Tanti esoneri in NBA, come mai?

Tanti esoneri in NBA, come mai?

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Gregg Popovich dei San Antonio Spurs e Erik Spolestra dei Miami Heat sono due dei tre più longevi coach dell’NBA, e hanno dimostrato la ragione per cui lo sono nelle Finals di quest’anno. Nel frattempo, molti dei loro colleghi stanno cercando di rimanere allenatori, visto che negli ultimi tempi, gli esoneri sono stati molteplici, quasi come accade nel calcio.

Sono stati ben 12 i cambi di allenatore nell’NBA da quando la stagione regolare è finita. Due di queste mosse sono state le più eclatanti e inaspettate:

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George Karl, il sesto allenatore più vincente di sempre e Coach of the Year in carica, è stato licenziato dai Denver Nuggets dopo che la sua squadra ha vinto 57 partite, record di sempre per il team, ma venendo eliminata dai Golden State Warriors al primo round.

Lionel Hollins non è stato rifirmato dai Memphis Grizzlies dopo aver fatto vincere alla sua squadra ben 56 partite questa stagione, e portando i Grizzlies nelle Western Conference finals.

Anche se queste decisioni sembrano scellerate, c’è una storia dietro ognuna di queste strane mosse che può dare un senso al tutto.

Per esempio il cambiamento di padrone dei Sacramento Kings ha portato all’esonero del coach Keith Smart, così come a Memphis per lo stesso motivo Hollins è stato lasciato andare.

Per gli Atlanta Hawks, i Phoenix Suns, i Nuggets e i Grizzlies, i cambiamenti nel “front office” sono arrivati alla fine della stagione, diminuendo lo shock e lo stupore.

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I Suns hanno licenziato Alvin Gentry durante la stagione, poi hanno addirittura rimpiazzato l’interim coach Lindsey Hunter con Jeff Hornacek a fine Maggio. Sono una di tre organizzazioni — con i Brooklyn Nets e i Milwaukee Bucks — che ha finito la stagione con degli allenatori di rimpiazzo.

Ma come mai così tanti cambiamenti in una sola stagione? Probabilmente solo una coincidenza.

La media di cambiamenti di allenatore all’anno è di 6.5, 3, se guardiamo solo lo scorso anno. Quest’anno invece arriviamo a 12; Ma appunto, probabilmente è solo un caso. Il commissioner David Stern ha affermato che la causa di tutto questo è il nuovo “collective bargaining agreement”.

Il vecchio “collective bargaining agreement” che cessò la sua attività nel Novembre 2011 includeva differenze nel sistema della luxury-tax, che rendeva il draft e lo sviluppo del giocatore più importante che adesso. Quello, secondo Stern, è parte del motivo per cui le squadre ora optano per più cambiamenti sperando in miglioramenti immediati.

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Rick Carlisle, allenatore dei Dallas Mavericks, è il presidente della the National Basketball Coaches Association e il quarto coach più longevo in NBA, assunto qualche giorno dopo Spolestra nel Maggio 2008. La sua opinione su questo strano fenomeno di questa stagione è il risultato diretto della rinuncia di alcuni grandi coach ad allenare.

Phil Jackson, Jerry Sloan, Jeff Van Gundy, Stan Van Gundy, Doug Collins e Flip Saunders hanno deciso di non allenare più, o almeno di non farlo per adesso.

La situazione del Coach of the Year George Karl è da considerare la più bizzarra. Ma è stato il risultato di un’agitazione comune a Denver più che di qualsiasi altra cosa. Il general manager Masai Ujiri è stato assunto dai Toronto Raptors prima del licenziamento di Karl e il presidente della squadra nonchè figlio del proprietario, Josh Kroenke, ha deciso di non dare al leggendario coach la lunga estensione di contratto che desiderava, visto che il prossimo sarebbe stato l’ultimo anno di contratto. Karl aveva un’opzione sul suo contratto che poteva dargli altri tre anni con la squadra dopo la stagione 2013-2014.

Ma non bisogna stupirsi, questa è l’NBA.

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