Torna a casa, Miloš

Torna a casa, Miloš

Miloš Teodosić vorrebbe tornare a giocare nel vecchio continente, la sua dimensione è quella.

di Marco Morandi

È passato oltre un mese dall’intervista in cui si dichiarava voglioso di tornare in Europa, tra le righe si poteva quasi leggere un appello a chi se lo può permettere: “Se mi volete, io ci sono.”
Miloš Teodosić non è contento della sua esperienza NBA: se l’anno scorso ha giocato solo 45 partite a causa d’infortunii (29 vinte e 16 perse con lui in campo, 13-24 senza), questa stagione l’ha visto farsi il nodo ai pantaloncini per 15 volte su 31 occasioni, in buona parte a babbo stramorto e per soli 10 minuti di media, contro i 25 abbondanti del 2017/18. Veni, vidi… e stop.
Coach Rivers ha dichiarato di avere 10 titolari, come a dire che c’è posto per tutti, peccato che Mima sia 12° dei Clippers nel minutaggio e 13° per partite giocate. E obiettivamente non si può biasimare più di tanto lo staff tecnico dei losangelini, che sta dando spazio a un 20enne di belle speranze (Gilgeous-Alexander) a discapito di un serbo apatico che non può dare un futuro alla franchigia.

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E pure quando il suddetto serbo dice che si diverte di più a giocare in Europa non lo si può biasimare, perché chi si diverte a non giocare mai? D’altronde non è il primo a fare il grande salto FIBA/NBA in età avanzata (diciamo intorno ai 30 anni), ma l’unico che ha davvero lasciato il segno arrivando in America già da stella affermata è stato Sabonis; e anche i vari Đorđević , Danilović, Spanoulīs e Jasikevičius, seppur giunti in NBA più giovani, sono stati bellamente panchinati nelle rispettive squadre, mentre solo qualche mese prima dominavano sui campi europei.
Lasciare l’Europa ancora ventenni può rendere meno traumatico il passaggio, anche perché si riesce a digerire meglio un’eventuale primo impatto passando a guardare gli altri giocare, mentre per farlo quando la parabola della carriera è in fase discendente ci vuole una mentalità da gregario, ma non sono mica tutti Pablo Prigioni; men che meno Miloš, primadonna come pochi.

Cos’è mancato a Teodosić per lasciare il segno anche in NBA?
I fattori possono essere stati tanti, dalla scarsa attitudine difensiva all’aspetto fisico-atletico filiforme per gli standard americani, per non parlare della propensione a noiosi infortunii muscolari; e se magari avesse firmato per una squadra con meno ambizioni dei Clippers (Chicago pareva molto interessata a lui), avrebbe potuto trovare più spazio e gli sarebbero state perdonate più escursioni fuori dal pentagramma della partita (leggi: palle perse e triple scellerate).
Ma diciamocelo: alla fine è il genio straniero, a risultare indigesto agli americani; cioè, va benissimo per l’azione singola, l’assist magico che fa sfracelli su Youtube (questo qui sotto è stato scelto tra i primi 5 assist dell’anno scorso), ma come ti permetti di giocare con quella strafottenza in una squadra che punta in alto, tu che poi vieni pure da fuori? Chi ti credi di essere, Nikola Jokić? Lui almeno è grosso.

Torna a casa, Miloš, qui in Europa ti sappiamo viziare come piace a te, anche in una corazzata come il CSKA e con un coach esigente come Itoudīs ti sei sentito coccolato e osannato per il fenomeno che sei. Il tuo talento non può restare inespresso, lì in America non ti capiscono, non ti meritano. All’Efes sembrano molto interessati ai tuoi servigi, già ora sono in alta classifica in EuroLega e secondi sia per assist che per percentuale da tre punti (45% su 320 tentativi); saresti la più classica ciliegina sulla torta per far fare il decisivo salto di qualità alla squadra (e anche a Micić, play serbo come te).
Saluta Marjanović, ritorna all’ovile a mò di ciondolante figliol prodigo, in EuroLega s’aspetta solo la tua barba sfatta per sgozzare il vitello grasso.

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