solo uno. Belli, bellissimi, ma non vincenti. Ecco, qui i Golden State Warriors sono riusciti nello sfatare il mito del belli, ma perdenti. Di chi è il merito di tutto questo? Ovviamente di un grande sistema, fatto di idee concrete e giocatori giusti per il contesto, ma in questo articolo ci concentriamo su due giocatori chiavi del progetto Warriors, Stephen Curry e Klay Thompson.   Stephen Curry è ripartito da dove ha lasciato lo scorso anno, anzi forse meglio. 33 punti, 5 rimbalzi, 5 assist di media in circa 35 minuti d’impiego nelle prime 11 partite della stagione in cui i Warriors sono ancora imbattuti. Oltre alle cifre a dir poco mostruose, che vengono paragonate a mostri sacri del gioco, ad impressionare è la facilità con cui gioca, con cui riesce a fare qualsiasi tipo di tiro provi, ma soprattutto il modo in cui riesce a leggere con rapidità il gioco. Dopo aver vinto il suo primo titolo in carriera, Stephen Curry, oltre ad aver goduto le sue meritate vacanze, ha deciso di chiamare un certo Steve Nash, recentemente ritirato, con l’intento di sviluppare e migliorare sempre più quel già fortissimo Stephen Curry. Quindi Steph, dopo le meritate vacanze, si è messo ad allenarsi duramente con l’ex playmaker dei Phoenix Suns. Il vero campione, non si siede sugli allori, non si gode solo i complimenti (meritatissimi) ma continua a lavorare duro. Curry con Nash al suo fianco ha deciso di superare i suoi limiti, di andare sempre più in alto. Come già detto, con Steve Nash si studia come elevare al massimo il potenziale di “playmaker” puro, mentre per quanto riguarda il tiro, non è stato mai un problema. Quest’anno come già anticipato in precedenza, Curry sembra in uno stato di grazia eccezionale, in grado di potere segnare ovunque e quando vuole. Klay Thompson non è partito fortissimo come il suo compagno, ma è stato ed è altrettanto decisivo nella chimica dei Golden State Warriors. La loro pericolosità nel perimetro è fondamentale per il gioco che vogliono e che riescono a fare. L’arma micidiale che entrambi possiedono è la velocità di tiro, la velocità con cui la palla lascia la mano nell’esecuzione di tiro, oltre alla rapidità nel posizionare piedi e corpo verso il canestro. Sia Stephen Curry che Klay Thompson sono in grado di tirare in 0,5 secondi, il che permette di tirare contro chiunque, contro un piccolo, contro un lungo che cambia nel Pick & Roll con una rapidità d’esecuzione che praticamente impedisce qualsiasi tentativo di stoppata.
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Curry nelle prime 11 partite della Regular Season, guida la classifica dei realizzatori da 3 punti, con 57 realizzazioni, tirando con il 45% dal campo. Fronte a canestro, Stephen Curry , tira con un 47% (11/23 dal centro, 21/38 semi-sinistra e 17/43 semi-destra). Klay Thompson, che sta pur sempre viaggiando a 15,2 di media, è leggermente partito meno forte del “collega”, ma tira con una percentuale del 39%, con 22 triple messe a segno su 57 tentativi, ed è più costante nelle esecuzioni da 3 punti nei due angoli. Ricordiamo sempre che è quel tipo di giocatore che quando entra in ritmo, è capace di metterne 37 in un quarto, citofonare Sacramento Kings per informazioni. Quanto è importante in una squadra un giocatore come Klay Thompson? Tanto. Permette di gestire l’impiego, le responsabilità e le “fatiche” di Stephen Curry, essendo un punto di riferimento quando Curry è considerato come il pericolo numero 1 dalla difese avversarie. Avere in campo un giocatore come Klay Thompson, letale dalla linea dei 3 punti, con molta intelligenza cestistica e in grado di fare spesso la scelta giusta è di fondamentale aiuto per l’MVP della scorsa stagione, oltre che per tutti i Golden State Warriors. Questa pericolosità delle guardie, permette di sviluppare quel gioco dentro-fuori, corale, veloce, di intensità che i vari Iguodala, Green, Barnes eseguono alla perfezione e avere star come quelle già dette aiuta, ma avere un Klay Thompson e soprattutto un Stephen Curry di più. Ora la domanda è una: Ma questi Golden State Warriors sono un fuoco di paglia di un’annata strepitosa? O sono in grado di creare una sorta di dinastia?  Non lo sappiamo, ma già il fatto che stiamo qui a chiederci questo, dimostra quanto un “Jump Shooting Team” sia in grado di passare da bello e divertente a bello, divertente e vincente. E giusto per ricordare, sono 11-0.    

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