Vince Carter, l’intervista: “Al 90% sarà il mio ultimo anno”

Vince Carter, l’intervista: “Al 90% sarà il mio ultimo anno”

Il giocatore più datato dell’NBA l’ha annunciato durante un’intervista in Conference Call, a cui erano invitati giornalisti da tutto il mondo. “Opportunità” è la parola pronunciata più spesso da Vinsanity

di Gabriel Marciano

Dal 7 al 12 agosto andrà in scena il Jr. NBA World Championship, torneo internazionale che vedrà scontrarsi a Orlando le migliori squadre di under 13 e under 14 di tutto il mondo – saranno presenti anche gli italiani Laura Di Stefano e Mattia Durante, come giocatori, e Alessandro Nocera, come allenatore. Vince Carter, in quanto ambasciatore e voce tecnica dell’evento, ha concesso un’intervista a un folto gruppo di giornalisti invitati da tutto il mondo a partecipare, durante una conference call, a cui ha partecipato anche la nostra testata.

Carter, come vive questo nuovo ruolo esterno al campo, da commentatore?

“Mi appassiona molto, mi piacciono tutti gli aspetti di questo lavoro e stare dall’altra parte mi dà la possibilità di vedere le cose da un’altra prospettiva. Parlare di giocatori famosi che conosco o di giovani che non conosco è in entrambi i casi una sfida e la accoglierò volentieri. Aver vissuto per vent’anni negli spogliatoi mi permette di sapere cosa chiedere, ma ho solo da imparare da questa opportunità”.

Per quanto riguarda invece il suo lavoro sul campo, cosa l’ha portata a scegliere di giocare un altro anno e perché proprio con gli Hawks?

“Si tratta di un’opportunità, amo questo gioco e mi piace lavorare per poter stare in campo. Per me è un disegno più grande del semplice ‘giocare’, la città ha molto da offrirmi sia dentro il campo, avendo la possibilità di competere per giocare, sia fuori dal campo, coltivando parallelamente la mia esperienza da reporter”.

Non avrebbe preferito andare a giocare in una contender e provare a vincere l’anello?

“Voglio giocare, giocare più minuti possibili. Al ’90 e qualcosa’ per cento sarà la mia ultima stagione e la voglio sfruttare al meglio. Se non dovessi avere più la possibilità di contribuire con il mio gioco, non escluderei di unirmi a una contender l’anno prossimo, ma è comunque maggiore la probabilità che io mi ritiri al termine di questa stagione”.

Cosa vuol dire per lei continuare a giocare a quest’età, essendo considerato da molti come una leggenda?

“Significa continuare ad allenarmi giorno dopo giorno, prepararmi per scendere in campo, perché non ne ho ancora abbastanza di giocare a basket. Dopo vent’anni di carriera devo lavorare ancora di più se voglio essere all’altezza e sfruttare l’opportunità di giocare che mi viene data, opportunità che in tantissimi vorrebbero avere e non hanno, quindi mi impegnerò al massimo per dare il mio contributo alla squadra e ai compagni”.

Essendo stato, appunto, una leggenda dei Raptors, cosa ne pensa dello scambio che ha coinvolto Demar DeRozan, scambiato ai San Antonio Spurs?

“Innanzitutto bisogna sottolineare che c’è una grande differenza fra il rapporto che c’è tra due persone e quello che c’è tra un’organizzazione e un giocatore. Demar ha fatto molto per i Raptors e per i tifosi… e probabilmente voleva restare ai Raptors per tutta la vita, ma un’organizzazione vuole trarre vantaggi da ogni opportunità, da ogni situazione, che poi funzioni o no. E se ci pensiamo bene, può essere un’occasione anche per Demar, per raggiungere il livello successivo, perché tutti sappiamo che Gregg Popovich può dare molto a un giocatore”.

 

0 Commenta qui

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy