This is Motherf*****g Sparta! Draymond Green

This is Motherf*****g Sparta! Draymond Green

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Uno spartano non depone mai le armi, vive per lottare e combatte ogni battaglia come fosse l’ultima, fiero di appartenere ad una polis  che fa della durezza il suo carattere distintivo. Proviamo a trasferire questo concetto su un parquet di 28×15 e otterremmo un giocatore dal carattere sfrontato. Un giocatore che non si tira mai indietro. Un Draymond Green. Riavvolgiamo il nastro. Draymond Jamal Green nasce a Saginaw, città di 50/60 mila abitanti che si affaccia sul lago Michigan, il 4 marzo 1990. La sua famiglia, come molte negli USA e specialmente nel Michigan, è molto numerosa. Il piccolo Draymond cresce assieme ai suoi due fratelli e alle 3 sorelle. In una città come Saginaw è difficile non venire a contatto con il ghetto vero e proprio, provare la fame e finire nei guai. Ecco, diciamo che l’ambiente non è il massimo e Draymond questo lo sa, cerca di stare lontano dalla strada, ma i principi e i valori che questo contesto gli fornisce saranno fondamentali per il suo sviluppo come giocatore di basket. Mamma Mary Babers-Green tuttavia ha una grandissima influenza sul piccolo Green, lui pende dalle sue labbra e obbedisce quasi solo a lei. C’è un problema. Da quando ha iniziato a parlare, non si è più fermato. Stando a mamma Mary, Draymond non lega con gli altri bambini perché parla troppo e non vogliono giocare con lui. Pazzesco, già si vedono i tratti caratteristici del giocatore che oggi ammiriamo a Golden State. La palla a spicchi, col passare del tempo entra nella vita di Green dalla porta principale, il fratello Tobias è piuttosto bravo e il piccolo Draymond si invaghisce di questo sport. Mary coglie la palla al balzo e spinge il figlio a dilettarsi sempre di più in questo gioco, oltre a vigilare sulla sua condotta scolastica non sempre impeccabile. Mamma Green sa che quello è il miglior modo per tenere il figlio lontano dalla strada.
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Draymond inizia a giocare, si allena duramente e il suo carattere lo fa prevalere sugli avversari. Non li sconfigge, li demolisce. Madre Natura lo ha dotato di una corporatura imponente e lui, ovviamente, la sfrutta a dovere. Frequenta la Saginaw High School, dove diventa una sorta di re grazie alle sue qualità nel giocare a basket. Coach Lou Dawkins ammette: “E’ un giocatore fenomenale, sa fare tutto, è un tweener ed è il nostro leader“, così non si stupisce quando Draymond gli confida di aspirare all’NBA. Vestendo la numero 32 dei Trojans, Green vince due titoli di campione dello Stato, ma quando le grandi università americane si interessano al prospetto da Saginaw, lui ha già deciso: sarà Michigan State University il college con cui giocherà. Chi meglio degli Spartans per uno che di spartano ha tutto! Anche su questa decisione, pesa l’intervento di mamma Mary, la quale ammonisce il figlio dall’andare lontano da lei (Kentucky) e quindi, neanche troppo velatamente, lo obbliga a scegliere MSU. Gli Spartans di Tom Izzo, all’arrivo di Draymond nel 2008 sono reduci da alcune stagioni mediocri. In 4 anni in maglia biancoverde Michigan State arriva due volte alle Final Four NCAA, giungendo alla finalissima solo una volta, nel 2009 contro la North Carolina di Tyler Hansbrough, Ty Lawson, Ed Davis, Tyler Zeller, Wayne Ellington e Danny Green. Nel corso del suo periodo al college le sue statistiche crescono sempre, mentre coach Izzo costruisce attorno a Draymond una squadra perfetta per le sue caratteristiche da guerriero spartano: nessun primo violino che spicca sugli altri, tutti dediti alla causa e capaci di scarificarsi l’un l’altro, proprio come nella falange spartana. Nel suo anno da Senior viene premiato come Big Ten Player of the Year. Tom Izzo sostiene che: ” (Draymond) è uno dei giocatori più intelligenti che abbia mai allenato, ha degli istinti per questo gioco che non si possono insegnare”. La versatilità di quest’ala grande inizia ad essere notata da molti scout NBA, tuttavia molti sono un po’perplessi dalla componente caratteriale di questo giocatore che fa del trash talking uno dei suoi marchi di fabbrica.
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Al termine dei 4 anni di college i numeri di Draymond ricordano quelli di un altro big uscito da MSU: Earvin Magic Johnson. Un’altra cosa che a molti addetti ai lavori degli Spartans ricorda l’ex stella dei Lakers è il sorriso che Green dispensa alle persone che gli stanno vicino. Arriva il Draft 2012. Prima scelta Anthony Davis, sesta scelta Damian Lillard, poi un’accozzaglia di giocatori un po’ persi o comunque buoni, ma non troppo. Alla 35esima scelta, i Golden State piazzano la fish su Draymond Green. Chi può scegliere uno spartano se non i Guerrieri? Si sa, pescare bene al Draft è una delle cose più complicate da fare in NBA, ma quel Draft non è stato uno dei migliori della storia da questo punto di vista diciamo. Si vola a Oakland quindi, no? No, si va a Emeryville, dove Green compra un appartamento perché ritiene vivere a San Francisco troppo costoso e afferma:

“Non ho intenzione di vivere come prima (a Saginaw), ma voglio mantenere gli stessi principi”.

Chapeu. La prima stagione non inizia benissimo, ma piano piano Draymond si conquista minuti importanti, dopo aver già conquistato i suoi compagni e coach Mark Jackson dal primo giorno di allenamento. L’ormai ex coach di Golden State e i suoi compagni hanno già capito che hanno a che fare con un leader. Non un leader silenzioso, un leader che parla, a volte anche troppo.

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Prima stagione: niente Playoffs. Seconda stagione: meno 10 kg, presenza stabile nella rotazione (a volte anche in quintetto), miglioramento delle già ottime doti di palleggio e passaggio e miglioramento nel tiro dalla lunga distanza, risultato? Fuori al primo turno Playoffs contro i Clippers del mai amato (e come biasimarlo?) Blake Griffin. La dirigenza Warriors cambia rotta, esonera Jackson e assume Steve Kerr. Il resto è storia recente: titolo nel 2015, nomina nel primo quintetto difensivo dell’NBA, secondo piazzamento per il premio di Difensore dell’Anno e per il Most Improved Player. Ora tutti parlano della partenza record di Golden State, le magie di Steph Curry sono sulla bocca di tutti, ma molti non tributano il giusto al giocatore di Saginaw. L’efficacia di questo giocatore è disarmante: legge le giocate prima di molti altri, lotta su ogni pallone, marca chiunque, sa giocare in ogni ruolo, ha già realizzato 3 triple doppie e ha il secondo miglior +/- della Lega (dopo il suo compagna con il #30). Steve Kerr ha già detto che Draymond gli ricorda Dennis Rodman per il fatto che non conosce bene la parola silenzio, ma non solo, anche per lo stile di gioco duro e per la duttilità. Firmato il nuovo contratto, Green ha già affermato la volontà di costruire una sorta di Dinastia Warriors, assieme a Klay Thompson e Steph Curry. Sicuramente con il suo carattere e la sua etica del lavoro, altri risultati arriveranno. D’altronde, uno spartano non depone mai le proprie armi e combatte ogni battaglia come fosse l’ultima.

I feel like each possession is a battle and you never want to lose a battle.

Ecco, non riesci proprio a stare zitto un attimo vero Draymond?

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