Tim Duncan, un elogio all’umiltà

Tim Duncan, un elogio all’umiltà

Quando dovremo spiegare ”cos’è l’umiltà” ai nostri figli, sapremo come fare.

 

Ebbene si, ci siamo.

Lo sapevamo tutti. Vorrei dire che forse avevamo già iniziato a prepararci, ma mentirei. Non si è mai preparati.

Mi stavo iniziando a riprendere adesso dall’addio di Nash e ora dovrò ricominciare da capo.

Oggi ci sentiamo tutti un po’ più vecchi, un po’ come quando un caro vecchio amico si sposa. Sai che i bei tempi che furono, inizieranno ad essere solo bei ricordi. Ti rimane quella gioia di aver avuto la possibilità di godertelo e quella tristezza che solo chi riconosce che non ‘ci sarà un altro come lui’ può sentire.

Perché per me è così, non ci sarà un altro Tim Duncan.

Uno che a 20 anni rifiuta una chiamata dell’NBA perché aveva promesso alla madre di finire il college. Uno con talmente tante sfaccettature nell’espressione da far invidia a Nicholas Cage. Uno che ha fatto di quell’umiltà silenziosa il suo marchio di fabbrica. Anche e soprattutto nel modo di vestire (le sue camice da turista mi mancheranno più di ogni altra cosa).

barstoolsports.com

Giocatore impossibile da odiare, nemmeno se ci giochi contro. Di quelli che, comunque vada, stimi.

Fortunatamente in quel lontano ‘97 che, ormai mi sembra un secolo fa, la smette di fare lo splendido e risponde alla chiamata di quel fantasmagorico mondo che è la pallacanestro a stelle e strisce.

Prima scelta assoluta dei texani con la casacca neroargento #Macheveloscrivoafare.

Primo anno ‘Rookie of the year’ #Macheveloscrivoafare2.

Da li inizia tutto. E sempre da li, non lo schioda più nessuno.

bleacherreport.com

San Antonio non è solo una squadra, è un po’ come una classe, alla fine dell’anno non si è più semplicemente compagni, si è amici, si è una famiglia, si cresce assieme.

San Antonio è così. E Tim Duncan ne è il perno.

Dopo due stagioni, nel ’98 si piglia oltre al suo primo titolo anche  il premio di MVP, così per far vedere a modo suo, che è arrivato.

Nelle stagioni seguenti invece gli arrivano freschi freschi dai draft Manu e Tony. Quello che col senno di poi sarà il trio più vincente della storia. E si va a comandare!

In realtà non proprio subito subito, ma d’altro canto avrebbero dovuto scavalcare i Lakers di Kobe e Shaq… eh!

Ma gli schiaffi nella vita servono più delle carezze e per uno il cui motto è “Good, better, best. Never let it rest. Until your good is better and your better is best.”, ogni schiaffo è un motivo in più per accelerare un po’.

E infatti nel 2002/03 accellera, accelera eccome. Il rodaggio ormai è fatto e indietro non si torna.

E’ la sua stagione.

Si arriva gara 6 contro i Nets di J-Kidd e Timmy ci caccia 21 punti, 23 rimbalzi, 10 assist e 8 stoppate. E allora vabbè fai tutto te…

Secondo titolo per gli Speroni e ovviamente MVP al nostro uomo, senza se e senza ma.

Quasi come a scuola, la matematica non lascia scampo. 40 anni, 19 anni con la casacca sempre dello stesso identico colore, 5 titoli, 2 volte MVP in RS e 3 nelle Finals. Una percentuale di vittorie del 71.9% a stagione, 1000 con la stessa squadra.

Ovviamente la sua carriera è stato un trionfo. E che sia stato un giocatore sublime l’abbiamo potuto vedere tutti fino a ieri. #IoC’ero

Ma il punto non è questo. Il punto è che non è stato solo questo. Tim Duncan è molto di più.

vavel.com

Quando uno sportivo di alto livello riesce ad essere contemporaneamente una persona di alto livello. Allora forse è così che nascono gli eroi.

E un po’ come lui quando abbraccia la palla, ora vorremmo farlo anche noi con lui, dicendogli ”No ti prego, non andare, ripensaci”.

Ma almeno quando dovremo spiegare ”cos’è l’umiltà” ai nostri figli, sapremo come fare. Con dei kleenex a portata di mano ovviamente.

Riesci a buttar giù due parole su Tim per caso?’, riesco si, eccole:

Ci mancherai.

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy